Malattia di La Peyronie oltre i tabù, le novità dalla ricerca/VIDEO

malattia di La Peyronie

Rompere il muro del silenzio è il primo passo per affrontare una malattia che molti uomini vivono con imbarazzo. Parliamo della Malattia di La Peyronie, una patologia che colpisce la salute intima maschile e, secondo le stime, coinvolge circa il 7,1% degli uomini tra i 50-70 anni (ma può manifestarsi anche prima).

La buona notizia è che dalla ricerca arriva anche in Italia una nuova soluzione iniettabile, che permette di intervenire nella fase acuta, alleviando i sintomi e limitando la progressione della malattia. Ma vediamo meglio di che si tratta, alla luce di un incontro tenutosi a Milano.

Che cos’è la malattia di La Peyronie

Un’infiammazione all’interno del pene causa la formazione di tessuto cicatriziale. Dal momento che questo tessuto non si dilata durante l’erezione, quando è eretto il pene è ricurvo, condizione cronica che può causare dolore e disfunzione erettile. “L’eziologia di questa malattia rimane ad oggi ancora incerta”, ha sottolineato Luca Boeri, urologo e andrologo della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. “Diverse ipotesi ne suggeriscono un’origine autoimmune, in cui il sistema immunitario stesso innesca il processo patologico. Tuttavia, in alcuni casi può insorgere anche in assenza di predisposizioni evidenti”.

Quanto ai numeri, la reale prevalenza nel nostro Paese non è nota, “poiché la comunicazione su questo tipo di disturbi è ancora condizionata da forti tabù socioculturali. Gli uomini che ne soffrono incontrano spesso difficoltà nel parlarne con lo specialista, minimizzano i sintomi o forniscono informazioni incomplete, ostacolando così una valutazione clinica corretta”, continua Boeri.

La malattia può manifestarsi anche sotto i 40 anni, ma ad ostacolare l’emersione dei casi – e l’inizio del trattamento – spesso è proprio l’imbarazzo: molti pazienti tendono a evitare il confronto con il medico.

Le novità dalla ricerca

Per questi pazienti ora è disponibile in Italia un trattamento a base di acido ialuronico per la fase acuta della patologia. Come spiega Andrea Salonia, professore ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, “questo nuovo trattamento consiste in un’iniezione di acido ialuronico ultrapuro che favorisce la corretta guarigione dei tessuti. Poter intervenire nella fase acuta significa non solo alleviare i sintomi, ma anche limitare la progressione della malattia e limitare l’efficacia di eventuali procedure successive, come i trattamenti di stretching o di rettilineizzazione del pene”.

 

Il ruolo del medico di famiglia

Resta essenziale dare un nome al problema, per avviare un percorso di trattamento. “Il medico di famiglia gioca un ruolo fondamentale nell’aiutare il paziente a superare queste barriere – assicura Gianmarco Rea, medico di medicina generale e segretario Simg Lazio – Rappresenta, infatti, il primo interlocutore a cui rivolgersi per raccogliere un’anamnesi accurata” ed essere indirizzati allo specialista di riferimento”.

Attenzione, “si tratta di una condizione storicamente poco trattata in ambito accademico. Per questo – continua Rea – è importante mettere a disposizione dei medici di medicina generale strumenti formativi e diagnostici che garantiscano una presa in carico appropriata del paziente affetto da malattia di La Peyronie”.

Le conseguenze psicologiche

Come sottolineano gli esperti ansia, vergogna e senso di inadeguatezza possono alimentare il timore del giudizio sociale e indurre alcuni pazienti a evitare i rapporti, fino a isolarsi.

L’intervento dello psicologo “assume un’importanza cruciale nella gestione della malattia andando ad agire su più dimensioni: rafforzare l’autostima, ristrutturare le credenze legate alla sessualità e gestire l’ansia da prestazione”, precisa Sabina Fasoli, psicoterapeuta, sessuologa clinica e consulente di coppia, convinta che in questi casi serva un ‘reset mentale’ che promuova la cura della persona a 360°. “Il supporto psicologico ha un ruolo centrale nel ricostruire la fiducia in sé stessi, ma – scandisce – deve integrarsi con quello medico per garantire un percorso di cura completo ed efficace”.


Dal canto suo IBSA conferma il proprio impegno in uro-ginecologia, continuando a investire nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative a base di acido ialuronico. “Per IBSA questo è sicuramente un importante punto di partenza: la sinergia tra competenze consolidate, innovazione tecnologica e dialogo con la comunità scientifica ha consentito l’utilizzo dell’acido ialuronico anche in questa patologia”, conclude Andrea Giori, Head of Preclinical & Clinical Research IBSA.

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