Salute mentale: in Italia è emergenza depressione, la verità sui farmaci

salute mentale depressione

Il contraccolpo della pandemia sulla salute mentale non accenna a placarsi, forse anche alimentato della crisi continue che segnano il nostro tempo. E a risentirne non sono solo giovani e giovanissimi. A dircelo è la nuova ‘fotografia’ pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) per la Giornata mondiale della salute mentale: poco più del 6% degli adulti e circa nove over 65 su cento riferiscono sintomi depressivi.

Ancora troppo spesso lo stigma e la vergogna impediscono di chiedere aiuto. Quando poi si inizia una terapia antidepressiva, c’è il timore diffuso di incappare in un aumento di peso. Un dubbio che  può portare a interrompere la terapia, con rischi ben più gravi. Ma davvero i farmaci contro la depressione impattano sulla bilancia? A rispondere a questa domanda sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).

I farmaci anti-depressivi fanno ingrassare?

Ebbene, l’aumento di peso è uno dei possibili effetti collaterali di diversi farmaci contro la depressione, “ma non si verifica in tutti i pazienti”, precisano i dottori anti-bufale. Un recente studio ha analizzato i dati di oltre 183mila persone tra i 20 e gli 80 anni, per la maggior parte donne. “L’eccesso di peso riferito era lieve e riguardava soggetti già sovrappeso o obesi. Eppure questa eventualità può spaventare e portare a rinunciare alle cure”, avvertono gli esperti.

Attezione: si tratta di un effetto modesto, da circa mezzo chilo a un chilo e mezzo. “Secondo le prove a disposizione, gli antidepressivi che portano maggiormente ad aumentare il peso sono i triciclici, gli inibitori delle monoamino ossidasi e i più comuni inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. Sono termini che possono sembrare incomprensibili, ma risultano familiari a chi è seguito da uno psichiatra per la depressione”, aggiungono gli specialisti.

L’impatto delle difficoltà economiche e il focus sui giovani

Ma torniamo alla salute mentale degli italiani: i sintomi depressivi aumentano tra chi vive in condizioni di disagio economico, arrivando al 25% tra chi fatica ad arrivare alla fine del mese.

Cresce il disagio e aumentano i bisogni, non solo fra gli adulti: il 70,4% dei giovani italiani ha sentito, negli ultimi cinque anni, la necessità di rivolgersi a uno psicologo, ma solo il 32,2% è riuscito ad avere accesso a un professionista della salute mentale ricevendo l’aiuto necessario, mentre il 10,4%, pur avendo cercato supporto, non ha percepito benefici significativi.

A dircelo è l’Indice di Well-Fare 2025, l’indagine promossa dal Consiglio Nazionale dei Giovani con il contributo scientifico dell’Istituto Eures, sullo stato di salute e benessere delle nuove generazioni. Teniamo conto anche del fatto che un altro 27,8% di giovani, pur avvertendo un disagio, non ha intrapreso alcun percorso.

L’indice generale si attesta a 68,5 punti su 100 – in lieve miglioramento rispetto al 2024 (67,9) – ma persistono criticità significative. Come ricorda Adnkrsonos, a pochi giorni dall’apertura delle domande per il Bonus Psicologo 2025, l’Inps ha già registrato un boom di richieste, segnale di un bisogno diffuso di sopporto anche da parte delle giovani generazioni.

L’impatto sul Pil

“In Italia – ha ricordato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, introducendo nei giorni scorsi i lavori del convegno ‘One Mental Health’ – circa 1 persona su 6 soffre di disturbi mentali. Disturbi che negli ultimi anni sono aumentati e che coinvolgono sia la popolazione adulta che quella più giovane. Un’urgenza sanitaria che ha importanti risvolti economici e sociali, incidendo sulla capacità di relazionarsi nella vita sociale e professionale. I dati Ocse indicano che queste patologie impattano sul Pil nazionale per il 3,3%. Una perdita complessiva che supera i 60 miliardi di euro l’anno e che pesa gravemente sul Servizio sanitario, sui sistemi assistenziali e sociali e sul mercato del lavoro”, ha sottolineato il ministro.

“Dopo oltre 10 anni abbiamo aggiornato il Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025- 2030 che riorganizza, rafforza e rivede i modelli organizzativi, improntandoli a multidisciplinarietà e multiprofessionalità. Grazie anche ai fondi previsti per la salute mentale nella prossima legge di bilancio siamo al lavoro perché il servizio sanitario nazionale risponda in maniera sempre più efficace ai pazienti”, ha aggiunto.

Adolescenti tra autolesionismo e ritiro sociale: la campagna Ad Alta Voce

Depressione, ritiro sociale, rifiuto scolastico, autolesionismo, ansia, disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria coinvolgono nel mondo circa 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni. In Europa i minori che soffrono di un problema di salute mentale sono più di 11 milioni e in Italia circa 2 milioni, segnalano dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove le consulenze neuropsichiatriche presso il pronto soccorso sono passate da 155 del 2011 a 1.844 del 2024. Un aumento del 1000%. Mentre gli accessi per autolesionismo sono passati dai 12 del 2011 ai 709 del 2024.
Per la Giornata mondiale la FIGC lancia la campagna “Ad Alta Voce” (curata e realizzata dall’agenzia di comunicazione Enne Factory), che ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul problema.
Realizzata con la collaborazione della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della FIGC e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’iniziativa coinvolge 10 componenti delle Nazionali A femminile e maschile (5 per ciascuna Nazionale), che danno voce a pensieri e riflessioni sul tema della salute mentale raccolte tra gli atleti della DCPS (che conta circa 3000 tesserati) e tra i pazienti di neuropsichiatria dell’Ospedale romano.

Salute mentale e depressione: novità dalla ricerca

Interessanti novità arrivano poi da una ricerca che ha indagato sul legame tra dolore conico e depressione, concentrandosi sulla  neuroinfiammazione, una risposta infiammatoria del sistema nervoso periferico e centrale che potrebbe rappresentare il denominatore comune tra queste due patologie.

“Si tratta di un’infiammazione del sistema nervoso, silente ma cronica – ricorda la professoressa Flaminia Coluzzi, docente di Anestesia e Terapia del Dolore all’Università Sapienza di Roma, ospedale S. Andrea – che altera l’equilibrio dei neurotrasmettitori ed è mediata da cellule immunitarie del midollo spinale e del cervello, come la microglia. Queste ultime rilasciano molecole pro-infiammatorie che influenzano negativamente sia l’umore sia la percezione del dolore”.

“La comorbidità tra dolore e depressione non è una semplice coincidenza. Oltre alla presenza di neurotrasmettitori comuni, come la serotonina e la noradrenalina, la neuroinfiammazione gioca un ruolo essenziale in aree cerebrali cruciali, come la corteccia cingolata anteriore e la corteccia prefrontale, coinvolte nell’elaborazione emotiva e della percezione dolorosa. Per questo serve un approccio terapeutico integrato e mirato”.

“L’anandamide, un endocannabinoide prodotto naturalmente dal nostro organismo, ha dimostrato di possedere effetti analgesici, antinfiammatori e antidepressivi”, prosegue Coluzzi. L’enzima FAAH (Amide Idrolasi degli Acidi Grassi) è responsabile della sua inattivazione. “Studi preclinici indicano che modulare questo enzima può aumentarne la disponibilità, aprendo così nuove strade terapeutiche per agire contemporaneamente su dolore e depressione”, spiega la specialista.

Bisogno di cure e servizi

Nel frattempo cresce la pressione sui servizi. Un’indagine condotta dall’Iss tra il 2021 e il 2023 su 19 Dipartimenti di Salute Mentale – appena pubblicata – segnala un aumento dei ricoveri nei reparti psichiatrici ospedalieri così come delle consulenze psichiatriche nei Pronto Soccorso.

I sintomi depressivi sono generalmente più frequenti con l’avanzare dell’età, fra le donne (7%), fra le persone socialmente più svantaggiate, per difficoltà economiche (18%), precarietà lavorativa (8%) o bassa istruzione (11%), fra chi vive da solo (7%) e chi è affetto da una patologia cronica (11%).

Da notare che nelle Regioni del Sud la prevalenza di persone che riportano sintomi depressivi si è ridotta in modo costante dal 2008 al 2024, mentre al  Nord la discesa si interrompe nel 2016 e il dato di prevalenza rimane stabile negli anni successivi. Al Centro, dove nel 2008 si registravano livelli più elevati del Paese, la riduzione è stata inizialmente veloce, ma poi il trend si è invertito nel 2018, tornando ad aumentare fino al 2024.

E ancora: solo il 65% di quanti riferiscono sintomi depressivi ricorre all’aiuto di qualcuno. E questo dovrebbe farci riflettere: il 23% infatti ‘sopporta’ in silenzio. E il disagio aumenta.

“La depressione può manifestarsi in modi molto diversi. Le forme lievi di solito non richiedono farmaci, mentre nei casi più gravi i medicinali risultano efficaci, soprattutto se combinati a terapie psicologiche. Queste sono, tuttavia, indicazioni generali – concludono gli esperti di Dottoremaeveroche – Il modo più sicuro ed efficace per guarire o migliorare i sintomi è essere seguiti da uno psichiatra, l’unica figura professionale a poter prescrivere farmaci, o da uno psicoterapeuta. Si tratta di decisioni basate sulla valutazione clinica di uno specialista, in accordo con le preferenze del paziente e considerando molti fattori”.

Quanto al peso, è importante riferire eventuali variazioni al medico, evitando di modificare autonomamente il dosaggio o interrompere i farmaci.

*Articolo aggiornato

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.