Longevità: la sfida demografica e l’impegno del pharma

longevità evento Msd Nicoletta Luppi

Due curve divergenti, che si allontanano sempre di più: la distanza fra natalità e mortalità in Italia è la plastica riproduzione di un inverno demografico che sembra non finire mai. Ma proprio da quella che in molti definiscono una crisi, può nascere un’opportunità: fare del nostro Paese un laboratorio europeo per vincere la sfida della longevità in salute.

Un risultato possibile, a patto di investire di più in prevenzione e innovazione, aiutando gli anziani – longevi ma pieni di acciacchi e fragili sotto diversi aspetti – a tutelare la propria salute (finchè c’è). Una strategia vincente anche per la sostenibilità del Ssn. Se ne è parlato a ‘Investing for Healthy Ageing’, evento promosso da MSD oggi a Roma, che ha coinvolto istituzioni, società scientifiche, clinici, economisti e associazioni di pazienti.

I numeri di un’Italia che invecchia e la sfida della longevità in salute

“Oggi il 24,7% della popolazione è over 65, ma entro il 2043 avremo 2 milioni di over 80, mentre i centenari, che oggi sono 23.500, raddoppieranno. Nel frattempo anche nel 2024 la natalità ha continuato a ridursi: siamo a 1,18 figli per donna”, sottolinea Roberta Crialesi del Servizio sistema integrato Sanità, assistenza e previdenza dell’Istat.

La combinazione del calo costante delle nascite e di un’aspettativa di vita elevata – oggi pari a 83,4 anni, “in 4 anni abbiamo recuperato l’effetto di Covid-19” – comporta uno squilibrio crescente tra popolazione attiva e pensionati. Ma oggi l’aspettativa di vita in buona salute è di 60 anni per gli uomini e 57 per le donne. Dopo iniziano gli acciacchi e le fragilità. “D’altra parte il 70% dei ‘giovani anziani’ oggi è in buona salute”, riferisce l’esperta. E allora come difendere la longevità sana?

Investire in prevenzione

Gli esperti hanno sottolineato l’importanza delle coperture vaccinali nella popolazione adulta e anziana. Però anche su questo fronte c’è molto da fare: se l’obiettivo minimo è del 75% per la vaccinazione contro l’influenza, siamo fermi al 52,5% nella popolazione anziana (e al 19,6% in quella generale).

“L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, ma questo primato nasconde una realtà preoccupante: gli ultimi anni sono spesso vissuti in condizioni di cattiva salute. È qui che si apre la vera sfida – ha detto Michele Conversano, presidente Happy Ageing – Non basta vivere a lungo, bisogna vivere bene. Per invertire il trend servono azioni concrete e una strategia di longevità sana che parta ben prima della vecchiaia. La prevenzione deve diventare centrale nelle politiche sanitarie, con investimenti mirati, continui e strutturati”.

Da dove partire? “Occorre – scandisce lo specialista – dare priorità alla vaccinazione dell’adulto e dell’anziano, ancora troppo trascurata nell’agenda politica”.

Un cambiamento culturale e azioni concrete

“Il mondo sta cambiando, come dimostrano le risoluzioni di maggioranza approvate da Camera e Senato in sede di esame del Documento di Economia e Finanza 2025. Risoluzioni che impegnano il Governo a valutare l’adozione di misure di sostegno per la prevenzione sanitaria, con particolare riferimento all’immunizzazione e allo screening”, ricorda Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata MSD Italia.

“Perché considerare solo la difesa un investimento? Vaccini e screening devono essere considerati dal punto di vista della finanza pubblica un investimento, e non una spesa. È stato dimostrato in uno studio dell’Office of Health Economics che il Roi della vaccinazione dell’adulto è fino a 19 euro per ogni euro speso”, dice la numero uno di MSD Italia.

“Serve un cambiamento culturale, perché invecchiare in buona salute è possibile. E questo proprio grazie a un maggior  investimento in prevenzione e innovazione. Il mio auspicio è che quest’anno le anticipazioni siano rispettate e in Manovra ci sia un notevole incremento del Fondo sanitario nazionale, ma anche che cresca la quota destinata alla prevenzione”, dice Luppi.

“Dobbiamo far sì che la prevenzione, a cominciare dall’immunizzazione e dagli screening, sia scorporata dal calcolo della spesa corrente per raggiungere l’obiettivo del 3% del Pil”. Solo così potremo fare passi avanti concreti e raggiungere l’obiettivo di una longevità in salute.

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