Raccontare la scienza è sfidante, anche per chi lavora tra atenei e laboratori. Questo perchè non sempre si maneggiano certezze granitiche, anzi. Il percorso scientifico è fatto di stop and go, fughe in avanti e improvvise cadute. Sorvolare o, peggio, negare l’incertezza fa male alla scienza e a chi vi ha dedicato la vita. Ma anche ai cittadini.
Il monito arriva da un interessante lavoro dei ‘tre moschettieri dell’epidemiologia’, Francesco Branda (Campus Bio-Medico di Roma), Massimo Ciccozzi (Campus Bio-Medico di Roma) e Fabio Scarpa (Università di Sassari), che insieme a un gruppo di colleghi firmano uno studio in pubblicazione su ‘Infectious Angents and Cancer’. Un’analisi che, senza puntare il dito contro errori o cattivi comportamenti, cerca di trarre una lezione da quanto accaduto nei mesi più bui della pandemia da Sars-Cov-2.
L’effetto Covid e l’appello a fidarsi della scienza
Mentre infatti commissioni e inchieste varie cercano di far luce su alcune opacità gestionali, i ricercatori segnalano come Covid-19 abbia “scoperchiato il vado di Pandora, evidenziando le criticità che circondano la fiducia del pubblico nella scienza. L’appello a ‘fidarsi della scienza’ è emerso sia come simbolo di positività, sia come fonte di tensione pubblica, esponendo le sfide della comunicazione dell’incertezza scientifica, dell’interpretazione dei dati e delle competenze”, dice a Fortune Italia Massimo Ciccozzi, che all’epoca fu messo nel mirino da alcuni ‘colleghi’ per aver segnalato che il virus stava mutando (e, come abbiamo visto tutti, avrebbe continuato a farlo).
Umiltà e trasparenza di fronte all’incertezza
La disponibilità dei dati è aumentata, “ma la vera sfida risiede nella loro interpretazione e nella formulazione dei messaggi scientifici per pubblici diversi. Crisi sanitarie come Covid-19 o la recrudescenza del West Nile Virus dimostrano che il sovraccarico di informazioni e una comunicazione carente possono portare a confusione, sfiducia e politicizzazione della scienza”, dicono gli autori.
Ciccozzi, Branda e colleghi evidenziano allora “il ruolo cruciale della comunicazione nel plasmare la percezione pubblica della scienza, sottolineando la necessità di umiltà epistemica e di trasparenza di fronte all’incertezza”.
Una comunicazione scientifica efficace “deve trascendere gli approcci puramente razionali e affrontare i fattori emotivi e sociali attraverso strategie persuasive. Inoltre, la trasformazione strutturale dei flussi informativi (digitalizzazione e concetto di “infocrazia”) aggrava la sfida di mantenere la fiducia del pubblico nella scienza”, dicono gli autori.
Insomma, abbiamo bisogno di un approccio nuovo alla comunicazione scientifica, che dia priorità a chiarezza, contesto e coinvolgimento responsabile, “promuovendo un pubblico più informato, resiliente e criticamente coinvolto”. Un’impresa che potrà avere successo solo se chi ‘fa’ scienza e chi la racconta lavorano insieme.

