Udito: italiani e apparecchi acustici, l’indagine

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“Parla più forte”. In quanti ce lo siamo sentito dire? C’è chi alza al massimo il volume di radio e tv, chi impara a leggere le labbra e chi, piuttosto che ammettere il problema, si chiude in se stesso. In Italia oltre 7 milioni di persone fanno i conti con una perdita dell’udito, un numero record rispetto ai principali Paesi europei.

Con tutta una serie di insidie, perché la ricerca ha appurato che non intervenire espone al rischio di isolamento e contraccolpi cognitivi. 

Udito: quando si riduce l’invecchiamento accelera

La buona notizia è che la propensione a ricorrere alla tecnologia è in aumento: oggi il 40% di chi ha riscontrato un calo dell’udito utilizza un apparecchio acustico. Con successo, dal momento che il 96% di questa ‘fetta’ di popolazione è convinto di aver migliorato la qualità della vita e il 67% si pente di non averlo fatto prima.

Problemi di udito e tecnologie

Ad analizzare i comportamenti degli italiani con problemi di udito è EuroTrak Italia 2025, una ricerca presentata a Rimini per il XXI Congresso della Federazione Italiana degli Audioprotesisti-Fia.

Lo studio, condotto da Anovum per conto di EHIMA (associazione europea dei produttori di apparecchi acustici, di cui fa parte anche Anifa, associazione nazionale dei fabbricanti di audioprotesi aderente a Confindustria Dispositivi Medici) ci dice anche che l’80% di chi indossa un apparecchio acustico ha parlato dei problemi di udito con un medico di famiglia o con un otorino. Ma c’è di più.

Rimborsi? C’è chi non lo sa

Il 50% degli utilizzatori, infatti, non sa che è possibile ricevere un rimborso dal Servizio sanitario nazionale. Quanto alla soddisfazione per la scelta, oggi quasi otto utenti su dieci riferiscono relazioni più armoniose e una comunicazione più fluida nella sfera familiare e sociale. Il 77% percepisce maggiore serenità mentale e l’80% si sente più sicuro alla guida.

L’uso quotidiano è elevato: gli apparecchi vengono indossati in media per oltre 8 ore al giorno. Solo il 6% degli utenti dichiara di non usarli regolarmente.

“L’innovazione consente di affrontare la perdita uditiva in modo sempre più discreto, naturale ed efficace, e i risultati di EuroTrak confermano un altissimo livello di soddisfazione tra gli utenti”, ha commentato Sandro Lombardi, presidente di Anifa. “È fondamentale rafforzare l’informazione sulla salute dell’udito e accompagnare i cittadini lungo un percorso di cura chiaro e multidisciplinare, in cui la tecnologia, il medico e il professionista audioprotesista lavorano insieme per offrire soluzioni sempre più personalizzate”.

Approcci su misura

Per ogni livello di ipoacusia oggi “esistono soluzioni diverse, pensate per adattarsi alle abitudini e agli stili di vita delle persone. Gli apparecchi acustici di nuova generazione offrono possibilità di regolazione e personalizzazione senza precedenti, grazie a software di adattamento sempre più sofisticati (con l’uso dell’Intelligenza Artificiale) e al supporto dei professionisti audioprotesisti, per ottenere un’esperienza d’ascolto precisa e confortevole in ogni ambiente”, ha assicurato Lombardi.

Al contrario fare finta di niente è un errore: i risultati di un’indagine condotta dall’Università di Ginevra confermano che la perdita dell’udito accelera il declino cognitivo, in particolare tra le persone che si sentono sole. Insomma, se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, il messaggio chiave è: in caso di problemi di udito non aspettate a rivolgervi al medico. La diagnosi è il primo passo verso una soluzione.

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