Un inizio in salita, quello dei neonati prematuri. Piccoli venuti alla luce prima della 37ma settimana di gravidanza: miniature di bimbi con organi ancora immaturi e un rischio aumentato di complicanze respiratorie, metaboliche e neurologiche.
Grazie all’evoluzione della medicina molte cose sono cambiate per questi bimbi, come ci spiegano in occasione della Giornata mondiale della prematurità gli esperti dell’Istituto superiore di sanità e quelli dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, struttura che negli ultimi 10 anni ha preso in carico oltre 500 neonati con età gestazionale inferiore alle 32 settimane. Ma si tratta di bimbi fragili, che vanno seguiti con attenzione e che richiedono cure particolari. Analizziamo meglio le sfide e le prospettive per questi piccini, a partire dai numeri.
Prematuri: quanti sono
Quindici milioni di bimbi ogni anno, quasi 1 neonato su 10, vengono alla luce troppo presto. In Italia parliamo di oltre il 6% dei 369.944 bambini nati nel 2024. Tra loro, quelli nati prima delle 32 settimane costituiscono meno del 2% dei fiocchi rosa o azzurri, ma incidono in modo importante sulla mortalità infantile e sulla comparsa di morbidità a breve, medio e lungo termine.
I rischi per la salute e il potere del latte materno
Per i bebè praturi le insidie variano in base all’età gestazionale: difficoltà respiratorie legate all’immaturità polmonare, crisi di apnea, ipotermia, ipoglicemia, rischio infettivo, disturbi neurologici e complicanze come la retinopatia del pretermine o l’enterocolite necrotizzante. Anche il prematuro tardivo – nato tra la 34° e la 36° settimana – pur apparendo clinicamente più stabile, presenta un rischio aumentato di ipotermia, ipoglicemia, difficoltà alimentari, ittero, infezioni e un maggiore rischio di disturbi neuroevolutivi per il mancato completamento della maturazione cerebrale.
“Fondamentali sono la stabilità cardio-respiratoria, l’alimentazione precoce con latte materno o proveniente dalle banche del latte umano donato, la prevenzione delle infezioni e una corretta gestione delle dimissioni e del follow-up”, sottolineano gli specialisti del Bambino Gesù.
Il latte umano è l’alimento ideale per il neonato e risulta particolarmente indicato per i prematuri con peso molto basso alla nascita. Quando non è disponibile quello della madre o il piccolo fatica a nutrirsi al seno, la prima alternativa raccomandata è il latte donato.
La Banca del Latte del Bambino Gesù raccoglie, tratta e distribuisce ogni anno circa 800 litri di latte materno grazie a una rete di oltre 100 mamme donatrici, che consentono di sostenere più di 200 neonati con esigenze terapeutiche particolari, anche di altre Terapie Intensive Neonatali del Lazio che ne fanno richiesta.
Il contatto con mamma e papà
Non solo: il contatto pelle-a-pelle attraverso la Kangaroo Mother Care, il massaggio neonatale e il semplice ascolto della voce dei genitori “favoriscono la regolazione emotiva del bambino, lo sviluppo neurologico e l’avvio dell’allattamento”, dicono gli esperti dell’ospedale romano, contribuendo in molti casi alla riduzione dei tempi di ricovero.
Ma le sfide non finiscono con le dimissioni. “La prematurità, pur restando una delle sfide più rilevanti della neonatologia moderna, è oggi affrontata con strumenti terapeutici e conoscenze profondamente rinnovati”, assicura Andrea Dotta, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù.
L’importanza del monitoraggio
Quanto all’Iss, l’Istituto ha istituito e coordina la rete Baby@Net, mirata all’assistenza specialistica e il monitoraggio del neurosviluppo di prematuri e piccoli per età gestazionale, che attualmente sorveglia le traiettorie evolutive di circa 2.500 bambini: 1.870 nati pretermine e 726 piccoli per l’età gestazionale.
Numerosi studi documentano che i bambini nati pretermine e piccoli per età gestazionale presentano un maggior rischio di traiettorie di sviluppo atipiche e di disturbi del neurosviluppo, che possono includere difficoltà sociocomunicative, cognitive e comunicative. L’analisi dei dati della rete di sorveglianza mostra che tra i nati pretermine, l’8% ha ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autistico e il 16% una di altri disturbi del neurosviluppo; mentre tra i nati piccoli per età gestazionale il dato è stato rispettivamente del 4% e del 16%.

