Con l’attività fisica regolare si riduce fino al 20% il rischio di tumori a seno, vescica, colon e stomaco. E per chi ha già avuto una diagnosi ed è in trattamento, i benefici sono ancora più eclatanti.
Se vi dicessero che esiste una ‘medicina’ in grado di ridurre del 31% il rischio di morire di cancro, di abbassare fino al 20% la probabilità di ammalarsi e di aiutare i pazienti a sopportare meglio le terapie, la prendereste? Questa ‘medicina’ esiste, non ha effetti collaterali ed è gratis: si chiama esercizio fisico. E (si spera) che presto, grazie a una nuova legge, i medici potranno prescriverlo proprio come un farmaco.
Se il binomio dieta sana-attività fisica è da decenni il mantra di cardiologi e diabetologi, più di recente anche gli oncologi hanno scoperto che l’esercizio fisico può mettere il turbo anche alle terapie anti-tumorali.
Ma intanto c’è da fare un gran lavoro sugli italiani per sradicare la loro propensione innata alla sedentarietà, che tra i giovani – ma non solo – è diventata ‘sedentarietà digitale’.
A lanciare l’allarme questa volta sono gli oncologi dell’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica): in Italia un esercito di oltre 20 milioni di persone (parliamo del 35% della popolazione) non pratica mai sport. Un’evidenza drammatica, perché la sedentarietà è un fattore di rischio per i tumori, oltre che per le malattie cardio-metaboliche e non giova alle cure.
“Il messaggio che vogliamo lanciare – dichiara Massimo Di Maio, presidente Aiom – è forte e chiaro: muoversi salva la vita. Con l’attività fisica regolare è possibile ridurre fino al 20% il rischio d’insorgenza di tumori come quelli al seno, vescica, colon e stomaco. E per chi ha già avuto una diagnosi ed è in trattamento, i benefici sono ancora più eclatanti. Come medici impegnati quotidianamente nella diagnosi e nella terapia dei tumori, abbiamo la consapevolezza che la prevenzione sia fondamentale. Di fatto ha due vantaggi: promuove salute nei singoli e garantisce la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Una quota importante i tumori è attribuibile a fattori modificabili; ridurne il numero attraverso la prevenzione e la diagnosi precoce con gli screening (stiamo chiedendo di inserire nei Lea anche quello del tumore del polmone attraverso al Tac ad alta risoluzione) ci permetterebbe di contenere la pressione sul Ssn e trattare meglio i pazienti”.
E uno dei pilastri della prevenzione è proprio l’attività fisica, preziosa non solo in prevenzione primaria (sui sani) ma anche in quella terziaria (per evitare ricadute e recidive tumorali in chi ha già fatto terapia). E che non si tratti solo di teoria lo dimostra la scienza. La prova provata arriva da uno studio internazionale rivoluzionario, il Challenge, pubblicato di recente sul ‘New England Journal of Medicine’.
La ricerca ha coinvolto 889 pazienti con tumore al colon in sei Paesi. Durante lo studio i pazienti, già sottoposti ad intervento chirurgico e a chemioterapia, venivano randomizzati in due gruppi: al primo venivano offerti solo consigli generici di come svolgere esercizio fisico; l’altro per tre anni è stato sottoposto a un programma di esercizio strutturato. I pazienti sono stati cioè supportati da un trainer nel raggiungere i loro obiettivi di movimento: una camminata veloce di 40 minuti al giorno, ma anche nuoto, ciclismo o corsi in palestra.
I risultati, dopo 8 anni, non lasciano adito a dubbi: il gruppo ‘allenato’ alla salute da un coach ha riportato una riduzione del rischio di morte del 37%, rispetto al gruppo al quale l’esercizio fisico era stato solo ‘consigliato’.
“Questo studio – commenta Di Maio – rappresenta un capitolo bellissimo, una pietra miliare dell’oncologia: ci ricorda che noi non siamo solo prescrittori di farmaci e che la prognosi delle persone che si ammalano di tumore non è modificata solo dall’efficacia delle terapie farmacologiche, ma anche da altro. E in questo ‘altro’ l’attività fisica occupa un ruolo determinante. Avevamo già delle evidenze osservazionali dei benefici in termini di riduzione del rischio di recidiva in una serie di tumori (colon, mammella, prostata, ecc). Ma questo studio randomizzato di fase 3 offre la massima evidenza in ambito scientifico. I risultati raggiunti dal programma di esercizio fisico sono paragonabili a quelli di un farmaco. Con questo non vogliamo dire che lo sport sia un’alternativa ai farmaci, ma qualcosa da aggiungere, per aumentare le chance di guarigione dei pazienti. Ma il buon esempio e i consigli non bastano. Nello studio Challenge il gruppo che ha ricevuto solo consigli di fare attività fisica è risultato perdente”.
Per i pazienti oncologici, l’esercizio fisico dunque non è più un ‘forse’, ma un ‘quanto e come’. “ I benefici del movimento – spiega il presidente Aiom – vanno dal potenziamento del sistema cardiovascolare a un netto miglioramento della forza muscolare. L’esercizio fisico è in grado inoltre di contrastare gli effetti collaterali delle terapie, come la fatigue, e migliora il benessere psicologico.
Attualmente solo il 4% dei pazienti segue attivamente queste raccomandazioni. Per questo abbiamo deciso di dare l’esempio, organizzando la Oncorun2025, un’iniziativa che ha visto oncologi e infermieri scendere in strada a correre, postando foto e video sui social per promuovere un messaggio di salute potente e concreto”.
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Mancano le strutture attrezzate e i trainer certificati. Eppure, così come in molti team multidisciplinari è presente da tempo il dietologo, si potrebbe forse ipotizzare l’inserimento di un medico dello sport o di un fisiatra. Perché lo studio sul NEJM dimostra chiaramente che limitarsi a consigliare l’esercizio fisico è perdente.
È necessario prescriverlo al giusto dosaggio proprio come un farmaco e verificare l’aderenza al trattamento. “Exercise is medicine in oncology – ricorda Di Maio – l’attività fisica è terapia. Anche in oncologia. È necessario fare awareness tra la popolazione e i pazienti e stringere alleanze con le Istituzioni per mettere a terra questi programmi”.
La svolta potrebbe essere dietro l’angolo. Un assist arriva direttamente dal Parlamento. È stato infatti sottoscritto da tutti i partiti in Commissione Sanità del Senato il Disegno di Legge 287 che introduce l’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia nel Ssn.
L’obiettivo è permettere a medici di famiglia, pediatri e specialisti di inserirlo in ricetta, così che le famiglie possano usufruire delle detrazioni fiscali. Recuperando parte della spesa con il 730, più persone potrebbero essere incentivate a investire sulla propria salute. Purtroppo questo Ddl innovativo giace in Senato da mesi e avrebbe bisogno di essere rivitalizzato. Con un po’ di attività fisica appunto.
Perché l’esercizio fisico giova anche al Pil: si stima che se i cittadini europei si impegnassero a fare i famosi 150 minuti di attività a settimana, si eviterebbero 11,5 milioni di casi di malattie croniche entro il 2050. In Italia, il costo della sedentarietà è stato quantificato in 1,3 miliardi di euro nei prossimi 30 anni.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)


