All’Istituto europeo di oncologia (Ieo) i pazienti vengono assistiti anche da ‘Inner Healing’: un visore per la realtà aumentata per combattere lo stress, la paura e migliorare la loro qualità della vita.
Cresce l’interesse verso la teranostica, un approccio che coniuga terapia e diagnosi attraverso molecole caricate con una minima dose radioattiva per identificare le cellule tumorali e distruggerle selettivamente. Ma allo stesso tempo, si ha a che fare con il timore del paziente davanti a una terapia che per molti è ancora nuova. “Inoltre, affrontare questo trattamento significa essere in ricovero isolato. A causa delle radiazioni, seppur minime, il paziente deve stare molti giorni all’interno di una stanza, senza contatti con altri ricoverati o con i familiari. Questo può portare a uno stato di stress”, spiega il professor Francesco Ceci, direttore del dipartimento di Medicina nucleare dello Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano.
Per questo motivo Ceci ha ideato insieme a React, startup italiana che si occupa di contenuti digitali per la realtà virtuale in ambito sanitario, Inner Healing. È un sistema di visori per la realtà aumentata che propongono ai pazienti diversi tipi di contenuti: “Possono essere informativi e divulgativi, per spiegare loro cosa succederà dentro il loro corpo, ma possono essere anche informazioni su ciò che accadrà in quei giorni nel reparto e poi quello che dovranno fare a casa. Ci sono anche contenuti più rilassanti, come video di paesaggi con accompagnamento di musica ambientale che distendono la tensione e riducono il carico d’ansia”.
Un’esperienza completamente immersiva. “Abbiamo scelto dei visori invece di un televisore standard perché così il paziente, ruotando la testa in una direzione o in un’altra, può vivere a tutto campo la realtà virtuale. Può trovarsi seduto su una spiaggia in Sardegna e sentire il rumore delle onde o dei gabbiani”.
Attualmente Inner Healing è utilizzato presso lo Ieo, dove vengono effettuate più di 400 terapie l’anno col metodo della teranostica; tuttavia, è anche in sperimentazione presso altri ospedali italiani durante gli esami diagnostici o le terapie ambulatoriali.
Ma come funziona il percorso di un paziente che si sottopone a questo trattamento? “Appena arrivato allo Ieo viene accolto dal medico nucleare e dal team di psico-oncologi che gli spiegano le tappe e le finalità del progetto prima di sottoporlo a un colloquio. In seguito, gli vengono consegnati i visori e spiegato il funzionamento. Inizialmente proponiamo contenuti esplicativi che mostrino quello che accadrà nel corpo del paziente nel giro di un’ora con la prima somministrazione del farmaco intelligente, così vede ciò che lo attende nel corso della giornata, ma anche contenuti video della struttura ospedaliera nel suo complesso. In questo caso può vedersi all’interno dei macchinari utilizzati per controllare il buon esito della terapia e avere una preview dei locali in cui si troverà nel corso della sua permanenza”.
In questo modo l’utente ha un’anticipazione del percorso che dovrà affrontare e si riduce il suo stato di stress emotivo. “In seguito, con l’assistenza degli psico-oncologi, il paziente riceve dal medico nucleare la prima somministrazione del farmaco, effettua tutti i controlli del caso nella sua camera e viene lasciato a riposare fino, all’incirca, all’ora di cena. In questa occasione gli viene nuovamente proposto il visore. Solitamente consigliamo di rimanere sdraiati a letto e guardare contenuti più rilassanti”.
Questo iter tende a ripetersi fino al giorno della dimissione. “Prima però il paziente deve effettuare un esame scintigrafico, dove non usiamo nessun tipo di farmaco o mezzo di contrasto ma semplicemente una piccola quota di radiazioni emesse dal farmaco, per accertarci che la terapia di precisione si sia concentrata nei punti giusti”.
I feedback clinici dei pazienti sul metodo Inner Healing sono positivi: “Tra gli effetti collaterali della terapia c’è il senso di nausea, per questo temevamo che uno strumento così immersivo potesse dare fastidio ai pazienti. In realtà ha avuto un effetto distensivo. Gli studi effettuati dal team di psico-oncologi riportano buoni risultati sulla qualità della vita. Io tocco con mano questo sentimento, quando mi dicono: ‘Dottore mi ridà quel visore dell’altra volta?’, oppure ‘Io ho iniziato e non tornerei più indietro’”. Un risultato che ha superato le aspettative di Ceci e del suo team. “I contenuti hanno un effetto diretto sullo stato emotivo del paziente: il solo fatto di fruire di video rilassanti o di parlare con uno psico-oncologo prima di iniziare la terapia, lo rende più tranquillo”.
In futuro questa ‘sanità immersiva’ potrà essere utilizzata anche in altri ambiti terapeutici? “Secondo me sì, sono device abbastanza semplici e si possono integrare facilmente con piccoli software AI; quindi, nel futuro, saranno anche in grado di proporre contenuti ad hoc. In ambito oncologico potrebbero essere utilizzati per altri trattamenti come i trapianti, le terapie cellulari o ematologiche che richiedono ai pazienti di stare soli, anche per settimane. Altrimenti possiamo immaginare un utilizzo anche per semplici operazioni di chirurgia locale. Ad esempio, una biopsia prostatica in cui il paziente, col suo visore, può tranquillizzarsi fruendo di contenuti più rilassanti mentre lo stanno operando. Questo potrebbe anche garantire un’operazione più sicura. Il bello di questa tecnologia è che non risente del gap generazionale: una volta spiegato il suo funzionamento può essere utilizzata da tutti: giovani, persone di 45-50 anni, ma anche anziani”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

