La manovra economica 2026 accende lo scontro tra Governo e sindacati dei medici.
Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp e Sumai la bocciano senza appello. Per le sigle è un colpo al Servizio sanitario nazionale e ai professionisti che lo tengono in piedi. Nel mirino c’è soprattutto il ruolo del Ministero dell’Economia, accusato di aver dettato la linea.
Secondo i sindacati, anche questa legge di Bilancio “si è consumata sulla pelle dei medici”. Il giudizio è netto: “È chiaro a tutti ora come non solo il Ministero della salute sia ‘ostaggio’ del Mef, ma cosa ancor più grave, che lo sia l’intero Governo”. Una dinamica che, avvertono, produce conseguenze “estremamente offensive per tutti coloro che quotidianamente lavorano per garantire la salute dei cittadini”.
Manovra 2026: le risorse cancellate e il ‘blitz’ di Natale
Uno dei punti più contestati riguarda il dietrofront sulle risorse già previste. I sindacati parlano di un “blitz notturno alla vigilia di Natale” che ha affondato l’emendamento sulle risorse extracontrattuali. Fondi già stanziati in due precedenti leggi di bilancio. Risorse che avrebbero colmato “il ripetuto vulnus alla dignità dei dirigenti sanitari penalizzati da un gap economico ingiustificabile”.
Secondo le sigle, restano esclusi dalla manovra anche i medici convenzionati, chiamati però a sostenere il sistema. “Una dirigenza sanitaria esclusa, così come i medici convenzionati, dall’adeguamento delle prestazioni aggiuntive con cui a parole, ma non nei fatti si vorrebbe risolvere il problema delle liste d’attesa”.
Medicina territoriale dimenticata
Durissima la critica sulla sanità territoriale. “Ancora una volta completamente dimenticati i 20mila specialisti ambulatoriali convenzionati pubblici del territorio”. Professionisti considerati centrali per i pazienti cronici, le liste d’attesa e l’assistenza domiciliare, come previsto dal Pnrr e dal DM77.
Secondo i sindacati, nulla è stato fatto nemmeno per la Medicina generale e la Pediatria di libera scelta. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: milioni di cittadini senza un medico di riferimento. “La parola convenzionati non appartiene al lessico delle leggi di Bilancio”, accusano, ricordando che questi professionisti restano “i più tassati di tutti gli attori sanitari del pubblico”.
Il nodo pensioni e il riscatto della laurea
Tra i punti più critici in manovra c’è anche il tentativo di intervenire sul riscatto della laurea. I sindacati spiegano di aver dovuto fermare una misura giudicata inaccettabile. “Il taglio del riscatto di laurea, oltre ad essere incostituzionale, era un vero e proprio attacco a tutti i lavoratori che hanno investito tempo e soldi sperando di poter raggiungere la pensione in tempi ‘umani’”.
Il giudizio finale va oltre i singoli emendamenti. Secondo i leader sindacali manca una strategia complessiva. “Manca nel complesso ancora una volta un percorso di visione globale”. In un contesto in cui, denunciano, “il concetto di stato sociale è stato sostituito dal concetto di stato economico”.
La chiusura è senza mediazioni. “Un disastro. Privo di logica, privo di programmazione, privo di gratitudine per chi nonostante tutto regge un servizio sanitario in crisi”. E l’avvertimento finale è chiaro: “Prepariamoci ad un anno di barricate per la difesa dei professionisti, unici a reggere il Ssn”.

