Continua a salire la curva delle infezioni respiratorie in Italia: nella settimana dal 15 al 21 dicembre sono stati stimati circa 950mila nuovi casi, con un totale dall’inizio della stagione di 5,8 milioni. L’incidenza complessiva dell’influenza nella popolazione seguita dalla sorveglianza RespiVirNet è stata di 17,1 casi per 1.000 assistiti, in aumento rispetto ai 14,7 della settimana precedente. Come spesso accade, la fascia più colpita è quella dei bambini tra 0 e 4 anni, con circa 50 casi per 1.000 assistiti.
Pronto soccorso e ospedalizzazioni in aumento
La pressione sugli ospedali cresce: i dati aggiornati alla settimana 50 del 2025, riferiti da Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo e Sicilia, evidenziano un aumento sia degli accessi al pronto soccorso sia delle ospedalizzazioni per sindromi respiratorie rispetto allo stesso periodo della stagione precedente. L’influenza contribuisce in maniera significativa, con un alto tasso di positività tra i ricoverati (46,2%) e nella comunità (31,5%), segnalando un’intensità epidemica particolarmente rilevante in alcune regioni come Veneto, provincia di Bolzano, Marche e Campania.
I virus più diffusi e la co-circolazione dell’influenza
Dai 3.744 campioni clinici analizzati, il 44,2% è risultato positivo al virus influenzale, il 3,2% al VRS, il 2,1% a SARS-CoV-2 e il resto ad altri virus respiratori, tra cui Rhinovirus, Adenovirus e Coronavirus umani diversi da SARS-CoV-2. La co-circolazione di questi agenti contribuisce a mantenere alta l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI). Tra gli ospedalizzati, i tassi di positività più elevati per influenza e COVID-19 si osservano nelle persone sopra i 65 anni, fascia di età che beneficia anche delle campagne vaccinali in corso.
La sorveglianza mostra una prevalenza del virus A(H3N2) rispetto ad A(H1N1)pdm09, sia nella comunità sia negli ospedali. Le analisi di sequenziamento indicano che i ceppi attualmente circolanti appartengono a subclade già presenti nei vaccini stagionali. Al momento, non si rilevano ceppi A “non sottotipizzabili”, né evidenze di un aumento della severità clinica. Secondo i dati disponibili, i vaccini continuano a proteggere dall’ospedalizzazione, anche se l’efficacia sulle forme lievi della malattia non può ancora essere stimata con precisione.
Vaccinazioni e raccomandazioni
La distribuzione geografica mostra intensità molto alta in alcune regioni e media o bassa in altre. Sul fronte animale, al 22 dicembre il Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria ha notificato 32 focolai in allevamenti avicoli, con la Lombardia tra le più colpite. La sorveglianza RespiVirNet ha introdotto novità metodologiche, passando dal monitoraggio delle sindromi simil-influenzali (ILI) alle infezioni respiratorie acute (ARI), una modifica che rende più dettagliata la raccolta dati e più accurata la valutazione dell’epidemia.
Con l’aumento dei casi, il Ministero della Salute ricorda l’importanza della vaccinazione contro influenza e COVID-19, soprattutto per le categorie a rischio e per gli over 60. L’adozione di comportamenti preventivi, come igiene delle mani e utilizzo di mascherine in ambienti affollati, resta fondamentale per contenere la diffusione dei virus respiratori, particolarmente in questo periodo invernale ad alta circolazione.


