Il Long Covid può lasciare nel cervello alterazioni che ricordano quelle osservate nella malattia di Alzheimer. È quanto emerge da uno studio guidato dalla NYU Langone Health e pubblicato su “Alzheimer’s & Dementia”, la rivista dell’Alzheimer’s Association.
I ricercatori hanno osservato che nei pazienti con sintomi neurologici persistenti dopo l’infezione da Sars-CoV-2 compaiono cambiamenti strutturali e biologici associati a biomarcatori tipici dell’Alzheimer. Tra questi, livelli più elevati nel sangue della proteina pTau217 e della Glial Fibrillary Acidic Protein (GFAP), entrambe correlate al danno e alla degenerazione cerebrale.
Cosa succede nel cervello
Lo studio ha coinvolto 179 persone: 86 pazienti con sintomi neurologici da Long Covid, 67 soggetti completamente guariti e 26 individui mai infettati. Tutti hanno eseguito risonanza magnetica cerebrale avanzata, esami del sangue e test cognitivi.
Le immagini hanno mostrato nei pazienti Long Covid un aumento medio del 10% del volume del plesso coroideo, una struttura che produce il liquido cerebrospinale e contribuisce a proteggere il cervello regolando infiammazione ed eliminazione delle scorie. Parallelamente, i ricercatori hanno rilevato una riduzione del flusso sanguigno in questa stessa area.
L’aumento di volume del plesso coroideo si associa ai livelli più alti di proteine legate all’Alzheimer e a un lieve peggioramento delle performance cognitive. In media, i pazienti con plesso coroideo più grande hanno ottenuto punteggi inferiori del 2% al Mini-Mental State Examination (MMSE), il test standard che misura memoria e attenzione.
Il possibile ruolo dell’infiammazione
Secondo il team, le alterazioni osservate potrebbero riflettere un rimodellamento vascolare indotto dall’infiammazione cronica. L’ispessimento delle pareti dei vasi e la formazione di tessuto fibrotico potrebbero ostacolare il flusso sanguigno, ridurre la produzione di liquido cerebrospinale e compromettere la funzione di barriera del cervello.
“Il nostro lavoro suggerisce che le reazioni immunitarie a lungo termine che si sviluppano in alcuni casi dopo un’infezione da Covid possono comportare un gonfiore che danneggia una barriera cerebrale critica”, ha spiegato Yulin Ge, autore senior dello studio e docente alla NYU Grossman School of Medicine. Secondo Ge, le evidenze fisiche, molecolari e cliniche indicano che queste alterazioni potrebbero rappresentare un segnale precoce di un futuro declino cognitivo simile all’Alzheimer.
Servono studi di follow-up sul Long Covid
Gli autori precisano che lo studio non dimostra un rapporto di causalità. Saranno necessari studi più ampi e di lunga durata per capire se le modifiche osservate siano una causa diretta dei sintomi neurologici o una conseguenza della malattia.
Il prossimo passo sarà seguire nel tempo i pazienti per verificare se questi cambiamenti cerebrali possano predire l’insorgenza di disturbi cognitivi persistenti.


