Chirurgia del colon, magneti al posto delle suture negli interventi

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Per decenni la chirurgia del colon ha seguito lo stesso principio: tagliare, rimuovere e poi ricucire. Oggi, per la prima volta, quel passaggio può avvenire senza punti né suturatrici meccaniche, ma grazie alla forza di piccoli magneti.

Al Policlinico San Marco, in provincia di Bergamo e parte del Gruppo San Donato, sono state eseguite le prime due resezioni laparoscopiche del colon con anastomosi magnetica lineare, una tecnica innovativa che introduce un approccio alternativo al collegamento dei tessuti intestinali dopo l’intervento chirurgico.

Una nuova frontiera per la chirurgia

Le procedure hanno riguardato un’emicolectomia destra per neoplasia e una resezione del colon sinistro per malattia diverticolare. Gli interventi rientrano nello studio internazionale MagCR Study, che coinvolge quattro centri nel mondo tra Europa e America Latina.

A eseguire gli interventi è stato il professor Stefano Olmi, responsabile dell’Unità di Chirurgia Generale, Oncologica e Robotica del Policlinico San Marco, con la supervisione del professor Michel Gagner, tra i principali esperti internazionali di chirurgia digestiva e metabolica e ideatore della tecnica.

Tradizionalmente, il collegamento tra due segmenti intestinali avviene con punti manuali o suturatrici meccaniche, introdotte negli anni Ottanta. La nuova tecnica segue una logica diversa: sfrutta la forza di attrazione tra piccoli magneti lineari inseriti per via endoscopica.

“La particolarità dei due interventi di resezione del colon in laparoscopia sta nell’utilizzo di un sistema magnetico lineare, che ha consentito l’unione dei segmenti intestinali senza l’uso di suturatrici meccaniche tradizionali o punti manuali”, spiega Olmi.

La guarigione guidata dalla biologia

I magneti comprimono gradualmente i tessuti fino a creare un collegamento naturale tra le due porzioni intestinali. Durante il processo, il collagene si deposita lungo i margini e favorisce la cicatrizzazione.

“Ora, con l’anastomosi magnetica, si supera lo standard attuale”, sottolinea Gagner. “Il processo di riparazione si completa in 7-21 giorni e i magneti vengono espulsi naturalmente”.

L’approccio sfrutta quindi i meccanismi biologici di guarigione invece di imporre una chiusura immediata tramite sutura.

Meno invasività e recupero più rapido

L’integrazione tra tecnologia magnetica e chirurgia laparoscopica può ridurre alcune complicanze associate alle tecniche tradizionali, come sanguinamenti o fistole. La compressione uniforme dei tessuti migliora inoltre la precisione dell’anastomosi.

“I risultati preliminari sono promettenti e confermano la fattibilità e la sicurezza della procedura”, commenta Olmi. “Si aprono nuove prospettive per tecniche sempre meno invasive e orientate a un recupero più rapido del paziente”.

Un progetto internazionale

La partecipazione del Policlinico San Marco allo studio deriva dall’esperienza maturata nell’impiego della tecnologia magnetica in chirurgia bariatrica e dagli standard riconosciuti a livello europeo. L’unità diretta da Olmi ha ottenuto l’accreditamento come centro di eccellenza dalla European Association for Endoscopic Surgery per la chirurgia laparoscopica e mini-invasiva.

Se i risultati verranno confermati su scala più ampia, l’anastomosi magnetica potrebbe rappresentare uno dei passaggi più rilevanti nell’evoluzione recente della chirurgia colorettale: meno strumenti invasivi, maggiore precisione e una guarigione affidata sempre più alla fisiologia del corpo umano.

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