La sanità continua a essere una delle priorità assolute per gli italiani. Ma tra liste d’attesa, accesso non sempre rapido alle cure e forti differenze territoriali, il Servizio sanitario nazionale riceve una promozione con riserva. È quanto emerge da un’indagine di Euromedia Research presentata a Roma durante l’ottava edizione dell’“Investing for Life Health Summit”.
Liste d’attesa e accesso alle cure tra le principali criticità
Secondo la ricerca, le liste d’attesa restano la principale preoccupazione per i cittadini: il 58% degli intervistati le indica come il problema più urgente del Servizio sanitario nazionale. Seguono l’organizzazione dei pronto soccorso e dei servizi di emergenza (38%) e l’assistenza ospedaliera (25%).
Sul tema è intervenuto il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha sottolineato il tentativo del Governo di affrontare il problema con una riforma specifica: “Questo Governo ha deciso di non ignorare l’annoso problema delle liste d’attesa nella sanità e di affrontarlo con una legge organica che introduce misure chiare e incisive che spetta però alle Regioni attuare. Il Governo ha fatto la sua parte: oggi ci sono regole e strumenti di controllo. Ma è necessario il contributo fattivo delle Regioni per un cambio di passo che non è più procrastinabile”.
Il ministro ha ricordato che lo Stato monitora l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e l’equità nell’accesso alle cure, ma l’efficacia delle misure dipende dalla loro applicazione da parte delle Regioni.
Ricerca e innovazione viste come leva per la salute
Accanto alle criticità, l’indagine mostra anche una forte fiducia dei cittadini nel valore della ricerca scientifica e dell’innovazione. Il 40% degli intervistati considera gli investimenti in ricerca e sviluppo il principale fattore che ha contribuito all’allungamento della vita.
Secondo Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di MSD Italia, il progresso scientifico rappresenta oggi una leva fondamentale sia per la salute sia per lo sviluppo del Paese: “Grazie al progresso della ricerca scientifica abbiamo dato una nuova speranza di vita a molti pazienti ed è solo puntando sull’innovazione che potremo continuare a farlo, offrendo risposte ai bisogni di salute non ancora soddisfatti. Si tratta della vera chiave di volta, frutto di un’intensa attività di Ricerca & Sviluppo che rappresenta anche un asset strategico per il Paese”.
Luppi ha sottolineato inoltre come il comparto farmaceutico rappresenti uno dei settori più dinamici dell’economia italiana e un importante motore di sviluppo, anche grazie agli investimenti in innovazione e alle competenze altamente specializzate.
Un SSN promosso con riserva
Nel complesso, il giudizio degli italiani sul Servizio sanitario nazionale resta vicino alla sufficienza ma non la raggiunge: il voto medio assegnato è 5,74 su 10.
Come spiega Alessandra Ghisleri, amministratore delegato di Euromedia Research, “nel 2025 quasi un italiano su due ritiene che il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, non sia pienamente rispettato. Le valutazioni positive si concentrano in alcune regioni del Nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, rafforzando la percezione di un sistema sanitario diseguale, legato più alle performance territoriali che a standard nazionali uniformi”.
Secondo Ghisleri, il giudizio sul Servizio sanitario nazionale risente non solo della quantità delle risorse disponibili, ma anche di una gestione percepita come inefficiente e della mancanza di priorità politiche chiare.
Nel complesso, il quadro che emerge dall’indagine è fatto di luci e ombre: gli italiani continuano a considerare la sanità un bene pubblico essenziale, ma chiedono più investimenti, maggiore equità territoriale e un accesso più rapido alle innovazioni terapeutiche.

