Endometriosi, fino a 12 anni per una diagnosi: colpisce quasi 1,8 milioni di italiane

endometriosi

Dolori mestruali intensi, stanchezza cronica, difficoltà a concepire. Sintomi che molte donne imparano a sopportare per anni prima di ricevere una diagnosi. L’endometriosi è una patologia cronica e infiammatoria che colpisce milioni di donne, ma resta ancora oggi una malattia spesso invisibile.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, interessa circa il 10% delle donne in età fertile nel mondo, pari a circa 190 milioni di persone. In Italia le donne con diagnosi sono quasi 1,8 milioni, ma il numero reale potrebbe essere più alto proprio a causa delle difficoltà diagnostiche.

Uno dei problemi principali è il tempo che separa i primi sintomi dalla diagnosi: possono trascorrere dai 4 ai 12 anni. Un ritardo che influisce sulla qualità della vita e può rendere più complesso il trattamento della malattia.

Che cos’è l’endometriosi

L’endometriosi si sviluppa quando tessuto simile all’endometrio, la mucosa che riveste l’utero, cresce al di fuori della cavità uterina. Questo tessuto può localizzarsi sulle ovaie, sulle tube o sulla parete pelvica, e in alcuni casi coinvolgere altri organi addominali.

Anche se si trova fuori dall’utero, continua a rispondere agli stimoli ormonali del ciclo mestruale. Questo processo può provocare infiammazione cronica, cicatrici e aderenze, con conseguenze sulla funzionalità degli organi coinvolti.

Il sintomo più comune è il dolore. Tra le manifestazioni più frequenti ci sono dismenorrea intensa, dolore pelvico cronico, dolore durante i rapporti sessuali, durante la minzione o la defecazione, oltre a stanchezza persistente.

Fertilità e qualità della vita

L’endometriosi può avere un impatto significativo anche sulla fertilità. Secondo i dati del Ministero della Salute, tra il 30% e il 40% delle donne con questa patologia può avere problemi di fertilità o subfertilità.

La malattia influisce inoltre su diversi aspetti della vita quotidiana: dal lavoro alla vita sociale, fino al benessere psicologico. Proprio per questo la diagnosi precoce rappresenta uno degli elementi più importanti per limitare le conseguenze della patologia.

Diagnosi e terapie

L’endometriosi viene classificata in quattro stadi, in base all’estensione delle lesioni e al coinvolgimento degli organi pelvici. Nei casi più avanzati possono comparire cisti ovariche e aderenze importanti tra gli organi.

La diagnosi si basa su una combinazione di strumenti: anamnesi clinica, ecografia transvaginale o pelvica e risonanza magnetica nei casi più complessi.

Attualmente non esiste una cura definitiva, ma diverse terapie permettono di controllare i sintomi. I trattamenti ormonali possono ridurre il flusso mestruale e il dolore, mentre gli antinfiammatori aiutano a gestire i sintomi.

Quando necessario si può ricorrere alla chirurgia laparoscopica, che consente di rimuovere le lesioni e preservare gli organi pelvici, con possibili benefici anche sulla fertilità.

Il problema della normalizzazione del dolore

Uno degli ostacoli alla diagnosi è la tendenza a considerare il dolore mestruale come qualcosa di normale. Un sondaggio nazionale promosso dalla Fondazione italiana endometriosi, basato su oltre 830 testimonianze, mostra quanto questa percezione sia diffusa.

Il 91% delle partecipanti dichiara di essersi sentita dire almeno una volta che il dolore del ciclo è “normale”. Inoltre due donne su tre raccontano di non essere state credute quando parlavano dei propri sintomi.

Anche nel rapporto con il sistema sanitario emergono criticità: quasi il 46% delle intervistate afferma che il proprio dolore è stato minimizzato, mentre solo circa una donna su cinque dice di essersi sentita pienamente ascoltata dai professionisti sanitari.

Marzo mese della consapevolezza

Proprio per aumentare l’attenzione su questa patologia, marzo è dedicato alla consapevolezza sull’endometriosi. Iniziative di informazione e campagne pubbliche puntano a migliorare la conoscenza dei sintomi e a ridurre i ritardi diagnostici.

Secondo gli esperti, riconoscere i segnali precoci e parlarne apertamente rappresenta il primo passo per contrastare una malattia che colpisce milioni di donne e che, ancora oggi, troppo spesso rimane nascosta.

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