Il diabete cresce, ma soprattutto cambia scala: sempre più persone coinvolte, più complicanze, più pressione sul sistema sanitario. Non è solo una malattia cronica, è una priorità di salute pubblica che impone una strategia strutturata.
In Italia oltre 4 milioni di persone convivono con il diabete, a cui si aggiunge una quota stimata di circa 3 milioni tra non diagnosticati e soggetti ad alto rischio. La prevalenza cresce con l’età: raggiunge il 15,5% tra i 65 e i 74 anni e supera il 20% tra gli over 85. Il legame con gli stili di vita resta evidente: il diabete riguarda il 12,5% delle persone sedentarie e il 17,4% di quelle con obesità.
“Con un impatto economico complessivo sul Servizio sanitario nazionale pari a 20 miliardi di euro l’anno, tra costi diretti e indiretti, gli oltre 4 milioni di italiani che convivono con il diabete rappresentano oggi una priorità assoluta di salute pubblica”, evidenzia Salvatore De Cosmo, presidente Fesdi e Amd. “A questi si aggiungono le persone che non sanno ancora di avere la malattia e quelle ad alto rischio di svilupparla, stimate in circa 3 milioni. Inoltre, le complicanze correlate al diabete possono ridurre l’aspettativa di vita in media di 6 anni”.
Strategia nazionale 2026-2028 e coordinamento degli interventi contro il diabete
Gli Stati generali sul diabete puntano alla definizione di una strategia nazionale 2026-2028, con l’obiettivo di superare frammentazioni e disuguaglianze. Il confronto coinvolge istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti e si sviluppa su quattro direttrici: governance sanitaria, digitale, salute, ricerca e innovazione.
“Questo appuntamento- dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci – dimostra che in Italia c’è un impegno forte e condiviso per ridurre la prevalenza di una patologia che è in costante aumento, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Durante questa legislatura sono stati adottati provvedimenti incisivi nella lotta al diabete e continua ad esserci un’attenzione costante da parte delle istituzioni. Il diabete, come tutte le patologie croniche non trasmissibili, è correlato agli stili di vita oltre che a condizioni socio-economiche svantaggiate. In questo scenario, il ministero della Salute ha definito una strategia diretta a promuovere la prevenzione primaria, a rendere accessibili a tutti le innovazioni terapeutiche e la digitalizzazione dell’assistenza, necessaria a ridurre disuguaglianze e a migliorare il monitoraggio dei pazienti. Sono queste le azioni chiave che abbiamo messo in atto e su cui continueremo a investire per una presa in carico efficace e tempestiva dei pazienti affetti da diabete”.
Un cambio di paradigma: dalla cura al sistema
Il punto non è più solo trattare la malattia, ma ripensare l’intero modello di gestione. “Questi dati dimostrano con chiarezza che la diabetologia non può più limitarsi alla sola gestione clinica del singolo paziente: deve diventare un motore di innovazione sistemica, capace di integrare ricerca, tecnologie digitali, prevenzione e governance, per costruire modelli nazionali sostenibili, personalizzati e orientati alla riduzione delle disuguaglianze territoriali. In questo percorso, Fesdi si propone come guida, con l’obiettivo di trasformare il diabete in un modello di innovazione responsabile per l’intero sistema sanitario”.
Prevenzione, integrazione e accesso alle cure
“Il diabete è una delle principali sfide di sanità pubblica nel nostro Paese, non solo per la sua crescente diffusione ma anche per l’impatto che ha sulla qualità della vita delle persone e sulla sostenibilità del sistema sanitario – afferma Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid). “Per affrontare efficacemente questa pandemia – continua – è necessario superare una visione frammentata e adottare un approccio integrato, capace di mettere in relazione clinica, prevenzione, innovazione tecnologica, organizzazione dei servizi e politiche sanitarie. La prospettiva degli ecosistemi proposta dagli Stati Generali sul Diabete va proprio in questa direzione: costruire una strategia condivisa che valorizzi la diabetologia italiana, promuova la ricerca e l’innovazione, sfrutti le opportunità offerte dal digitale e garantisca a tutte le persone con diabete un accesso equo a cure sempre più personalizzate e appropriate”.
Stili di vita e responsabilità condivisa
“Il diabete è una malattia molto comune e sociale, molto impattante sul territorio sia dal punto di vista della salute del paziente che a livello economico, culturale, ambientale”, sottolinea la senatrice Daniela Sbrollini. “Occorre lavorare sulla prevenzione – continua – promuovere stili di vita corretti, una sana alimentazione e favorire soprattutto il movimento: lo sport va visto come uno dei farmaci naturali”.
“L’alleanza fra mondo scientifico, istituzioni e pazienti è determinante nel contrasto all’emergenza che oggi il diabete rappresenta per il nostro sistema sanitario. Il diabete, come l’obesità, comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto, dei suoi famigliari e di coloro che se ne prendono cura. Le riforme in atto, che ridisegnano l’assetto dei servizi e della presa in carico dei pazienti in ottica di prossimità territoriale, rappresentano la chiave di volta per migliorare il benessere delle comunità e per garantire più sostenibilità al Servizio sanitario nazionale” conclude Sbrollini.


