Vivere con l’endometriosi: una donna su 4 penalizzata nei percorsi di studio o lavoro

endometriosi

Non è solo dolore. Per molte donne l’endometriosi significa assenze a scuola, difficoltà negli esami, lavoro compromesso e opportunità perse. Una malattia cronica che non resta confinata al corpo, ma entra nei percorsi di vita e li modifica lasciando un segno profondo quando si manifesta in giovane età e viene diagnosticata tardi. È qui che l’endometriosi smette di essere solo un problema sanitario e diventa anche una questione sociale.

Una malattia diffusa che incide su studio e lavoro

In Italia oltre 1 milione e 800 mila donne convivono con l’endometriosi. Secondo uno studio dell’Università Cattolica di Milano, che ha coinvolto 971 pazienti, fino a una donna su quattro sperimenta un impatto rilevante sui percorsi formativi e lavorativi.

La ricerca stima che circa 306 mila donne possano incontrare difficoltà nello studio e 396 mila limitazioni nella vita professionale a causa della malattia. Un dato che evidenzia come l’endometriosi non incida solo sulla salute, ma anche sulle traiettorie personali.

Il nodo dell’adolescenza e del ritardo diagnostico

Il momento più critico è spesso l’adolescenza. Quando i sintomi compaiono presto e la diagnosi arriva in ritardo, l’impatto aumenta in modo significativo.

In questo sottogruppo, il 55% delle pazienti riporta frequenti assenze scolastiche, il 38% una riduzione del rendimento e il 34% difficoltà nella preparazione di esami o test. Un effetto che può innescare un vero e proprio “processo a cascata”: il percorso di studi si indebolisce e, di conseguenza, si riducono anche le opportunità lavorative future.

Lavoro, presenteismo e disuguaglianze

Le difficoltà non si fermano all’ambito scolastico. Circa una donna su cinque (22%) segnala un impatto moderato-alto sul lavoro, percentuale che supera il 28% nei casi con esordio precoce e diagnosi tardiva.

Tra gli aspetti più critici emerge il presenteismo, ovvero la tendenza a lavorare nonostante i sintomi, con un calo della produttività. A questo si aggiungono episodi di discriminazione: il 24% delle donne dichiara di averne subiti, dato che sale al 29% nel gruppo più a rischio.

Consapevolezza e visibilità: il ruolo dei social

Negli ultimi giorni l’influencer Giorgia Soleri ha contribuito a riaccendere l’attenzione sul tema, mostrando in un post il gonfiore addominale legato alla malattia. Un contenuto che ha riportato al centro una delle conseguenze dell invisibile, ma diffusa.

Fertilità: un quadro più complesso della percezione comune

L’endometriosi è anche una delle principali cause di infertilità femminile: circa il 30-40% delle donne può incontrare difficoltà nel concepimento. Tuttavia, la diagnosi non equivale a una sentenza.

“Oggi – spiega Mauro Cozzolino, ginecologo esperto in medicina della riproduzione – grazie a una maggiore consapevolezza dei sintomi e a strumenti diagnostici sempre più accurati, molte donne con forme lievi di endometriosi riescono a concepire spontaneamente”.

Nei casi selezionati, la chirurgia laparoscopica può migliorare le probabilità di gravidanza, con tassi tra il 40% e il 60% entro 12 mesi. Anche le tecniche di procreazione medicalmente assistita offrono risultati comparabili ad altre condizioni di infertilità, con probabilità cumulative che possono superare il 60%.

Diagnosi precoce e pari opportunità

“Proiettando i risultati dello studio sulle stime dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui circa 1 milione e 800 mila donne in Italia convivono con una diagnosi di endometriosi, si può stimare che circa 306.000 donne possano incontrare sfide nei percorsi formativi e circa 396.000 difficoltà lavorative moderate o rilevanti associate alla malattia. L’adolescenza è il periodo critico in cui si modella la traiettoria di vita delle donne con endometriosi. La diagnosi precoce e una maggiore consapevolezza in ambito scolastico, universitario e professionale sono essenziali non solo per la salute, ma per garantire la parità di opportunità e proteggere il potenziale di vita delle donne”, conclude la professoressa Federica Facchin.

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