Merendine, bibite gassate, piatti pronti, snack confezionati: i cibi ultraprocessati sono ormai protagonisti sulle tavole di milioni di persone in tutto il mondo, conquistando un posto sempre più ampio. In alcuni Paesi ad alto reddito arrivano a rappresentare fino al 50-60% del cibo consumato ogni giorno. Eppure, fino ad oggi, si sapeva sorprendentemente poco su cosa questi alimenti facciano alla nostra fertilità. Uno studio pubblicato su “Human Reproduction”, una delle principali riviste mondiali di medicina riproduttiva, colma per la prima volta questa lacuna e i risultati dovrebbero far riflettere chiunque stia pensando di allargare la famiglia.
Lo studio: 800 coppie seguite dal concepimento
La ricerca, condotta da un team dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, ha analizzato i dati di 831 donne e 651 partner maschili arruolati nel “Generation R Study Next Programme”, uno studio prospettico su base di popolazione che ha seguito i genitori dal periodo preconcezionale fino all’infanzia dei figli. Le coppie sono state reclutate tra il 2017 e il 2021.
Attraverso un questionario somministrato intorno alla dodicesima settimana di gravidanza, i ricercatori hanno ricostruito le abitudini alimentari di entrambi i partner, classificando ogni alimento come ultraprocessato o non ultraprocessato. Il consumo medio di cibi ultraprocessati si attestava al 22% dell’apporto totale giornaliero per le donne e al 25% per gli uomini.
Lo studio ha poi incrociato questi dati con tre parametri fondamentali: il tempo necessario per il concepimento, il rischio di subfertilità (definita come un’attesa superiore ai 12 mesi o il ricorso alla procreazione assistita) e, soprattutto, lo sviluppo embrionale nelle primissime settimane, misurato tramite ecografie transvaginali a 7, 9 e 11 settimane di gestazione.
Uomini e donne: effetti diversi, ma ugualmente preoccupanti
I risultati mostrano un quadro articolato, con effetti che si differenziano a seconda del sesso. Negli uomini, un maggiore consumo di cibi ultraprocessati è risultato associato a un rischio più elevato di subfertilità e a tempi più lunghi per raggiungere la gravidanza. Un’associazione che gli autori spiegano con la particolare sensibilità degli spermatozoi alla composizione della dieta.
Nelle donne, invece, il consumo di questi alimenti non ha mostrato un legame costante con la subfertilità o i tempi di concepimento, ma ha rivelato qualcosa di più sottile e, per certi versi, ancora più significativo: una crescita embrionale lievemente più lenta e sacchi vitellini di dimensioni ridotte già alla settima settimana di gravidanza. Il sacco vitellino è una struttura essenziale nei primissimi stadi dello sviluppo: una sua alterazione è stata associata a un aumento del rischio di aborto spontaneo e parto prematuro. Analogamente, una crescita embrionale più lenta nel primo trimestre è correlata a un maggior rischio di nascita prematura, basso peso alla nascita e problemi cardiaci e vascolari nell’infanzia.
“Queste differenze nello sviluppo umano precoce erano piccole, ma sono importanti”, spiega Celine Lin, dottoranda all’Erasmus University Medical Center e prima autrice dello studio. “Abbiamo dimostrato per la prima volta che il consumo di questi alimenti non è importante solo per la salute della madre, ma può anche essere correlato allo sviluppo della prole”.
“Una dieta povera di cibi ultraprocessati è meglio per entrambi i partner”
A coordinare la ricerca è stata Romy Gaillard, pediatra e professoressa associata di epidemiologia dello sviluppo all’Erasmus University Medical Center. “Nonostante gli alimenti ultraprocessati siano così comuni nella nostra alimentazione, si sa molto poco sulla loro potenziale relazione con la fertilità e lo sviluppo umano precoce”, osserva. I risultati, aggiunge, “suggeriscono che una dieta povera di cibi ultraprocessati sarebbe la migliore per entrambi i partner, non solo per la loro salute, ma anche per le loro possibilità di gravidanza e per la salute del nascituro”.
Un messaggio che suona come un invito a ridurre il consumo di questi alimenti soprattutto nel periodo del concepimento e durante la gravidanza e che vale, sottolineano i ricercatori, tanto per le future madri quanto per i futuri padri.
Un cambio di prospettiva: la fertilità è una responsabilità di coppia
Forse l’aspetto più innovativo dello studio non riguarda i numeri, ma il punto di vista. “Dovremmo abbandonare l’idea che solo la salute e lo stile di vita delle future madri siano importanti”, afferma Gaillard. “La salute e lo stile di vita sia della futura madre che del futuro padre giocano un ruolo importante. I nostri risultati evidenziano la necessità di prestare maggiore attenzione alla salute maschile nel periodo preconcezionale, che tradizionalmente è stata trascurata”.
Si tratta di un cambio di paradigma significativo: per decenni la medicina riproduttiva ha concentrato l’attenzione quasi esclusivamente sulla donna, relegando la salute dell’uomo a un ruolo secondario. Questo studio suggerisce che tale impostazione vada ripensata.
I limiti e le prossime domande
Gli autori sono i primi a sottolineare i limiti della ricerca. Trattandosi di uno studio osservazionale, i dati mostrano associazioni statistiche, non relazioni di causa-effetto dimostrate. “È importante sottolineare che i risultati mostrano delle associazioni, ma non possono dimostrare effetti causali diretti”, precisa Gaillard.
Restano aperti numerosi interrogativi. Sono le carenze nutrizionali di questi alimenti a fare la differenza, o piuttosto la maggiore esposizione ad additivi e microplastiche? Le piccole differenze osservate nello sviluppo embrionale precoce avranno conseguenze misurabili sulla crescita e sulla salute dei bambini negli anni successivi? “Vogliamo studiare se queste differenze precoci abbiano conseguenze sugli esiti della gravidanza e sullo sviluppo della prole durante l’infanzia”, annuncia Gaillard.
Per ora, in attesa di risposte più definitive, il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: quando si parla di fertilità e di salute della prole, ciò che mangiamo e ciò che mangia il nostro partner conta più di quanto si pensasse.

