Prendere le cellule immunitarie di un bambino malato, modificarle geneticamente in laboratorio e reiniettarle nell’organismo perché diventino cacciatori precisi del bersaglio sbagliato. Non è fantascienza, ma la realtà delle terapie Car-T, e i risultati che stanno emergendo nei reparti di oncoematologia pediatrica sono tali da ridisegnare le aspettative di cura per alcune delle patologie più gravi dell’età evolutiva. A tracciare il quadro è Franco Locatelli, responsabile dell’Oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, all’81esimo Congresso della Società Italiana di Pediatria in corso a Padova.
Il fronte oncologico è quello dove le Car-T hanno già mostrato il meglio di sé. Ogni anno in Italia circa 400 bambini e adolescenti ricevono una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta, il tumore pediatrico più frequente. Nei casi recidivati, quelli che fino a pochi anni fa offrivano le prospettive più sconfortanti, le Car-T raggiungono tassi di remissione completa tra l’80 e il 90%. Anche sul neuroblastoma, uno dei tumori solidi pediatrici più aggressivi, i dati sono incoraggianti: risposta nel 66% dei pazienti con malattia resistente alle terapie tradizionali, e sopravvivenza a cinque anni superiore al 40% nei casi più avanzati, rispetto a un misero 15% con le cure convenzionali.
Ma la vera notizia che arriva da Padova riguarda un campo ancora più inatteso: le malattie autoimmuni. Lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite, sclerosi sistemica, patologie che nei bambini che non rispondono alle terapie convenzionali significano anni di immunosoppressione cronica, con tutti gli effetti collaterali sulla crescita e sulla qualità di vita che ne derivano. Uno studio condotto al Bambino Gesù e pubblicato su Nature Medicine ha trattato bambini refrattari con Car-T anti-CD19, ottenendo remissioni complete e la sospensione delle terapie immunosoppressive. Alcuni pazienti sono liberi da malattia a tre anni dal trattamento.
Il meccanismo, spiega Locatelli, è quello che lui definisce un “reset del sistema immunitario”: “Le cellule responsabili dell’autoimmunità vengono eliminate e, quando il sistema immunitario si ricostruisce, le cellule B che portavano all’aggressione sull’organismo del paziente non si ripresentano.” In termini pratici, significa poter interrompere cure croniche pesanti invece di gestirle per decenni.
La prospettiva futura è ancora più ambiziosa. “Nei prossimi anni”, conclude Locatelli, “le Car-T potrebbero essere utilizzate sempre più precocemente per prevenire danni irreversibili a organi come reni, polmoni o sistema nervoso.” Non più solo ultima spiaggia, dunque, ma strumento di intervento precoce. Una traiettoria che, se confermata dai trial in corso, potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui la medicina pediatrica affronta alcune delle sue sfide più difficili.


