Condizionatori in 6 case su 10, l’allarme dei medici: attenzione alla qualità dell’aria indoor

condizionatori

Con il caldo che arriva sempre prima e dura sempre più a lungo, i condizionatori sono diventati una presenza stabile nelle case degli italiani. Ma mentre ci preoccupiamo di tenere fuori l’afa, rischiamo di trascurare un altro problema: la qualità dell’aria che respiriamo tra le mura domestiche. Secondo la Società italiana di medicina ambientale (Sima), un uso sempre più diffuso degli impianti di climatizzazione, se non accompagnato da un’adeguata ventilazione degli ambienti, può favorire l’accumulo di sostanze inquinanti indoor con possibili conseguenze sulla salute.

Condizionatori in crescita nelle case italiane

Oggi circa il 60% delle abitazioni italiane dispone di un sistema di condizionamento dell’aria. Un dato che, secondo la Sima, è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, parallelamente all’aumento delle temperature estive e alla maggiore frequenza delle ondate di calore.

“Negli ultimi anni si è assistito in Italia non solo ad un progressivo aumento delle temperature medie nei mesi estivi, ma anche ad un allungamento del periodo caldo, cui si affianca il fenomeno delle cosiddette ondate di calore”, sottolinea la società scientifica. In molte aree del Paese i termometri superano ormai i 30 gradi già a maggio e rimangono su livelli elevati fino a settembre inoltrato.

Il rischio nascosto dell’aria indoor

Il problema non riguarda il condizionatore in sé, ma il fatto che ambienti sempre più chiusi e climatizzati possono favorire la permanenza di inquinanti nell’aria interna. A evidenziarlo è uno studio preliminare realizzato dalla Sima in collaborazione con Velux Italia, che ha analizzato la dispersione dei composti organici volatili (Voc), una delle principali categorie di inquinanti indoor.

I Voc possono provenire da detergenti, prodotti per l’igiene personale, vernici, materiali da costruzione e numerose attività quotidiane. L’esposizione è associata a irritazioni delle vie respiratorie, mal di testa, affaticamento e, nei casi di esposizione prolungata, a rischi più rilevanti per l’apparato respiratorio e cardiovascolare.

La differenza la fa la ventilazione

Lo studio è stato condotto in un ambiente domestico reale, un bagno, considerato tra gli spazi più soggetti all’accumulo di sostanze inquinanti. I risultati mostrano differenze marcate a seconda della ventilazione disponibile.

In assenza di ricambio d’aria, le concentrazioni di composti organici volatili rimangono elevate per molte ore e tornano ai livelli iniziali solo dopo circa 15 ore. Con i condizionatori il tempo si riduce a circa tre ore. La ventilazione naturale si è dimostrata la soluzione più rapida: aprendo le finestre, i valori tornano alla normalità in meno di 40 minuti.

“I risultati preliminari della nostra ricerca confermano quanto la qualità degli ambienti interni rappresenti una priorità per la salute pubblica. La ventilazione naturale è uno strumento di prevenzione semplice ma essenziale per ridurre l’esposizione quotidiana agli inquinanti indoor”, afferma Alessandro Miani, presidente della Sima.

Una questione di salute pubblica

Secondo gli esperti, il tema della qualità dell’aria indoor dovrebbe affiancarsi sempre più a quello dell’efficienza energetica degli edifici. Trascorriamo infatti gran parte della giornata in ambienti chiusi, soprattutto durante i periodi di caldo intenso.

“Questi dati rivelano chiaramente che la qualità degli ambienti interni deve affiancare in modo strutturale il tema della sicurezza energetica. Integrare luce e ventilazione naturali e comfort abitativo significa progettare edifici più salubri e più vicini alle esigenze reali delle persone”, osserva Lorenzo Di Francesco, Public Affairs Manager di Velux Italia.

In altre parole, il condizionatore può aiutare a combattere il caldo, ma non dovrebbe sostituire il ricambio d’aria. Aprire regolarmente le finestre, anche per pochi minuti, resta una delle strategie più semplici ed efficaci per migliorare la qualità dell’aria domestica.

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