Tra ultrasuoni, algoritmi predittivi e ricerca applicata, Hitasonix lavora a una nuova generazione di strumenti per la medicina del futuro.
L’ecografia è una tecnologia presente da decenni nella pratica clinica, ma oggi sta vivendo una nuova fase di evoluzione. Dispositivi sempre più piccoli, portatili e accessibili stanno ampliando gli ambiti di utilizzo ben oltre l’ospedale tradizionale, mentre l’intelligenza artificiale inizia a supportare medici e specialisti nell’interpretazione delle immagini e nella raccolta dei dati.
In questo scenario si inserisce Hitasonix, startup specializzata nello sviluppo di software e soluzioni per l’ecografia ultraportatile. L’azienda lavora a stretto contatto con medici, università e ricercatori per sviluppare strumenti in grado di rendere la diagnostica più rapida, diffusa e precisa. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato Emanuele Moccia.
Come nasce Hitasonix e da quale esigenza siete partiti?
È nata nel 2023 dall’esperienza diretta maturata nel settore degli accessi vascolari, cioè quelle procedure che permettono di inserire cateteri utilizzati poi per terapie o trattamenti ospedalieri. Io e il mio socio lavoravamo già in questo ambito e, osservando il lavoro degli operatori sanitari sul campo, ci siamo resi conto che molte procedure potevano essere rese più semplici ed efficienti grazie alla tecnologia. In particolare, per inserire correttamente alcuni cateteri vengono utilizzati due strumenti distinti: l’ecografo, che serve a guidare la puntura del vaso sanguigno, e l’elettrocardiogramma, che invece aiuta a verificare il corretto posizionamento del catetere. Questo sistema comporta passaggi separati, perdita di tempo e una gestione meno fluida della procedura.
Da qui è nata l’idea di sviluppare una soluzione più integrata, capace di semplificare il lavoro degli operatori e migliorare l’utilizzo dell’ecografia in ambito clinico.
Di che cosa si occupa oggi l’azienda?
La diagnostica per immagini negli ultimi anni si è evoluta moltissimo. Si sta andando verso una vera democratizzazione della tecnologia, con dispositivi sempre più piccoli, performanti e collegabili a strumenti commerciali come tablet o smartphone.
Prima l’ecografia era legata soprattutto a grandi infrastrutture ospedaliere e a macchinari molto ingombranti. Oggi, invece, sta entrando trasversalmente in tantissimi ambiti grazie all’ultra-portabilità e alla riduzione dei costi. Noi lavoriamo proprio su questo: sviluppiamo software per sistemi ultraportatili e collaboriamo con specialisti che vogliono portare l’ecografia in nuovi ambiti o migliorare procedure già esistenti.
Oggi si parla molto di medicina predittiva. In che modo il vostro lavoro si inserisce in questo cambiamento?
L’ecografia è una tecnologia che permette di ‘vedere’ all’interno del corpo e il suo sviluppo futuro va sempre di più verso l’utilizzo da remoto e a domicilio. Ci sono già progetti che permettono, per esempio, a una donna in gravidanza di monitorarsi da casa tramite un dispositivo collegato allo smartphone, con il supporto remoto di uno specialista. Questo consente di controllare l’andamento della gravidanza, individuare eventuali complicanze e capire se è necessario un approfondimento clinico. La direzione è quella di una medicina sempre più accessibile, preventiva e distribuita, dove il paziente può essere seguito anche fuori dall’ospedale.
Che ruolo ha oggi l’intelligenza artificiale nell’ecografia?
Al momento è soprattutto uno strumento di supporto al medico. Viene utilizzata per automatizzare misurazioni, riconoscere strutture anatomiche o facilitare l’interpretazione delle immagini. Il grande limite oggi è normativo. Con il nuovo regolamento europeo Mdr sui dispositivi medici è diventato molto più complesso e oneroso certificare sistemi che abbiano un ruolo diagnostico diretto. Per questo molti strumenti AI vengono ancora classificati come supporti educational o operativi e non come dispositivi diagnostici autonomi. Però i primi sistemi certificati stanno arrivando e il settore si sta evolvendo rapidamente.
Quali applicazioni state sviluppando concretamente?
Uno dei progetti più interessanti che abbiamo sviluppato riguarda la nutrizione. Insieme ad alcuni specialisti abbiamo creato un sistema chiamato Ultracomp One che permette di stimare la composizione corporea del paziente. L’ecografia nella nutrizione esisteva già, ma noi abbiamo migliorato il workflow integrando anche un modello di intelligenza artificiale in grado di identificare e misurare grasso e muscolo direttamente dalle immagini ecografiche. Questi dati vengono poi elaborati attraverso algoritmi predittivi che restituiscono una valutazione della composizione corporea. Oggi il prodotto è già sul mercato e viene utilizzato da decine di professionisti.
Quanto è importante rendere la diagnostica più accessibile, veloce e meno invasiva?
È fondamentale. L’ecografia ha un enorme vantaggio: non utilizza radiazioni, non richiede preparazioni invasive ed è una tecnica relativamente semplice da utilizzare. Inoltre, esistono applicazioni molto promettenti anche nella ricerca. Noi lavoriamo con università e centri accademici che utilizzano i nostri sistemi per studiare nuovi impieghi degli ultrasuoni. Per esempio, elaborando alcuni segnali ecografici particolari si possono ottenere informazioni che normalmente non sarebbero visibili nell’immagine tradizionale. Questo apre scenari molto interessanti, come lo studio dell’osteoporosi o della qualità ossea attraverso tecniche non invasive.
Quanto conta oggi la collaborazione tra medicina, ricerca e tecnologia?
Tantissimo. Molti progetti nascono proprio dalla collaborazione con università, ricercatori o specialisti che individuano un problema concreto e vogliono sviluppare una soluzione.
Noi lavoriamo con realtà come il Politecnico di Milano, la Statale, Verona e Pisa. Spesso da un progetto di ricerca può nascere uno spin-off o un prodotto vero e proprio destinato al mercato. L’innovazione nel settore health oggi nasce sempre più dall’incontro tra competenze diverse: mediche, tecnologiche e scientifiche.
Qual è il vostro punto di forza in un mercato dominato da grandi multinazionali?
Essere una realtà piccola e snella può diventare un vantaggio competitivo importante. I grandi gruppi internazionali hanno processi decisionali molto più lunghi e strutture più complesse. Noi invece riusciamo a muoverci rapidamente, a stare a stretto contatto con specialisti, ricercatori e professionisti sanitari e a trasformare più velocemente un’esigenza concreta in una soluzione tecnologica. Questo ci permette di portare innovazione in tempi più rapidi e di lavorare in modo molto più flessibile rispetto a loro.

