18 Novembre 2019

Il ritardo dei fascicoli sanitari elettronici: intervista all’ex Ministro della Salute

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

In America un’inchiesta di Fortune e Khn sulla digitalizzazione del sistema sanitario americano sta facendo scalpore. Molti dei fascicoli sanitari elettronici (Fse) implementati negli Stati Uniti presentano limiti e problemi tecnologici. La presenza di bug in alcuni software e la difficoltà di comunicazione tra i diversi sistemi si sono tradotte in errori medici di svariata entità. Sono state sporte diverse denunce. In Italia il processo di digitalizzazione (e l’introduzione dei fascicoli sanitari elettronici) è ancora in fase di implementazione, ma il governo cosa sta facendo per evitare che si verifichino gli stessi incidenti verificatisi in Usa? Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate? Fortune Italia, lo scorso maggio, lo ha chiesto all’allora ministro della Salute Giulia Grillo per fare il punto sulla situazione.

Secondo quanto riportato dal sito governativo dedicato, il fascicolo sanitario elettronico attualmente è attivo in 18 Regioni. Quali sono le tempistiche previste per un’implementazione del sistema in tutte le Regioni?
La complessità del sistema fascicolo sanitario elettronico (Fse), che vede il coinvolgimento di molteplici attori: ministero della Salute, Mef, Agid, Regioni, strutture sanitarie, medici e cittadini, non ha consentito il rispetto delle tempistiche inizialmente previste per l’implementazione del Fse su tutto il territorio nazionale e definite dall’art.12 del Decreto-Legge 18 ottobre 2012, n. 179. Tuttavia negli ultimi 3 anni, sono aumentate del 90% le adesioni regionali al Fse e oggi sono oltre 11 milioni i cittadini che hanno autorizzato l’alimentazione del proprio fascicolo. Tale processo sarà ulteriormente agevolato attraverso il potenziamento dell’apposito portale nazionale.

Quali le maggiori criticità incontrate in questo processo?
Una prima criticità si riscontra nel coordinamento di tutti gli attori nella realizzazione di un progetto così complesso che sottende un adeguamento di tutti i processi coinvolti nell’erogazione dei servizi sanitari. Per permettere il colloquio e la circolarità delle informazioni è necessario che tutti i sistemi informatici delle strutture sanitarie si adeguino ai formati (standard) definiti al livello nazionale e condivisi da tutte le regioni e ci sia un pieno coinvolgimento anche dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Un’ulteriore criticità è l’acquisizione del consenso da parte del cittadino per l’attivazione e alimentazione del Fse, che precede quelli relativi alla consultazione da parte degli operatori sanitari e all’acquisizione della documentazione pregressa. Inoltre l’accesso tramite Spid risente dell’ancora limitata diffusione di questo sistema di identificazione.

Quali sono gli sforzi attivi del governo e delle Regioni per portare a regime la digitalizzazione dei fascicoli sanitari secondo i termini previsti?
Al fine di coordinare le attività di realizzazione dei sistemi di Fse da parte delle Regioni è stato istituito presso il ministero della Salute, nell’ambito della cabina di regia del nuovo sistema informativo sanitario (Nsis), il tavolo tecnico di monitoraggio e indirizzo per l’attuazione del Fse cui sono affidati i compiti di monitoraggio dello stato di attuazione e utilizzo del Fse nonché di definizione dei contenuti, formati e standard dei documenti sanitari e dei servizi. Nell’ambito del tavolo operano nove gruppi di lavoro che hanno elaborato o stanno elaborando documenti relativi a: referti; verbale di pronto soccorso e lettera di dimissione; dossier farmaceutico; dichiarazioni di volontà; prescrizioni, erogazione di farmaci e promemoria della ricetta; bilanci di salute, vaccinazioni e certificati medici; taccuino; esenzioni; prestazioni di assistenza protesica. Tali gruppi tecnici hanno proprio la finalità di svolgere l’attività di raccordo a livello nazionale e aiutare le Regioni nell’attuare il progetto andando a definire gli aspetti prioritari (ai lavori partecipano anche rappresentanti del Garante per la protezione dei dati personali).
Inoltre, la legge di bilancio per il 2018 ha previsto all’articolo 1, comma 1072, un fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del paese tra le amministrazioni centrali dello Stato le cui risorse sono tra l’altro destinate per gli interventi necessari alla realizzazione del progetto Fascicolo sanitario elettronico sia da parte delle regioni che dell’Infrastruttura nazionale per l’interoperabilità (Ini) del ministero dell’Economia e delle finanze. Le risorse del fondo, per un totale di oltre 200 mln di euro, sono da utilizzarsi negli anni 2018, 2019, 2020 e 2021 per interventi che riguardano: la digitalizzazione e indicizzazione dei documenti sanitari regionali sia degli erogatori pubblici che privati convenzionati; l’interoperabilità del Fse con Ini; la corretta gestione delle anagrafi regionali degli assistiti e interconnessione con l’anagrafe nazionale degli assistiti ovvero con il sistema tessera sanitaria; l’ attivazione di canali alternativi per il rilascio del consenso da parte dell’assistito; la diffusione del Fse per gli assistiti e operatori Ssn attraverso di campagne di comunicazione istituzionale.

Quali sono gli sforzi attivi del governo e delle Regioni per omogenizzare la situazione a macchia di leopardo?
La legge di bilancio per il 2017 ha previsto, la possibilità per le Regioni di avvalersi in completa sussidiarietà dei servizi offerti dall’infrastruttura nazionale per l’interoperabilità dei Fse realizzata dal Ministero dell’economia e delle finanze nell’ambito del sistema tessera sanitaria. Di tale avvalimento hanno fatto richiesta 4 regioni: Campania, Calabria, Sicilia e Abruzzo. Inoltre negli adempimenti oggetto di verifica annuale ai fini dell’accesso alla quota premiale del finanziamento del Ssn, sono stati aggiunti adempimenti specifici sul Fse per i quali sono stati definiti indicatori di monitoraggio su cui tutte le regioni vengono misurate.

Sempre sul sito governativo, sono indicate regioni come la Toscana, in cui la percentuale di fascicoli ‘realizzati’ è al 100%, la percentuale di assistiti della regione che hanno attivato il fascicolo è al 62%, la percentuale di operatori abilitati al Fse è al 100%, ma la percentuale di medici della regione che utilizzano il fascicolo è lo 0%. Come si possono spiegare queste incongruenze?
Il Regolamento in materia di fascicolo sanitario elettronico, il primo dei provvedimenti attuativi previsti per la disciplina dei diversi aspetti che attengono all’istituzione e utilizzo del Fse, individua, all’articolo 12, i soggetti che concorrono alla alimentazione del Fse. Tra questi in particolare vi sono i medici convenzionati con il Ssn (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta). Negli accordi collettivi nazionali (Acn) dei medici convenzionati ad oggi vigenti non è esplicitamente previsto l’obbligo di alimentare il Fse con il profilo sanitario sintetico (patient summary) dei propri assistiti. Tuttavia tale previsione è stata inserita nello schema del nuovo Acn, in fase di negoziazione, proprio per promuovere la piena alimentazione del Fse.

Sono in atto studi per raccogliere informazioni sui benefici dell’adozione di Fse?
Esistono studi specifici che sono stati realizzati da enti indipendenti e di settore. I principali sono pubblicati dal Politecnico di Milano, che annualmente, attraverso l’osservatorio innovazione digitale in sanità, si pone l’obiettivo di analizzare il ruolo delle tecnologie digitali a supporto del miglioramento e dell’innovazione del sistema sanitario tra cui ovviamente il Fse. L’osservatorio è realizzato con il contributo delle principali associazioni di categoria tra cui Federfarma, Federsanità Anci, Fiaso, Fimg, Fism, Himss Europe ed altri.

Sono in atto studi sul corretto funzionamento dei software sui quali poggiano i Fse?
I software utilizzati per l’erogazione del servizio sono continuamente e costantemente monitorati. Ricordiamo, inoltre, che il costante flusso di comunicazione tra gli applicativi software del territorio e l’infrastruttura nazionale permette una verifica in tempo reale del loro corretto funzionamento, intervenendo in caso necessità. Infine, è prevista la definizione di opportuni validatori in grado di verificare il corretto funzionamento degli applicativi software in coerenza con gli standard nazionali.

Gli Stati Uniti sono reduci da uno scandalo: alcuni dei software su cui poggia la digitalizzazione del Ssn americano sembrerebbe presentare dei bug, malfunzionamenti che potrebbero mettere a rischio la salute dei cittadini. Sono state sporte numerose denunce. In Italia cosa si sta facendo per mettersi al riparo da questi rischi?
Nel Ssn esistono regole che tutti devono rispettare tra cui l’utilizzo della rete informatica della pubblica amministrazione: il sistema pubblico di connettività (Spc). La rete, supervisionata e controllata dall’AgID, è in grado di assicurare elevati livelli in materia di sicurezza informatica, di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard anche per la piena interoperabilità e cooperazione applicativa tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell’Unione europea.

 

Articolo di Attilia Burke apparso sul numero di Fortune Italia di maggio 2019.

Clicca qui per la versione cartacea.

Clicca qui per la versione digitale.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.