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Corte dei Conti: il coronavirus è una minaccia per il Pil italiano

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Il Pil italiano potrebbe risentire dell”effetto coronavirus’. E il Governo deve tenere da conto l’impatto del Covid-19 sull’economia del Paese. Ne è convinto il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema che, durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario 2020, ha invitato a “valutare con grande attenzione” il quadro della finanza pubblica anche a valle della spinta al ribasso sull’economia derivante dal coronavirus, che si innesta su un panorama “tutt’altro che confortante”.

E se da una parte le Borse – dall’Europa, Piazza Affari inclusa, a Wall Street – sembrerebbero aver già dimenticato il coronavirus, mentre solo le asiatiche continuano a soffrire, questa mattina l’Ue ha tagliato la stima di crescita 2020 dell’Italia a +0,3%. Come sottolineato anche da Buscema “il 2020 resterà lontano dai ritmi di sviluppo pre-crisi, mentre l’inizio di una ripresa viene collocato nel biennio successivo. Su questo quadro, tutt’altro che confortante, si sono ora innestati impulsi nuovi e in parte imprevisti, che – spiega – sembrano riportare verso il basso le prospettive economiche: dalle tensioni geopolitiche agli effetti, difficili da stimare, del coronavirus sull’economia cinese e, di riflesso, su tutte le altre aree economiche mondiali”.

Proprio per questo motivo, secondo Buscema, l’Italia dovrebbe “monitorare e valutare con grande attenzione l’evoluzione del quadro di finanza pubblica, al fine di prevenire il rischio di deviazioni dal percorso di risanamento di bilancio, a sua volta elemento indispensabile nel ‘rientro’ del debito pubblico verso condizioni di minore vulnerabilità finanziaria”.

“In condizioni di crescita economica bassa e di inflazione ancora al di sotto del target (2 per cento) da anni perseguito soprattutto dalla Banca Centrale Europea, i margini per la riduzione del rapporto debito/Pil si fanno molto stretti. E ciò, a sua volta, – prosegue – rafforza l’esigenza di politiche di bilancio caratterizzate da un alto grado di selettività, imposta anche dalle urgenze, ben presenti nella realtà italiana, che provengono dall’invecchiamento della popolazione e dalla situazione di grave ritardo del sistema infrastrutturale pubblico”.

Queste “urgenze” spingono “verso una più efficace azione di razionalizzazione della spesa pubblica a tutti i livelli di governo e verso una revisione degli strumenti e delle procedure in grado di rimuovere i vincoli che tuttora rallentano la realizzazione dei programmi di investimento pubblico”, conclude.

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