14 Febbraio 2020

Sono in arrivo i peluche didattici del coronavirus

Fortune

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di Lucia Scopelliti – Prima un nome: Sars-CoV-2, scelto da un Comitato internazionale di esperti che si occupa di tenere a battesimo i patogeni emergenti. Ora il peluche, che lo riprodurrà in versione ‘big’, ma così come lo si vede al microscopio, con la sua caratteristica corona data dalla forma delle proteine superficiali (dette non a caso “spike”, spuntoni). Il nuovo coronavirus che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso avrà la sua versione pupazzo “nel giro di un paio di mesi”. Il debutto sul mercato è previsto “ad aprile”, spiega all’AdnKronos Salute Andrew Klein, il presidente dell’azienda che lo produrrà, la GiantMicrobes.

Ma il peluche coronavirus non sarà un gioco. “Come tutti i ‘Giant microbes’, lo scopo del nostro nuovo prodotto sarà l’educazione alla salute, la conoscenza della biologia” e anche un modo per aumentare “la consapevolezza sulla malattia”, puntualizza Klein, rispondendo dal quartier generale della società, a Stamford, Connecticut (Usa). L’azienda è specializzata nel fabbricare ‘alter ego soffici’ di virus, batteri, cellule e organismi di vario genere. Solo un milione di volte più grandi rispetto alla loro dimensione reale, si spiega sul sito web.

Dopo che sono emersi i primi casi di polmonite misteriosa a Wuhan, in Cina, e il nuovo patogeno si è svelato al mondo diventando protagonista di studi e ricerche, “abbiamo ricevuto centinaia di richieste dai nostri clienti e da professionisti della salute pubblica – racconta il presidente della compagnia – per un nuovo prodotto basato sulla Sars e sul nuovo coronavirus. Abbiamo in programma di presentarlo tra qualche mese”.

Ma quale sarà l’aspetto del nuovo coronavirus? I ‘colleghi’ peluche hanno anche occhi e un’espressione che può essere cattiva, perplessa, sorridente, a seconda della loro ‘indole’. Ma sull’imminente new entry c’è ancora riserbo: “Non sono in grado di rispondere – si scusa il vertice dell’azienda – poiché lo sviluppo del nuovo prodotto è ancora in fase di revisione da parte di alcuni consulenti” che vengono reclutati tra il “personale sanitario”.

Il Sars-CoV-2 che tanta sofferenza ha seminato nella vita reale, da peluche potrà fare del bene, in una sorta di catarsi ideale. Come questo possa succedere lo spiega Klein: “Abbiamo in programma di donare una parte del ricavato delle vendite del nostro nuovo coronavirus a un’organizzazione benefica focalizzata sull’istruzione e la ricerca medica. Facciamo lo stesso per molti dei nostri prodotti”, assicura. Nella lista degli enti che hanno beneficiato dell’attività ‘charity’ dell’azienda figurano dalla ‘Michael J. Fox Foundation’ che si occupa di Parkinson e ha ricevuto in donazione una parte del ricavato delle vendite del neurone peluche. Fino all’Amfar, fondazione per la ricerca sull’Aids, che in linea con il tema trattato era abbinata al peluche del virus dell’Hiv.

Negli ambienti universitari e scolastici a indirizzo scientifico, i microbi peluche sono molto popolari. Fra i ‘top seller’ si trovano per esempio il batterio E.Coli, ma anche tutte le varie famiglie di cellule del sangue, dai globuli rossi ai soldati del sistema immunitario, i globuli bianchi. Nella famiglia dei Giant Microbes c’è il cuore e il virus Epstein-Barr portatore della ‘malattia del bacio’, non a caso oggi inserito nell’apposita pagina dedicata a San Valentino sul sito web. C’è il neurone (esaurito al momento), il Dna, il Rhinovirus responsabile del raffreddore per restare in tema di stagione.

I prezzi variano da 5 euro fino a una trentina, a seconda della taglia scelta (da standard a gigante) e i vari peluche vengono proposti anche in pacchi da 12 e più (ovviamente a un prezzo più alto), per soddisfare le esigenze di classi di studenti.

La vetrina digitale della Giant Microbes presenta i suoi prodotti in una varietà di lingue. Gli ordini che arrivano dall’Italia, spiega Klein, vengono spediti dal centro che l’azienda ha nel Regno Unito. I germi peluche sono accompagnati anche da informazioni di carattere scientifico. Nel pacchetto proposto c’è un foglio informativo, con infografica, e una foto di com’è il microbo nella realtà visto attraverso un microscopio.

Anche ai tempi dell’epidemia di Ebola, era arrivato sugli scaffali ‘virtuali’ dell’azienda americana specializzata in malattie il virus versione peluche. Nel giro di poco tempo fece ‘sold out’, in tutto il mondo Italia compresa. Il patogeno che ancora oggi è sotto i fari dell’Organizzazione mondiale della sanità per i casi che si registrano ormai da mesi in Africa nella Repubblica democratica del Congo, veniva proposto anche ‘in piattino di Petri’, cioè all’interno di una piastrina di laboratorio.

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