Advertisement
Cdp Banner Interno

12 Agosto 2020

La corsa alla cannabis light durante l’emergenza Covid

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

L’emergenza del Covid-19 ha rilanciato  il consumo e fatto volare il fatturato di produttori e piattaforme di consegne. Articolo di Chiara Baldi apparso sul numero di Fortune Italia di giugno 2020.

 

Linda ha 32 anni e lavora come infermiera all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Adesso che l’emergenza Covid19 si è placata, è tornata a ritmi di lavoro umani. Ma a marzo, quando nella bergamasca si registravano centinaia di nuovi contagiati ogni giorno, a cui si sommavano le decine di morti nei reparti allestiti ovunque ci fosse un po’ di spazio dentro i nosocomi, Linda – il cui nome è di fantasia – affrontava turni anche di 15 ore al giorno, in uno degli ospedali in prima linea nell’emergenza sanitaria. “Tornavo a casa distrutta”, racconta, “e spesso non riuscivo neanche a dormire. Oppure facevo degli incubi che non mi lasciavano riposare neanche per quelle poche ore in cui poggiavo la testa sul cuscino. Solo che poi il giorno dopo tornare al lavoro era difficilissimo, non avevi le forze, sia fisiche che mentali”. E in quelle settimane tremende, Linda ha provato di tutto: benzodiazepine, Lexotan, Ansiolin, pasticche di melatonina, persino la più classica delle camomille. Poi, un giorno, parlando con altri colleghi nella sua situazione, ha scoperto che poteva usare anche la cannabis light, cioè quella consentita in Italia, con un Thc inferiore allo 0,2%.

 

È così che è arrivata alla Weedbase di Matteo Dubbini, 35 anni, anche lui bergamasco, uno dei soci fondatori della società nata a fine 2016, in concomitanza dell’approvazione della legge 242 che permette la coltivazione della cannabis sativa per usi industriali. Dubbini, nel pieno dell’emergenza Coronavirus, ha donato circa 80mila euro di cannabis sativa della sua produzione – che ha sede a Sanremo, in Liguria – a molti ospedali, medici, infermieri e volontari della Croce Rossa della provincia di Bergamo. Tra cui Linda, appunto. “Volevamo dare una mano alla nostra città che stava vivendo una situazione drammatica. Così abbiamo iniziato a spargere la voce che avremmo donato il nostro prodotto. Pian piano hanno cominciato a contattarci gruppi di medici, infermieri, operatori sanitari… Ci scrivevano su whatsapp, su Facebook, via mail, ovunque. Ricordo che tra i nostri clienti c’è stata anche una coppia, marito e moglie in età non più giovanissima, che lavoravano insieme in ospedale e non ce la facevano più a vedere la gente morire. Noi abbiamo fatto donazioni a chiunque ci dimostrasse che ne avesse bisogno per superare quel momento difficile, ci sembrava giusto poter contribuire con i nostri mezzi a aiutare le persone in difficoltà, soprattutto gli operatori sanitari”, racconta Dubbini, che gestisce la sua attività con altri tre soci e un grower, che si occupa della coltura delle piante. “Il nostro target – aggiunge – è da sempre quello di persone con età superiore ai 27 anni, anche perché il nostro è un prodotto piuttosto costoso, va dai 10 ai 15 euro al grammo”.  

 

Oggi il fatturato di Weedbase è del 50% in più rispetto a quello di febbraio. “Abbiamo ricevuto tantissime richieste soprattutto da privati, persone sanissime che in questi mesi di lockdown hanno sofferto diverse patologie, dall’insonnia all’ansia, fino allo stress e che alla sera avevano bisogno di una ‘ninna canna’, come la chiamano di solito”. Sì, perché due mesi di chiusura totale non sono stati una passeggiata per nessuno: in molti sono rimasti senza lavoro, senza un’attività, lo sport è stato sospeso e anche la vita sociale è mancata completamente. Una condizione che ha influito moltissimo sui ritmi biologici di ciascuno di noi e sulle proprie abitudini di vita. E ognuno lo ha affrontato come ha potuto. “Tanti, per esempio, si sono convertiti alla cannabis sativa: rilassa ed è piacevole da consumare”, commenta Dubbini. A dimostrazione del fatto che la lunga quarantena dovuta al Coronavirus abbia avuto effetti davvero pesanti su molti italiani, ci sono i numeri delle vendite online – le uniche davvero consentite, visto che la rivendita di questo prodotto ai tabacchi è molto marginale – di cannabis legale che hanno avuto una impennata del 500%. A rivelare il dato è JustMary.fun, piattaforma che consegna a domicilio, in giornata, pacchetti di marijuana light in modo gratuito e completamente anonimo. Nata a Milano nel 2018 grazie all’intuizione di Matteo Moretti, 40 anni, esperto di finanza, JustMary.fun oggi è presente, oltre che nel capoluogo lombardo, anche a Firenze, Torino, Roma e Monza.  

 

cannabis light
Prodotti realizzati con cannabis light e derivari dalla canapa in un negozio di Roma, 09 maggio 2019.
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

 

Il sito collabora con moltissimi coltivatori presenti in più parti d’Italia. “In queste settimane i nostri fornitori hanno avuto un grosso incremento. E noi, di riflesso, anche. Consideri che in tutto il 2019 come JustMary.fun abbiamo avuto un fatturato di 220mila euro e, a oggi, siamo sopra gli 800mila: solo a aprile abbiamo raddoppiato quello che abbiamo fatto nel 2019. In più, siamo passati da dieci a 30 rider”, spiega Moretti. Sulla piattaforma un grammo di erba light va dai sette ai 13 euro. “La quarantena ha stravolto anche i nostri ordini: se prima da un fornitore prendevamo al massimo un chilo di marijuana, ora ne prediamo anche dieci. C’è molta richiesta, e per le più disparate ragioni. E i clienti sono anche ben disposti a provare diversi tipi di prodotti, per capire qual è quello che preferiscono e fa più al caso loro”. Per esempio, “molti la comprano per dormire, per andare a letto tranquilli: il periodo di lockdown ha influito molto sullo stile di vita di tutti noi e tante persone, che pure prima non la compravano, oggi utilizzano la cannabis sativa perché permette loro di assumere una sostanza naturale al posto di medicinali. Anche per guarire un semplice mal di testa, ad esempio”, chiarisce Moretti. Che aggiunge: “I nostri clienti hanno più di 30 anni e in larga parte sono donne. La marijuana le aiuta molto nell’attenuare i dolori dovuti al ciclo e, in più, rilassa. Che, considerato il periodo che abbiamo appena passato, non è un aspetto da tenere in secondo piano”.  

 

 

C’è poi un fattore legato alle malattie più gravi: “Tante delle persone che si rivolgono a noi sono malate di tumore, hanno l’Alzheimer, patiscono atroci sofferenze. La cannabis light permette loro di lenire questi dolori. Ed è questo che lo Stato italiano non comprende, ancora nel 2020: chi usa l’erba legale non lo fa perché vuole sballarsi, nessuno si sballa con questi prodotti perché il Thc è praticamente inesistente. Ma la compra per usarla in alternativa alla medicina. Se ci fosse un più ampio uso terapeutico consentito dallo Stato, riusciremmo ad aiutare moltissime persone”.  

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.