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Vaccini Covid, la lunga attesa dei nati nel 1942

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Mentre la campagna vaccinale procede a rilento, e si annuncia un nuovo, pesante taglio nelle forniture all’Europa dei vaccini AstraZeneca nel secondo trimestre, le Regioni vanno avanti con l’immunizzazione degli over 80, ma anche di insegnanti e forze dell’ordine, con approcci, tempi e modalità diverse. Solo un dato appare certo: in tutta la Penisola i nati nel 1942 dovranno preparasi ad una lunga attesa. Troppo ‘giovani’ a 79 anni per rientrare nel novero degli ottantenni, ma troppo vecchi per i vaccini AstraZeneca: in Italia sono stati autorizzati (finalmente) solo fino a 65 anni.

Se, come accade in molti casi, questi quasi ottantenni hanno qualche ‘acciacco’ ma non sono in condizioni particolarmente gravi, rischiano anche di sfuggire alla classe dei ‘fragili’. C’è da sperare che, a cambiare le cose, contribuirà l’intervento nella campagna vaccinale dei medici di medicina generale, che ben conoscono le condizioni dei loro pazienti. Ma si ritrovano con un’arma ‘spuntata’: vaccini autorizzati (per ora) solo fino a 65 anni (segnaliamo i risultati, definiti ‘spettacolari’ dalla Bbc anche negli anziani, della vaccinazione in Scozia). L’invito agli italiani classe 1942 resta quello di armarsi di pazienza e non trascurare di proteggersi da Sars-Cov-2 con mascherine, distanziamento e igiene.

Prendiamo il caso del Lazio, che dal 1 marzo inizierà con le vaccinazioni dai medici di famiglia: si partirà dai nati nel 1956 (65 anni), con il vaccino AstraZeneca (80mila dosi disponibili). Quanto agli 0ver 80, la Regione guidata da Nicola Zingaretti è a quota 95mila vaccinazioni (su un totale di prenotati di circa 300mila): restano ancora tanti gli anziani da immunizzare prima di arrivare ai 79enni. Ma proprio oggi dall’assessore alla Sanità Alessio D’Amato arriva un messaggio di speranza: “Prevediamo entro i primi giorni di marzo di aprire anche le prenotazioni rivolte alla fascia di età 79 e 78 anni, assieme alle principali categorie di esenzione che rientrano nelle fasce di vulnerabilità definite dal ministero della Salute”.

Curioso poi il caso dell’Umbria: qui sono partiti solo con i nati nel 1940 e a gennaio 1941. Mentre solo da domani sarà possibile prenotare la vaccinazione per tutte le classi di età over 80. Un approccio insolito, quello umbro, secondo il quale questi anziani sarebbero gli ultra 80enni “che possono più facilmente accedere ai punti vaccinali e che hanno più possibilità di muoversi e di conseguenza più a rischio contagiosità”. Dalla settimana in corso parte comunque in Umbria “la vaccinazione degli anziani fragili a domicilio, a cura dei medici di medicina generale. Le prenotazioni saranno organizzate in modo che tutte le classi di età, a partire dai nati da febbraio a dicembre 1941 e dal 1939 indietro, potranno essere prenotate nelle settimane a seguire”, assicura la Regione. Anche in Umbria, dunque, i nati nel 1942 faranno bene a pazientare.

In questa situazione c’è poi poi da mettere in conto la difformità di regole e la diversa organizzazione a livello delle regioni. Così al momento, il 30% delle dosi di vaccino rimane nei frigoriferi: su quasi 5,2 milioni di dosi disponibili le somministrazioni sono poco più di 3,7 milioni. Pesante, infine, l’effetto dei ritardi nelle forniture: l’Agenzia Igor – alla pagina Facebook Vaccini360 – ha calcolato che al 22 febbraio era stato consegnato in Italia solo il 2,27% delle dosi previste.

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