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Aboca, il nuovo welfare inizia dalla sede dell’azienda

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aboca welfare

Dall’headquarter all’hub quarter. Il luogo di lavoro cambia, prevarranno spazi di coworking, dove ricomporre i contatti fisici possibili, dove possibile. La “filosofia” di Aboca manifesta la sua creativa flessibilità anche in questa stagione di profondi ripensamenti organizzativi. Antonio Guarrera è da 13 anni l’Hr manager dell’azienda e sintetizza così la trasformazione in atto: “Non si potrà tornare indietro. I luoghi di lavoro non saranno più gli stessi. Le scrivanie personali non esisteranno più, le postazioni di lavoro saranno prenotabili in relazione alla necessità od opportunità di andare in sede. Ma anche la sede dell’azienda è un concetto in evoluzione. Stiamo preparando uno spazio di coworking anche a Roma”. Per un’azienda per lo più concentrata tra Arezzo e Perugia, con la sede storica – che dà il nome all’azienda – nel territorio comunale di Sansepolcro, il modello dell’azienda diffusa è più naturale che per altre.

Resta il fatto che, per chi ha visitato la sede di Aboca, sulla collina di Sansepolcro, resta difficile immaginare che il verde in cui sono immersi gli uffici, il legno degli arredi, i locali della mensa in un casale settecentesco debbano essere destinati a una frequentazione rarefatta. Sono luoghi in cui è piacevole lavorare.

“D’altronde io non credo al problema del work-life balance – butta lì quasi come una provocazione Guarrera – o per lo meno è un problema per chi vive una scissione netta tra l’io privato e l’io lavoratore. Qui in Aboca è esattamente il contrario. L’equilibrio avviene anche nel lavoro, che può essere realmente fonte di realizzazione. Aboca è un progetto di vita, non solo un’impresa e un datore di lavoro”.

In ufficio come a casa. Ed ecco perché poter andare meno spesso in ufficio vuol dire creare dei luoghi di coworking dove lavorare con efficienza e comodità. Dove la connessione, le sedie ergonomiche, i monitor dei pc e la qualità degli arredi e la compagnia di lavoro siano come quelli sperimentati nel “classico” ufficio. Un hub quarter che prenda in posto dell’headquarter. Appunto.

La logica è quella che ha guidato la vita aziendale nel corso della pandemia. “Innanzitutto dobbiamo ricordarci che Aboca è almeno tre aziende diverse. Tre diversi quindi sono stati gli approcci necessari per gestire il rapporto con le risorse umane – spiega Guarrera – c’è un’azienda agricola, i cui dipendenti sono le persone destinate a occuparsi delle coltivazioni, nei campi; c’è un’azienda industriale farmaceutica, dove i dipendenti sono gli operai che lavorano negli impianti produttivi; poi c’è un’azienda di servizi, il quartier generale, dove i dipendenti sono impiegati”. Tre aziende, tre tipologie di collaboratori, un’unica filosofia. “I nostri valori ci hanno aiutato. Ci siamo trovati facilmente comunità – aggiunge Guarrera – prendiamo l’esempio dell’app che abbiamo reso disponibile ai dipendenti, “Siamo Aboca”. Oggi l’80% dei nostri collaboratori ne fa un uso quotidiano, l’app si può consultare dallo smartphone; diventa un’area di contatto da qualunque luogo noi ci possiamo trovare”.

Le esperienze di welfare aziendale per Aboca si inscrivono nell’orizzonte di una società benefit. Pioniere tra le BCorp, Aboca redige annualmente una “Relazione d’impatto” che dà conto – tra le tante cose – anche del piano di welfare, delle convenzioni disponibili, della diffusione dello smart working, dei benefit utilizzabili. “Abbiamo avuto un positivo rapporto con le rappresentanze sindacali in azienda – aggiunge Guarrera – e questo ha favorito anche la predisposizione di un modello di organizzazione del lavoro condiviso e frutto di un confronto proficuo. Gli orari di ingresso sfalsati, l’organizzazione di pasti veloci al posto di quelli erogati in mensa, per creare delle vere e proprie “bolle di personale” capaci di limitare il problema della diffusione del virus”. La difficoltà di essere a cavallo di Umbria e Toscana – con disposizioni amministrative non sempre omogenee tra Regione e Regione – è stata superata anche con il buonsenso e la buona collaborazione.

Lo smart working praticato ante litteram (almeno per i dipendenti-impiegati) con l’assegnazione di pc e router per la connessione di casa, i video tutorial, gli Aboca café virtuali, la palestra online, sono alcune delle soluzioni e prestazioni che l’azienda ha reso disponibili nel pieno della pandemia. Nessun taglio alle retribuzioni ha voluto dire caricare 300mila euro di spesa per il personale a fronte di ore di lavoro non effettuate. Una conseguenza dell’aver creato dei “cuscinetti” di tempo tra un turno e l’altro per evitare assembramenti. “Anche in questo caso ha fatto la differenza la cultura di impresa di Aboca e la capacità di migliorare in questo frangente difficile anche le relazioni sindacali”.

L’età media dei dipendenti ha inoltre favorito l’accelerazione dei processi di digitalizzazione. Imposti dal distanziamento previsto dall’emergenza Covid-19, i processi di digitalizzazione hanno contribuito a diffondere una responsabilizzazione a tutti i livelli, che ha consentito di trovare soluzioni più efficaci a livello organizzativo. “Per paradosso potrei dire – conclude Guarrera – che l’anno 2020 è stato un anno proficuo e fertile di innovazione e cambiamento. Grazie all’azienda, ai suoi valori e alla condivisione con tutti i collaboratori”.

 

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