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103.432 italiani vittime di Covid, accelerare con i vaccini

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Un elenco con 103.432 nomi, quello degli italiani vittime di Covid-19, 431 soltanto nelle ultime 24 ore. Anziani, come confermano gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss): l’età media dei pazienti deceduti e positivi a Sars-CoV-2 in Italia è 81 anni, e spesso uomini (le donne sono il 43,9%, e spesso ancor più anziane). Persone sovente fragili e afflitte da più patologie, ma anche giovani. Al 1 marzo erano 1.055 (1,1%) i pazienti deceduti e positivi a Sars-CoV-2 sotto i 50 anni (254 con meno di 40 anni).

Nella diatriba che ha tenuto banco a lungo sui morti ‘con’ o ‘per’ Covid (una distinzione che non si è nemmeno tentata nel caso delle segnalazioni di possibili eventi avversi dei vaccini) non sono mancati i racconti di familiari sgomenti al ricordo di padri, madri, zii, nonni e nonne portati via dal virus pandemico. Ma con il passare dei mesi, e la voglia di normalità, il drammatico bollettino delle vittime sembra non colpire più come un pugno nello stomaco. Chi si è salvato finora, si domanda perché dovrebbe ammalarsi proprio adesso, e molti (troppi, in effetti) dimenticano mascherine e distanze.

Ma il virus è ancora qui. Oggi, 18 marzo, è la prima Giornata in memoria delle vittime di Covid-19. “Il miglior modo per ricordare le vittime di questa pandemia è quello di tornare a investire nel Servizio sanitario nazionale, riformandolo e ponendo al centro la parola prossimità”, ha dichiarato questa mattina il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo al Webinar sulla non autosufficienza promosso da Cgil,Cisl e Uil.

Ma è davvero questo il modo migliore per ricordare le tante, troppe vittime della pandemia? Per evitare che quella di oggi si traduca nell’ennesima vuota passerella, in un momento in cui l’Italia è alle prese con una nuova recrudescenza del virus, l’insidia delle varianti e un nuovo (parziale) lockdown – anche se nessuno vuole usare questa parola siamo convinti che occorra fare di più. Usando al meglio tutte le armi che abbiamo contro questo virus. E non siamo i soli a pensarla in questo modo.

Nel lungo elenco di morti figurano infatti anche “340 medici che hanno perso la vita, il primo é stato Roberto Stella, l’11 marzo scorso. E noi oggi vogliamo ricordarli tutti – ha detto il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli – Quella di oggi è una Giornata importante per il nostro Paese, ma accanto al ricordo dobbiamo sollecitare la popolazione a riflettere su quando sia importante usare il vaccino, che riduce drasticamente la mortalità. Anche tra i medici”.

Le vaccinazioni iniziate a gennaio “hanno determinato una riduzione netta della mortalità di oltre il 70% e la curva continua a scendere. Il vaccino – ha detto Anelli – ci consentirà finalmente di uscire dalla pandemia“. E di fermare una malattia che continua a provocare centinaia di morti ogni giorno.

Vaccinare presto, vaccinare più in fretta. Ma questo non basta. “I medici chiedono di poter vaccinare in serenità: abbiamo chiesto al Parlamento e al Governo una norma che consenta ai medici di non esser incolpati per gli effetti collaterali o per la somministrazione dei vaccini. Speriamo presto di avere una norma che tuteli la classe medica”, auspica Anelli.

Un auspicio condivisibile, insieme a quello di veder ripartire il prima possibile con nuovo slancio la campagna vaccinale, congelata dal caso AstraZeneca. Perché solo con il vaccino potremo far sì che questa pandemia diventi davvero un ricordo.

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