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Vaccini Covid, pressioni per superare i brevetti

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Torna d’attualità il nodo dei brevetti sui vaccini anti-Covid. Prodotti messi a punto grazie a uno sforzo senza precedenti della ricerca, che però arrivano ai pazienti (italiani e non solo) col contagocce. E se la pandemia è una condizione eccezionale, da più parti si rinnova la richiesta di un intervento eccezionale per favorire l’accesso a prodotti ‘chiave’ per far uscire il Paese, e il mondo, dall’emergenza.

Una richiesta arrivata mesi da Medici senza frontiere (Msf), e rilanciata nelle ultime settimane da scienziati, politici, associazioni e società scientifiche.

“Condividiamo l’appello lanciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, durante la sessione di lavoro del Consiglio europeo su Covid-19, a non restare inermi di fronte agli impegni non onorati da alcune case farmaceutiche. Uniamo il nostro al suo pieno sostegno alla proposta di Ursula Von der Leyen di rafforzare il meccanismo europeo sulle esportazioni di vaccini. Di più: rinnoviamo l’esortazione a rendere disponibili i brevetti dei vaccini, in modo da moltiplicare i siti di produzione”, ha detto il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli.

Ma questo approccio non rischia di rivelarsi un boomerang per la ricerca? Converrà ancora rischiare, e scommettere somme ingenti, sullo sviluppo di un vaccino? “I brevetti sui vaccini, che, tutelando il giusto diritto alla proprietà intellettuale, costituiscono un volano per ricerca e innovazione. Determinano tuttavia dei limiti nell’accesso alle cure – afferma Anelli – In questo caso, l’emergenza è tale per cui l’accesso alla vaccinazione del maggior numero possibile di persone non risponde solo ai principi etici di universalità, equità e uguaglianza ma anche a una precisa strategia di prevenzione. Dobbiamo, infatti, essere più veloci del virus, e vaccinare gran parte della popolazione mondiale prima che l’agente patogeno, mutando, diventi resistente”.

Come spesso in accade in medicina, la questione sembra alla fine ridursi a un bilancio rischi-benefici. “Lo abbiamo detto, lo ripetiamo: unità, universalità, equità d’accesso e solidarietà sono le chiavi per uscire dalla pandemia – continua Anelli – E sono anche le fondamenta sulle quali ricostruire una società migliore, quando tutto questo sarà finito”.

“L’invito è quello a riflettere su tutti i monopoli e gli oligopoli che riguardano la salute: quanti rispondono a reali logiche e quali solo a interessi economici di parte, se non di bottega? In che modo generano disuguaglianze nell’accesso alle cure? In che modo diventano barriere nella fruizione, ad esempio, di beni e servizi a domicilio su larga scala e in maniera sistematica?”, si chiede il presidente dei medici italiani.

“Abbiamo una grande occasione, in questo momento in cui le regole sono superate dall’urgenza e lasciano scoprire vie nuove, che possono dimostrarsi più efficienti ed efficaci nel garantire la salute dei cittadini. I monopoli, gli oligopoli, in particolare quando rispondono a privilegi vetusti, hanno come faro non l’etica, non la garanzia dei diritti dei cittadini, ma il profitto”.

Profitto che, in sanità, “deve essere sempre secondario alla tutela della salute”, sottolinea Anelli. Ecco allora che “la pandemia, la campagna vaccinale possono essere campi di prova del grande progetto di una sanità senza monopoli e non guidata da logiche aziendalistiche, ma dai professionisti, in maniera sinergica, secondo i principi di libertà, autonomia e indipendenza”.

Materie su cui riflettere, in questa situazione eccezionale. A questo punto il mondo del Pharma difficilmente potrà limitarsi a ignorare la questione.

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