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Covid, per medici e sanitari obbligo vaccinale in vista

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Più si avvicina la scadenza dell’ultimo Dpcm, prevista tra poco più di una settimana, e più iniziano a circolare possibili contenuti del nuovo decreto che interesserà probabilmente tutto il mese di aprile. Tra questi, il possibile obbligo di vaccinazione anti-Covid per tutti gli operatori sanitari, medici inclusi.

A lungo si era dibattuto nei mesi scorsi circa l’opportunità o meno di definire i contorni, anche legislativi, dell’obbligatorietà vaccinale contro Covid per i ‘camici bianchi’. E in molti si erano schierati a favore di tale ipotesi, anche se il legislatore non si era apertamente espresso. Ora però pare che i tempi siano maturi. Tanto che nei giorni scorsi è stato il ministro della Salute Roberto Speranza a ventilare la conferma della presenza di quest’obbligo nel prossimo Dpcm.

Per quanto riguarda i medici, si tratterebbe di una misura formale e sostanziale. Giacché, come evidenziato sia dal titolare del ministero di Lungotervere Ripa, sia dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), sarebbero pochi i camici bianchi che ancora non si sarebbero sottoposti alla vaccinazione. Circa l’1% del totale dei medici attivi sul territorio nazionale, secondo il sindacato dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Anaao Assomed). Una percentuale minima.

”Poche decine, qualche centinaio al massimo, i medici del Ssn che hanno rifiutato la vaccinazione”, evidenzia il presidente Fnomceo Filippo Anelli, ricordando che “vaccinarsi è, per un medico, un dovere deontologico e anche un requisito per poter lavorare in prima linea, accanto ai pazienti”. Esprimendo così un allineamento completo con l’ipotesi dell’obbligo vaccinale per i professionisti della salute.

Di fatto l’eventuale conferma di questa ipotesi sosterrebbe il principio secondo cui chi assiste i malati deve essere nelle migliori condizioni sanitarie possibili per poter espletare il proprio incarico senza far correre ulteriori rischi ai pazienti. Andando così a chiudere la querelle che vedeva la fronda dei no-vax sostenere la libertà di scelta vaccinale anche per i sanitari.

Anche perché non aderire alla vaccinazione significa, per chi ha a che fare con i malati e con le persone fragili per lavoro, essere reale veicolo di un’infezione per i pazienti. Come testimonia anche il nuovo focolaio di Covid registrato in una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) sanremese. Oltre a un paziente, le altre quattro persone risultate positive al virus sono un infermiere, un’operatrice socio-sanitaria e due addetti alle pulizie. Tutti soggetti non vaccinati.

Il dado sembra ormai tratto. Del resto tutte le sigle del settore medico sono favorevoli all’obbligatorietà della vaccinazione contro Covid. Oltre a Fnomceo, parere positivo all’obbligo è stato espresso anche da Anaao Assomed, come afferma il segretario nazionale Carlo Palermo che evidenzia “il concetto di sicurezza” legato al vaccino. Il medesimo concetto in base al quale “ci siamo battuti a inizio pandemia per avere dispositivi di sicurezza”.
Gli fa eco, ancora più tranchant, anche il segretario nazionale Fp Cgil Medici, Andrea Filippi: “La vaccinazione è come lavarsi le mani o portare la mascherina, è inaccettabile che un professionista entri, ad esempio, in rianimazione senza essersi immunizzato. C’è un dovere legato alla deontologia, un rispetto dell’etica e della professione”.

A circolare è anche l’ipotesi di licenziamento per i medici che rifiutino di vaccinarsi. Aspetto su cui Palermo si dice contrario perché “la pandemia è un evento transitorio e in un prossimo futuro le condizioni epidemiche cambieranno, quindi il licenziamento sarebbe una misura estrema con qualche dubbio di legittimità. Se poi pensiamo che in un grande ospedale iniziamo a licenziare gli operatori restii al vaccino, c’è un rischio di sguarnire gli organici già all’osso”. Di posizione opposta Filippi, che più cripticamente dice che chi lavora in sanità così come non può lavorare senza guanti, non può nemmeno lavorare senza essere vaccinato.

La materia è certamente delicata e servirà appunto una norma che regoli le situazioni che potrebbero verificarsi. Perché nel frattempo la Giustizia inizia a emettere le prime sentenze. Come quella del Tribunale di Belluno che ha confermato la sospensione dal lavoro per alcuni infermieri di una Rsa che a febbraio avevano rifiutato di vaccinarsi contro il Covid.

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