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Covid, se 500 morti al giorno diventano routine

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Cinquecento morti al giorno per Covid. Anche oggi, come succede facendo una media a spanne da cinque mesi. Sono un prezzo altissimo da pagare agli errori che sono stati fatti. Muiono soprattutto anziani, dicono i dati. E ne sarebbero morti meno se si fosse fatto di più, e meglio, per vaccinare prima le persone più fragili. Se prevale l’assuefazione ai 500 morti quotidiani, se diventano routine, quegli errori diventano ancora meno sopportabili. Ogni volta che arriva il bollettino quotidiano, ci sono tanti che ripetono, quasi a minimizzare, ‘sono solo anziani’.

È una questione di prospettiva, sbagliata. Se il dolore e la rabbia per queste 500 persone morte ogni giorno restano una questione privata di familiari, amici o conoscenti, diventano un numero come un altro. Sono anziani e sono gli anziani degli altri. Devono restare invece un peso e una responsabilità collettiva, di tutti.

Perché, mettendo da parte la retorica che non serve a nessuno, è a questi morti che si deve pensare per fare ogni sforzo possibile ad accorciare il tempo di esposizione a Covid, senza la protezione del vaccino, delle persone più fragili. È a questi morti che si deve guardare per capire quanto costa ogni scorciatoia, ogni favore, ogni privilegio che sottrae una dose di vaccino utile per mettere al sicuro un politico, un magistrato, un giornalista che riesce a far valere i propri interessi personali o quelli della corporazione a cui appartiene.

Vaccinare chi ne ha più bisogno è l’unica risposta possibile di fronte a 500 morti al giorno. Il resto conta e vale poco.

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