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Fmi: il miglior investimento per tutti sono i vaccini

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Oggi il miglior investimento che un Paese possa compiere è quello in vaccini perché ogni anno perso nella guerra al Covid-19 è di gran lunga più costoso di qualsiasi somma spesa per acquistare dosi, per produrne di più e per distribuirle ovunque. E’ il messaggio lanciato in occasione degli Spring Meetings dal numero uno del FMI, Kristalina Georgieva, aprendo un incontro sulla campagna filantropica di Covax per vaccinare il pianeta. La sua è una considerazione pertinente specie se letta alla luce di un outlook per l’economia globale che, secondo il Fondo, sarà lievemente migliore di quello licenziato a gennaio proprio perché la campagna vaccinale in atto sta già dando qualche risultato.

Secondo studi condotti dagli economisti di Washington e citati dalla direttrice del FMI, infatti, “un’uscita più rapida dalla crisi pandemica permetterebbe di realizzare, in termini aggregati, 9mila miliardi di dollari di reddito globale in più, da oggi al 2025”. Le prospettive di ripresa – puntualizza tuttavia Georgieva – restano disomogenee perché “differiscono in modo sostanziale tra regioni diverse del mondo e tra Paese e Paese, in base al diverso accesso ai vaccini”. In particolare, il Fmi prevede che le economie piu’ avanzate e solo alcuni paesi emergenti riprenderanno a crescere piu’ velocemente gia’ quest’anno, mentre la capacità di recupero resteranno deboli in altri Paesi, in parte anche a causa dell’ineguale accesso alle dosi, ed è probabilmente questo il lato oscuro della fotografia scattata dall’Istituto di Bretton Woods. Quindi, urge invertire la rotta e “fare tutto il possibile per intensificare la produzione di vaccini e assicurare che siano distribuiti equamente, anche riallocando le dosi da paesi che ne hanno in eccesso ad altri che ne sono privi, perché – insiste Georgieva – se non fermiamo la crisi sanitaria, non usciremo dalla crisi economica”.

Il programma internazionale Covax (Vaccine Global Access) lanciato nel giugno del 2020 dall’OMS insieme a Cepi (Coalizione Internazionale per la lotta contro le pandemie) e Gavi Alliance (partnership globale pubblico – privato a tutela della salute dei bambini) e appoggiato fra gli altri anche dall’UE, è riuscito a consegnare nel giro di pochi mesi 32 milioni di dosi di vaccino anti-Covid in 70 paesi tra i più poveri al mondo. L’obiettivo dell’alleanza cui hanno aderito 191 paesi è di acquistare e distribuire entro la fine di quest’anno due miliardi di dosi, garantendo un accesso al vaccino giusto ed equo a tutti.

“Sarà lo sforzo per vaccinare più esteso e più veloce mai tentato finora”, ha sottolineato l’Ad di Covax Aurelia Nguyen chiedendo una maggiore solidarietà internazionale e altri 6 miliardi di dollari di finanziamenti per gli acquisti. Il meccanismo di Covax prevede che i paesi ad alto e medio reddito diano il loro contributo finanziario per acquistare vaccini di cui poi riceveranno solo una quota mentre i paesi più poveri ne beneficeranno gratuitamente e potranno così immunizzare almeno il 20% della loro popolazione. Insomma, l’impresa per rimettere il pianeta sui binari della crescita dopo la pandemia è tanto titanica quanto cruciale e, ha ammesso Nguyen, “siamo ancora all’inizio”.

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