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Vaccini Covid, Italia in linea con Ue solo per over 80

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L’obiettivo tricolore per la lotta a Covid è di mantenere un utilizzo costante di almeno il 90% delle dosi di vaccini disponibili, così da continuare e possibilmente accelerare ulteriormente la velocità di vaccinazione. Continuando a seguire il piano vaccinale nazionale, dove la priorità resta attualmente quella di proteggere il maggior numero di persone possibili con più di 60 anni.

Solo quando questa fascia di popolazione sarà tutelata dall’infezione si potrà passare alla vaccinazione di tutto il resto degli italiani con più di 18 anni, la cosiddetta popolazione attiva. Che è quella che maggiormente sarà impegnata per la ripartenza economica del Paese. Questo, in sintesi, quanto ribadito ieri dal commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo in visita all’hub vaccinale di Porta di Roma.

Parole che non lasciano dubbi sulla cogenza di continuare a somministrare mezzo milione di dosi di vaccino al giorno e anche di più, se possibile. Per arrivare presto alla possibilità di vaccinare anche nelle aziende (i protocolli sono già stati definiti e approvati dalle parti sociali), estendendo la vaccinazione anche alla popolazione meno fragile. Anche in vista della stagione estiva che ci si augura possa rappresentare la ripresa per il settore turistico italiano, che vale circa il 13% del Pil considerando l’indotto. Ma a che punto siamo in Italia anche rispetto agli altri Paesi europei in termini di vaccinazioni anti-Covid?

Over-80: recuperato il ritardo iniziale – Secondo i dati odierni dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), il nostro Paese è sostanzialmente allineato a quanto accade in Europa: in Italia abbiamo somministrato l’82,1% delle dosi consegnate – circa 18,7 milioni su 22,8 – a fronte di una media europea dell’85,7% – 140,8 milioni di dosi su 164,2 disponibili.

Più in dettaglio, il 26,4% degli italiani ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il 27,3% dei cittadini Ue, mentre solo l’11% ha già fatto il richiamo (se previsto dal tipo di vaccino ricevuto) a fronte del 10,3% europeo. Dati che collimano, dose più dose meno, con quelli del totalizzatore della pagina web dedicata alle vaccinazioni contro il Covid del governo italiano (https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/) che aggiorna i dati in tempo reale. A oggi, riporta il sito, risultano somministrate circa 20.755.863 dosi complessive e completati 6.249.347 cicli vaccinali.

A parlare di più, soprattutto in relazione alla copertura delle fasce più fragili della popolazione, sono i dati relativi all’età dei vaccinati. L’Italia ha recuperato lo svantaggio iniziale relativo ai cittadini con più di 80 primavere: l’85% ha già ricevuto almeno la prima dose (in Europa siamo al 77,5%) e il 61,9% ha completato il ciclo vaccinale (in Ue il 54,5%).

Indietro su settantenni e sessantenni – L’Italia è messa piuttosto male per quanto riguarda le altre fasce d’età considerate fragili: è al quartultimo posto per vaccinazioni dei cittadini tra 70 e 79 anni. Di questi ha ricevuto almeno una dose solo il 55,7%, contro il 97,6% dell’Irlanda, l’89,9% del Belgio, il 74,1% della Spagna, il 73,5% della Francia. Peggio di noi solo Croazia (51,9%), Lettonia (29,1%) e Bulgaria (15%).

Ci vede nelle posizioni più basse della classifica anche il quadro che si compone analizzando le vaccinazioni della fascia di età 60-69. Vaccinati con almeno una dose solo il 26,1% degli italiani. La più virtuosa in questa fascia è Malta con il 72,7% di vaccinati. La Spagna è a quota 49,2%, la Francia al 47%, l’Irlanda al 41%. Fanalini di coda Lettonia (18,4%), Bulgaria (14,5%) e Cipro (9,6%).

Vaccini e popolazione attiva – Interessanti anche i dati relativi alla vaccinazione dei lavoratori. Solo 16 Stati europei stanno procedendo in tal senso: Ungheria, Irlanda, Romania, Islanda, Repubblica Ceca, Lettonia, Francia, Estonia, Spagna, Svezia, Lussemburgo, Danimarca, Croazia, Grecia, Slovenia, Bulgaria. Più virtuose Ungheria, Irlanda e Romania dove risulta vaccinato il 100% della forza lavoro, seguite dall’Islanda (98,9%). Più distaccate Francia con 79,9%, Spagna (76,9%), Svezia Croazia Grecia e Slovenia prossime al 63%, e Bulgaria con il 20,1%.

Paese che vai, vaccino che trovi. Quanto ai vaccini più distribuiti, nel Vecchio Continente a farla da padrone è quello di Pfizer-BioNTech (circa 109 milioni di dosi) seguito dai sieri di AstraZeneca (34,6 milioni) e Moderna (14,9). Quote ancora assolutamente marginali sono coperte dagli altri vaccini.
L’Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, rispecchia abbastanza bene questa distribuzione, con il 69% dei vaccini ricevuti targati Pfizer, il 21% Astrazeneca e il 9% Moderna.

Si distinguono invece la Lettonia, dove prevale il vaccino anglo-svedese (46%) e quello di Moderna (28%), e l’Ungheria dove è disponibile anche il vaccino cinese Beijing Cnbg che rappresenta il 24% delle dosi distribuite e il russo Sputnik che raggiunge il 25%.

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