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Covid, antinfiammatorio anakinra utile contro forme gravi

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anakinra

Nuovi dati molto positivi sull’antinfiammatorio anakinra contro le forme medio-gravi di Covid-19. L’azienda farmaceutica svedese Sobi e l’Hellenic Institute for the Study of Sepsis hanno diffuso i risultati dello studio Save-More, che ha valutato l’effetto di anakinra in pazienti affetti da forme da moderate o con polmonite grave da Covid-19.

Ebbene, l’uso precoce e mirato di questo farmaco, in aggiunta agli attuali standard di cura, nei pazienti ricoverati con prognosi infausta, ha impedito la morte o la progressione dell’infezione verso una grave insufficienza respiratoria, aumentando il numero di pazienti dimessi dall’ospedale senza evidenza di infezione da Covid-19.

Anakinra si sta rivelando, dunque, un’arma estremamente preziosa per i pazienti ricoverati per forme medio gravi a seguito all’infezione da Sars-CoV-2. E oltretutto, essendo un farmaco già autorizzato per il trattamento dell’artrite reumatoide, il suo impiego su vasta scala potrebbe non richiedere troppo tempo.

Ma cosa sappiamo della ricerca? Lo studio controllato e randomizzato ha coinvolto oltre 600 pazienti ricoverati e a rischio di grave insufficienza respiratoria. Il lavoro, sponsorizzato dall’Hellenic Institute for the Study of Sepsis in Grecia, è stato guidato dal suo presidente Evangelos J. Giamarellos-Bourboulis.

Sobi fa sapere che intende discutere questi risultati con le autorità regolatorie, per valutare la possibilità di approvazione del medicinale contro Covid-19. Anzi, per essere più precisi, come ci spiega Carlo Centemeri, farmacologo all’Università di Milano, “possono essere necessari solamente pochi giorni per l’uso in emergenza concesso dall’Aifa, a seguito di una richiesta secondo la legge 648/1996 che consente di erogare un farmaco a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), previo parere della Commissione Tecnico-Scientifica (Cts) di Aifa, quando non esiste un’alternativa terapeutica valida”.

Ebbene, “tale richiesta è stata avanzata proprio all’Afa qualche settimana fa dal professor Massimo Fantoni, dell’Unità operativa complessa di Malattie Infettive della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs, sulla base dei dati di fase II (studio Save). Ci auguriamo che Aifa, alla luce di questi dati di efficacia – aggiunge Centemeri – prenda rapidamente in considerazione la richiesta di 648, autorizzando l’uso in emergenza per i pazienti ospedalizzati in stadio moderato-grave affetti da Covid-19″.

Il Save-More “è il primo studio a valutare in modo specifico” il farmaco “in una popolazione di pazienti a rischio prima del ricovero in un’unità di terapia intensiva. I risultati forniscono un significativo passo avanti nella ricerca di ulteriori opzioni di trattamento per prevenire la progressione verso uno stato più critico”, ha affermato Giamarellos-Bourboulis. “I miei ringraziamenti vanno ai tanti pazienti e medici che hanno contribuito, in tutta Italia e Grecia”.

Nel febbraio scorso uno studio comparativo condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano aveva già dimostrato la superiorità terapeutica del farmaco anakinra rispetto a tocilizumab, suggerendo l’importanza del trattamento precoce.

La ricerca, pubblicata su ‘Lancet Rheumatology‘, era stata coordinata da Lorenzo Dagna, primario dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare e professore associato dell’Università Vita-Salute San Raffaele, e da Giulio Cavalli, medico ricercatore della stessa unità. L’analisi statistica dei dati è stata possibile grazie alla collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di Ricerca Urologica (Uri) del San Raffaele.

La sperimentazione, spiegava all’epoca la struttura, si inserisce all’interno del maxi-studio osservazionale Covid-19 avviato a marzo presso l’Irccs Ospedale San Raffaele, che ha incluso 1.400 pazienti ricoverati presso l’Istituto.

La ricerca aveva messo a confronto l’efficacia di due diversi tipi di antinfiammatori in una corte di pazienti con forme gravi di Covid-19: l’inibitore dell’interleuchina (IL-1) anakinra, e gli inibitori di IL-6 tocilizumab e sarilumab.

Secondo i risultati dello studio, a differenza di questi ultimi, solo anakinra aveva prodotto una riduzione sostanziale della mortalità: la citochina da colpire sarebbe infatti proprio IL-1. Lo studio dimostrava anche la necessità di intervenire in modo tempestivo, dal momento che i pazienti trattati prima (quando gli indicatori dello stato infiammatorio erano più bassi) sono anche quelli che hanno avuto la prognosi migliore.

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