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AstraZeneca, Garattini: Servono indicazioni chiare

Silvio Garattini
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Il destino nefasto del vaccino anti-Covid Vaxzevria (AstraZeneca) non cenna a placarsi. La morte di Camilla Canepa, la diciottenne di Sestri Levante colpita da trombosi dopo essersi vaccinata con AstraZeneca, ha riacceso la discussione sulla gestione della campagna vaccinale, e in particolare sulle indicazioni delle autorità regolatorie in merito alla definizione delle fasce di popolazione a cui è opportuno somministrare un vaccino piuttosto che un altro. Per cercare di fare chiarezza in una situazione che eufemisticamente possiamo definire spinosa, abbiamo chiesto l’opinione di Silvio Grattini, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Professore, la morte della giovane Camilla lascia tutti sgomenti. Secondo lei si è trattato di una semplice fatalità o di un evento che si poteva evitare?

Quando muore un giovane è sempre un evento molto triste. Sul resto preferisco non commentare finché non sarà fatta luce sui fatti. La commissione di inchiesta farà il suo lavoro e permetterà di capire se c’è stata una diretta correlazione tra la vaccinazione e la trombosi. Per rispetto nei confronti di Camilla e, più in generale, per evitare di generare allarmismi oltre quelli che comprensibilmente già ci sono, bisogna evitare di fare chiacchiere inutili.

Certo che quell’indicazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul “preferenziale” uso del vaccino Astrazeneca per le persone con più di 60 anni non è stata molto felice. Anzi, possiamo dire che è la fonte di molte criticità che hanno interessato questo prodotto e, di riflesso, la campagna vaccinale…

Sono d’accordo. Bisogna che ci siano indicazioni chiare da parte delle autorità regolatorie, in modo che tutti siano tenuti a osservarle senza la libertà (e il rischio) di interpretarle a proprio piacimento.

In una pandemia deve esserci una direzione centrale, parlo dell’Ema, alle cui decisioni ci si deve attenere. Nell’interesse di tutti, ora è il momento di smettere di effettuare cambi di direzione in corsa.

Ma la responsabilità in quale ufficio sta? Aifa, ministero della Salute, Regioni?

Ognuno ha le sue. Dalla Commissione tecnico-scientifica alle Regioni. A mio avviso però la maggiore responsabilità è quella in capo al ministero. Quest’ultimo deve coordinare le attività e imporre alla Regioni il da farsi. La responsabilità è della politica, che deve mediare tra le indicazioni che arrivano dalla scienza e le sollecitazioni dell’economia.

A questo punto, però, il guaio è fatto. E lo scetticismo verso il siero Astrazeneca, che faticosamente si era riusciti a far rientrare dopo settimane, è riesploso prepotentemente. Serpeggia inoltre una perplessità circa la sicurezza dei vaccini anti-Covid in generale. Cosa accadrà ora alla campagna vaccinale? Ricordiamo che gli ultimi dati indicano che ci sono ancora 2,9 milioni di over 60 non vaccinati, che potrebbero non fare i salti di gioia se gli fosse prescritto il vaccino anglo-svedese…

Il nostro obiettivo è quello di far sì che si vaccini il maggior numero di persone possibile. A partire dalle fasce di popolazione più a rischio in caso di infezione. Come è noto, chi ha più di 60 anni è sensibilmente più fragile. Penso che purché la gente si vaccini, si dovrebbe lasciare scegliere al vaccinando il prodotto da farsi somministrare, naturalmente dietro anamnesi del medico.

Un’ultima battuta, professore: da nonno, quale messaggio si sente di dare ai giovani e ai loro genitori circa la vaccinazione?

Oltre che nonno, sono anche bisnonno. I miei nipoti sono già laureati e i bisnipoti ancora troppo piccoli per essere vaccinati contro Covid. Però il mio messaggio è uno ed è chiaro: i vaccini offrono grandi vantaggi, che sono di gran lunga superiori ai rischi che si corrono con l’infezione da coronavirus Per questo ai genitori dico: fate vaccinare i vostri figli, anche se non doveste poter scegliere il tipo di vaccino. E fatelo quanto prima possibile.

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