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Ibsa Farmaceutici, investimenti da 15 mln euro in Italia

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Ibsa

Credere nell’Italia e nello sviluppo del settore farmaceutico nazionale. È ciò che ha spinto Ibsa Farmaceutici a investire 15 milioni di euro proprio nel nostro Paese tra la fine del 2020 e il 2021. Con l’obiettivo di dare vita a nuove liee produttive tecnologicamente avanzate e all’ampliamento della sede di Lodi all’insegna della sostenibilità industriale. Ad annunciarlo sono stati oggi Luca Crippa e Andrea Giori, rispettivamente Ceo e Managing Director e R&D Director di Ibsa Farmaceutici.

Motore della decisione di continuare a investire in Italia (ricordiamo che l’azienda aveva già capitalizzato circa 120 milioni di euro negli ultimi 10 anni), “è stato il coraggio mostrato dalle nostre persone durante tutto il periodo della pandemia; oggi siamo a 596 dipendenti, abbiamo continuato ad assumere anche negli ultimi due anni”, ha detto Crippa.

“Non hanno mai smesso di lavorare nonostante il rischio di contagio, che però in azienda abbiamo limitato grazie a rigidi protocolli di sicurezza. Ciò ha generato un vero ottimismo nei confronti del futuro e verso il nostro Paese. Noi crediamo molto nell’Italia e nella possibilità che chi investe in modo serio possa trovare un giusto ritorno dell’investimento”.

Del resto l’azienda ha sempre investito specialmente in ricerca e sviluppo: il 7% del proprio fatturato annuo, un punto percentuale al di sopra della media del settore farmaceutico italiano. La vision dell’azienda in prospettiva futura è quindi quella del bicchiere mezzo pieno.

Non ci sono criticità che non possano essere superate. Anzi, in Italia il momento è propizio per lo sviluppo industriale. “Vedo una forte spinta alla collaborazione pubblico-privata, soprattutto da parte del governo nei confronti dell’industria” ha affermato Crippa. E c’è da crederci, dal momento che uno dei prossimi prodotti in lancio – le tempistiche non sono ancora note precisamente – deriva proprio dalla partnership dell’azienda con una spin-off di un ateneo milanese.

“Si tratta di un dispositivo medico per la viscosupplementazione delle grandi articolazioni, cioè la somministrazione di dosaggi elevati di acido ialuronico tramite iniezioni intrarticolari per ripristinarne la giusta concentrazione nei tessuti”, ha spiegato Giori.

In pratica la ricerca finanziata dall’azienda è riuscita a mettere a punto una nuova formulazione di acido ialuronico, già cavallo di battaglia del portfolio Ibsa, molto simile al liquido sinoviale delle articolazioni umane che nei soggetti anziani può andare incontro a degenerazione.

“Siamo riusciti a mettere a punto un gel di acido ialuronico ad elevata concentrazione unito alla condroitina, in grado di mimare in modo ottimale le caratteristiche ed il comportamento del liquido sinoviale endogeno sano. E questo grazie a una nostra tecnologia brevettata”, ha precisato Giori. Che ha ricordato come l’ampio portafoglio brevettuale aziendale, che ha all’attivo 82 famiglie di brevetti e altri in via di deposito su tecnologie ad alto contenuto di innovazione. Alcune delle quali messe a punto e prodotte in Italia che hanno poi avuto fortuna nel mondo, come quella dei film orodispersibili applicati alla farmaceutica.

“Un bell’esempio di export di successo della tecnologia made in Italy”, ha chiosato Crippa, ricordando alcuni dati (Farmindustria) relativi al settore pharma italiano: negli ultimi dieci anni, l’Italia ha registrato l’incremento dell’export di prodotti farmaceutici più alto tra i big europei (+168% rispetto al +86% della media UE), export che oggi vale oltre il 90% della produzione.

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