Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
servier health

Vaccini per 30,5 mln italiani, ore decisive per la scuola

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
vaccini scuola

Mentre si consumano gli ultimi giorni di luglio, si rinnovano le proteste per il green pass e si avvicina il momento di una decisione sulla scuola. La campagna anti-Covid va avanti, con più di 30,5 milioni di immunizzati – per la precisione 30.558.065, ovvero il 56,58% della popolazione over 12 che ha completato il ciclo vaccinale – e ben 65.887.954 dosi somministrate. Ma è chiaro che questi numeri non bastano per assicurare un ritorno a scuola finalmente in presenza.

Così, in queste ore, si torna a discutere di obbligo per il personale scolastico, e al contempo – anche grazie alla pressione del ‘green pass’ – si cerca di persuadere adolescenti e famiglie. Ma a che punto è la discussione? “Sono valutazioni che stiamo facendo in queste ore. La riapertura della scuola senza Dad, se possibile, è una priorità per il governo”, ha spiegato il ministro della Salute, Roberto Speranza, a Controcorrente.

Perché oltre ai banchi a rotelle e alle forniture di mascherine (e che mascherine), per la scuola e per i nostri ragazzi si è fatto poco altro. Gli spazi restano quelli, gli edifici sono spesso fatiscenti, la ventilazione è assicurata da vecchie finestre. Così per tornare in classe evitando una ‘Dad a singhiozzo’ non restano che i vaccini.

C’è da dire che l‘0bbligo è, evidentemente, una questione spinosa. “Vogliamo tutelare la scuola. Nessuna soluzione è esclusa. L’obiettivo – ripete ormai da settimane Speranza – è riportare tutti i ragazzi a scuola in sicurezza e in presenza”.

Anche sui vaccini, poi, i territori si muovono a velocità diverse. “Ci sono differenze tra regioni: in alcune il tasso è molto alto, in altre è più basso. Di solito le misure che facciamo sono nazionali”. Ma non è ancora detto che sarà così anche questa volta. E, soprattutto, “non deve passare il messaggio che gli insegnanti e il personale scolastico non si sono vaccinati, il dato è molto alto, l’85% ha avuto almeno la prima dose. Ma noi vogliamo che questa percentuale cresca, per questo nelle prossime ore valuteremo qual è lo strumento migliore”, ha spiegato ancora il ministro.

Mentre in Italia lo scontro fra no vax e pro vax diventa sempre più aspro, il ministro invita a deporre le armi, ad ascoltare, a confrontarsi senza ambiguità. “Dove c’è un dubbio, c’è bisogno di una spiegazione. Se una persona ha un dubbio, la soluzione non è insultarla. Bisogna parlarci, perché dalla nostra parte abbiamo l’evidenza scientifica, i dati. Se non vogliamo rivivere stagioni di privazioni e chiusure, dobbiamo utilizzare lo strumento del vaccino”.

D’altronde l’obbligo per chi lavora in sanità c’è già. E dunque nel governo si discute. Come riferisce l’Adnkronos, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è stato a Palazzo Chigi per fare il punto sul dossier scuola. Che, assieme al tema trasporti e lavoro, dovrebbe essere al centro di una nuova cabina di regia che tornerà a riunirsi, con ogni probabilità, già questa settimana, o al più tardi la prossima.

Intanto, dopo il disco verde europeo, “credo che a brevissimo sarà autorizzato dall’Aifa anche Moderna per i giovanissimi, e questo darà ulteriore flessibilità per poter effettuare con speditezza le vaccinazioni”, ha auspicato il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, in visita all’hub vaccinale di Lavazza a Torino.

Come ha detto più volte lo stesso Figliuolo, è una questione di numeri. “Noi dobbiamo arrivare ad avere un buon numero di vaccinati entro la prima decade di settembre”. A scuola “non possiamo permetterci un altro anno come quello passato, per questo l’obiettivo finale è di portare in presenza tutti gli studenti perché ne va del benessere sociale e personale dei nostri ragazzi“.

E il commissario torna alle differenze fra le regioni, che preoccupano. “Abbiamo nove regioni che viaggiano dal 77 al 50% di personale scolastico non vaccinato, e questo non va bene”.

Insomma, il nodo non è solo quello dell’obbligo per gli insegnanti: resta da capire infatti se l’effetto green pass convincerà genitori e ragazzi, e cosa fare con le regioni rimaste indietro.