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Scuola, 17 mila classi pollaio e certificazioni assenti

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Non è solo Covid-19 a minacciare la scuola italiana. Oltre la metà delle scuole della Penisola è infatti senza certificazioni. Sono ancora ben 17 mila le classi sovraffollate nonostante il coronavirus. E spesso gli alunni si trovano a fare lezione all’interno di istituti ‘d’epoca’, per non dire fatiscenti, dove si sono verificati tre crolli al mese nell’ultimo anno scolastico.

Ad accendere i riflettori sui problemi ancora irrisolti della scuola italiana è il XIX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” presentato oggi da Cittadinanzattiva. Un report che non fa sconti e che, nei numeri, mostra tutta la debolezza di un’istituzione protagonista a parole, ma spesso dimenticata nei fatti.

Ma vediamoli, questi numeri: 460 mila i bambini e ragazzi studiano in 17mila classi con più di 25 alunni. Il problema è concentrato soprattutto nelle scuole superiori, dove il 7% delle classi è in sovrannumero, con le maggiori criticità nelle regioni più popolose come la Lombardia (con 1889 classi over 25), l’Emilia Romagna (1131), la Campania (1028).

Più della metà degli istituti scolastici è privo del certificato di agibilità statica (54%) e di quello di prevenzione incendi (59%); il 39% è senza collaudo statico. Sono 35 gli episodi di crolli che si sono verificati a scuola fra settembre 2020 ed agosto 2021, circa tre al mese.

Inoltre sono 17.343, pari al 43% del totale, le scuole in zone ad elevata sismicità. Notizie incoraggianti, invece, sulla ricostruzione degli istituti scolastici colpiti dal sisma del 2016: gli interventi in corso o programmati riguardano 433 istituti, con un impegno di spesa di 1,2 miliardi di euro.

 

“Il presidente della Repubblica, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico a Pizzo Calabro, ha affermato che questo sarà un anno speciale per la scuola. Lo potrà essere, a nostro avviso, solo se le istituzioni nazionali, regionali e locali svolgeranno responsabilmente e con competenza il proprio ruolo, garantendo trasparenza nel processo, nella scelta dei progetti e negli investimenti riguardanti il sistema educativo e scolastico”, dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva.

“Lo potrà essere, soprattutto, se le istituzioni avvieranno processi partecipativi con tutti gli attori della scuola per individuare le scelte via via necessarie, gli interventi più urgenti a partire dalle esigenze specifiche espresse dalle comunità scolastiche locali. Ciò fino ad oggi non è stato fatto. Solo con percorsi condivisi, certamente più faticosi ma indispensabili, sarà possibile garantire una implementazione efficace e generativa dei progetti e degli investimenti previsti e la sfida per una scuola di tutti e per tutti sarà vinta”.

C’è poi il capitolo Covid-19, con l’adeguamento (mancato) alle misure di ventilazione e distanziamento. “Le evidenze scientifiche – sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che nel corso dell’evento ha presentato un’anteprima del Report Gimbe sulla Sicurezza covid 19 nelle scuole – dimostrano che per minimizzare il rischio di circolazione virale nelle scuole bisogna attuare tutti gli interventi di prevenzione. Ma nel mondo reale della scuola manca una strategia di screening sistematico di personale e studenti; le regole sul distanziamento sono derogabili in presenza di eventuali limiti logistici; non sono stati realizzati interventi sistematici su aerazione e ventilazione delle aule, né sulla gestione dei trasporti”.

E ancora: “La vaccinazione, possibile solo per gli studenti over 12, è in progress e le coperture presentano notevoli differenze regionali; l’obbligo di indossare la mascherina vige solo sopra i 6 anni. Di conseguenza, l’ambizioso obiettivo del Governo di garantire la scuola in presenza al 100% rischia di essere disatteso nei fatti, come dimostra il numero di classi in quarantena già pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico”.

Attraverso l’accesso civico rivolto ai Comuni, Cittadinanzattiva ha ottenuto informazioni su 1.305 nidi (corrispondenti al 12% del totale degli asili pubblici e privati del nostro Paese) in merito alla sicurezza strutturale ed interna, alla rimodulazione di spazi e servizi a causa di Covid.

Ebbene, il 44% dei nidi monitorati è ospitato in strutture costruite dal 1976 in poi; il 22% è stato costruito prima del 1975. Pochi i bambini con disabilità – appena l’1% dell’utenza – ospitati nei nidi esaminati; i bambini stranieri sono presenti in una percentuale pari al 12%.

Riguardo al possesso delle certificazioni, i dati sui nidi descrivono una situazione migliore rispetto a quella degli edifici scolastici. Il 56% possiede la certificazione di agibilità rispetto al 42% degli edifici scolastici; il certificato di prevenzione incendi è presente nel 51% dei nidi rispetto al 36% degli edifici scolastici.

Certamente i nidi sono avvantaggiati dal fatto di essere ospitati in edifici di più recente costruzione e situati nel 62% dei casi a piano terra, ma si è ancora troppo lontani dalla sufficienza. Gli interventi di miglioramento e adeguamento sismici hanno riguardato soltanto il 6% delle strutture, mentre il 18% ha effettuato le indagini diagnostiche di soffitti e solai, che per Cittadinanzattiva rivestono da sempre un’importanza notevole per prevenire gli episodi di crollo.

Ben l’82% degli asili nido ha redatto il Documento di valutazione dei rischi (Friuli e Basilicata al 100%, male la Calabria con il 50%); il 74% circa ha il Piano di emergenza (ma la percentuale in Calabria si ferma al 25%); segnaletica di sicurezza a posto nell’82% circa dei nidi (anche su questo la Calabria si ferma al 25%). Le prove di evacuazione vengono effettuate solo nel 52% degli asili (bene il Friuli con l’89% e la Basilicata con l’80%; assai indietro Sicilia, Abruzzo, Campania e Lazio, tutte ferme sotto la soglia del 30%; in Calabria nessun asilo ha effettuato tali prove).

La recinzione esterna è presente nel 73% dei nidi esaminati, anche perché sono numerosi quelli che si trovano in strutture a piano terra (62%). In merito ai sistemi di sorveglianza, nonostante negli ultimi anni si sia molto dibattuto a causa degli episodi di maltrattamenti verso i bambini in nidi e scuole dell’infanzia, ciò non sembra aver influito sull’istallazione di sistemi di videosorveglianza interni, presenti solo nel 2% dei casi. Leggermente più elevata la percentuale di sistemi di videosorveglianza esterna (6%) anche a causa dei frequenti episodi di vandalismo su nidi e strutture scolastiche.

Ma quali sono le priorità di Cittadinanzattiva per la scuola italiana? “Stop alle classi in sovrannumero. Chiediamo al ministero dell’Istruzione di conoscere il numero aggiornato delle classi con più di 25 studenti; intervenire sui casi più gravi di sovraffollamento; lavorare per l’abrogazione del Dpr 81 del 2009; stabilire da gennaio il limite di 25 alle nuove iscrizioni delle prime classi, soprattutto delle secondarie di II grado”.

Ma anche di “mettere mano all’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica. Chiediamo al ministero dell’Istruzione di prevedere l’inserimento dei nidi nell’Anagrafe come condizione imprescindibile per accedere ai fondi pubblici (soprattutto del Pnrr) e, più in generale, di accelerare le procedure per l’avvio del nuovo sistema informativo, di garantire l’accessibilità e l’aggiornamento”.

“Chiediamo a tutti i dirigenti scolastici e agli Rspp di aggiornare il Piano di emergenza, effettuare le prove di evacuazione, rivedere le procedure per fronteggiare il rischio sismico e l’alluvione, pur nel rispetto delle regole anti-Covid”.

Occorre inoltre “facilitare il monitoraggio dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in tutte le sue diverse fasi, garantendo la massima trasparenza delle scelte e degli investimenti ed il coinvolgimento dei territori su cui verranno realizzati i progetti”.

Insomma, servono “nuove norme per scuole nuove, sicure, innovative, belle. Chiediamo che venga discussa la proposta di legge Cittadinanzattiva e Save the Children sulla sicurezza delle scuole, depositata da tempo, che affronta temi importanti come la definizione chiara delle responsabilità di Dirigenti ed Enti proprietari, il ruolo centrale della partecipazione di bambini, ragazzi e di tutti gli altri attori del mondo scuola nella progettazione e/o ricostruzione degli edifici scolastici; la tutela delle vittime dell’insicurezza della scuola, e molto altro”.

Mai più, inoltre, “seggi elettorali nelle scuole. Per le Amministrative delle prossime settimane sono stati stanziati circa 2 mln di euro per sostenere i 117 Comuni che hanno richiesto l’allestimento di spazi elettorali diversi dalle scuole, per un totale ad oggi di 510 seggi alternativi. Chiediamo all’Anci di sensibilizzare i Comuni affinché trovino soluzioni alternative alle scuole in occasione delle elezioni politiche del 2023; al Parlamento di prevedere stanziamenti ad hoc per favorire i Comuni, soprattutto nelle città di medie-grandi dimensioni”.

Non vanno interrotte le linee di finanziamento attive per consentire alle scuole di ogni ordine e di realizzare sia le verifiche di vulnerabilità sismica che le indagini diagnostiche di soffitti e solai.

Infine il ‘capitolo Covid’: “Chiediamo al Governo che nelle prossime Linee guida non sia contemplata la dismissione della mascherina nelle classi con tutti gli studenti vaccinati per non creare episodi di discriminazione verso quelli non vaccinati ed evitare che le Regioni vadano per proprio conto. Pur nel rispetto dell’autonomia scolastica, chiediamo che il ministero dell’Istruzione, di concerto con quello della Salute, incentivi le scuole a dotarsi di apparecchi per una idonea areazione e ventilazione in tutti gli spazi didattici, acquisisca e renda noti i dati su quante li abbiano già acquistati. Sarebbe importante conoscere il numero e la dislocazione degli spazi aggiuntivi effettivamente realizzati grazie ai finanziamenti pubblici erogati”.

Coterella
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