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Accelerare la ricerca di nuovi farmaci, la lezione di Covid

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Dall’esperienza della lotta alla pandemia può – e anzi deve – derivare un’accelerazione nella ricerca e sviluppo di nuove terapie, mirate a rispondere ai bisogni reali dei pazienti.

“Abbiamo scoperto diversi vaccini anti-Covid in meno di un anno, grazie ad uno straordinario esempio di collaborazione fra aziende piccole e grandi, ma anche ricercatori e governi. Questo ci mostra chiaramente che quando lavoriamo insieme, raggiungiamo risultati insperati. Ora però non possiamo pensare che passino 10 anni per sviluppare un nuovo farmaco oncologico”. A sottolineare l’importanza per il pharma di riuscire a tradurre la lezione appresa in pandemia e accelerare lo sviluppo dei farmaci è Giovanni Caforio, Ceo di Bristol Myers Squibb, raggiunto negli Stati Uniti e intervistato da Eduardo Pisani, Ceo di All.Can International, in occasione del primo giorno di lavori del ‘Forum Health: la cultura della cooperazione’, organizzato da Fortune Italia e in corso a Milano.

Dunque l’obiettivo è quello di tradurre i progressi ottenuti con Covid-19 per sviluppare nuovi farmaci necessari a sconfiggere altri nemici. Per Caforio una delle lezioni più preziose della pandemia è proprio “quello della collaborazione: questo è il futuro. Con l’obiettivo – ha evidenziato – di accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci”.

Non solo. Occorre mettere davvero al centro i pazienti: “I loro bisogni devono guidarci, per arrivare a terapie che siano sempre più personalizzate”.

Ma bisogna anche assicurare l’accesso alle innovazioni. “In Italia in 10 anni abbiamo potuto dare un accesso precoce a 8 nostri farmaci per 5000 pazienti”. Come scegliere allora le aree su cui investire? “In Bms investiamo 10 mld di dollari l’anno in R&D, ci rivolgiamo a malattie gravi dove ci sono importanti bisogni insoddisfatti. Puntiamo a farmaci che abbiano la potenzialità di trasformare la storia naturale della malattia”.

Per Caforio è fondamentale costruire un ecosistema alleato dell’innovazione: con incentivi alla ricerca di eccellenza, semplificando le cose sotto l’aspetto burocratico e soprattutto assicurando di “poter operare in sistemi in cui i governi riconoscano la tutela della proprietà intellettuale”.

È “fondamentale – ha ribadito – che i pazienti abbiano un accesso reale alle innovazioni, ma servono anche collaborazioni su più fronti per far avanzare la ricerca”.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche delle sfide e della nuova collaborazione all’interno dell’Unione europea in tema di salute. Se Francesca Colombo, Head of Health Division dell’Oecd ha sottolineato l’importanza che “i bisogni dei pazienti guidino gli investimenti”, resta “il grande tema della spesa sanitaria inefficace”. È il caso degli eventi avversi evitabili, della resistenza agli antibiotici. “Occorre cambiare approccio e valutare meglio i sistemi sanitari. Noi abbiamo lanciato Paris, un’inchiesta internazionale per la standardizzazione degli esiti”.

Per Giorgio Clarotti, Senior policy officer – Strategy for Health European Commission, “stiamo vivendo un momento eccezionale per la ricerca: l’Ue pesa ormai per il 10% del totale. Ora è il momento di investire in modo efficace”. Cosa che sarà possibile anche grazie alla neonata Agenzia europea per la lotta alle pandemie.

Per Stefano Marino, Head of a Legal Service di Ema (Agenzia europea dei medicinali), a livello europeo il margine importante di discrezionalità decisionale a livello nazionale può creare un po’ di confusione. Occorre lavorare per accelerare l’arrivo di nuovi farmaci, ma occorre anche “uniformare l’accesso dei cittadini europei” alle nuove terapie.

Antonella Cardone, direttore Ecpc (European Cancer Patient Coalition), ha evidenziato come “servano investimenti strategici in prevenzione”, in grado di impattare sulla salute e di evitare spese importanti. C’è poi il tema della disuguaglianza: oggi in Europa “un farmaco anti-cancro è disponibile da subito in un Paese e dopo 10 anni in un altro. Questo per noi è inaccettabile. Ma sappiamo che le disuguaglianze sono presenti anche all’interno degli stessi Paesi”.

“Quando si parla di collaborazione dobbiamo imparare dalle lezioni che abbiamo ricevuto e fare investimenti davvero mirati”, ha ricordato Antonio Gaudioso, co-editore di Fortune Italia, “ci siamo accorti in questa fase dell’importanza del ruolo di Ema, Ecdc e Unione Europea. Ma occorre investire in competenze. Infine ricordo che di sovranismo sanitario si muore”, ha ammonito, evidenziando il ruolo chiave dell’Europa nella gestione della pandemia.

“Ci occorrono anche occhi nuovi: stante così la situazione gran parte delle regioni italiana e andrebbe in piano di rientro. E questo non è possibile. La cooperazione è fondamentale anche per adottare strategie innovative”. La pandemia ha cambiato il nostro mondo, e non possiamo restare ancorati a paradigmi privi di significato.

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