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Sanità ed Hta, per Ricciardi ‘non c’è tempo da perdere’

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“Non c’è tempo da perdere”. Così Walter Ricciardi, professore di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e già presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha aperto la sua relazione nella sessione plenaria della giornata di apertura del congresso della Società italiana di health technology assessment (Sitha). Il tempo stringe per dare davvero una svolta al modo di prendere le decisioni. Un po’ in tutti i campi. A maggior ragione in sanità.

“Bisogna ascoltare gli eventi invece di ignorarli”, ha detto Ricciardi, evidenziando come in Italia, a fronte di una popolazione che invecchia e di patologie che aumentano il loro peso sulla società, “abbiamo effettuato continui tagli in sanità, con il risultato di diminuire i servizi, diminuire la copertura sanitaria della popolazione e aumentare i tempi delle liste d’attesa”.

Naturalmente gli effetti della pandemia non potevano che essere devastanti, “essendosi essa scagliata come una tempesta perfetta su una realtà come questa”, tanto da determinare per il nostro Paese il peggiore impatto che si potesse immaginare. Oltre all’incredibile numero di vittime “si è triplicato il numero di famiglie sotto la soglia di povertà. Portando la ‘ricca’ Lombardia al triste primato sotto questo aspetto. Un quadro a cui si aggiunge un accentuato gap di welfare tra Nord e Sud del Paese”.

Per capire il perché sia necessario cambiare velocemente rotta, Ricciardi ricorda ‘semplicemente’ alcuni altri aspetti che contraddistinguono l’Italia. Come “l’elevatissima tassazione sul lavoro, che determina stipendi molto bassi per il personale sanitario e un debito-Paese sempre più elevato”.

E se cambiare si deve, fondamentale è capire come farlo nel modo giusto. “Bisogna prendere decisioni che concilino la migliore evidenza scientifica, con le caratteristiche della popolazione e con le risorse economiche disponibili”. Poche parole che riassumono l’essenza stessa dell’Hta.

Per arrivarci occorrono “da un lato una politica che sceglie di investire, e dall’altro la messa a punti di servizi sanitari efficienti ed efficaci. Entrambi aspetti su cui l’Italia non sembra avere ancora ingranato”.

E lo si vede dal fatto che i pazienti continuano a essere trattati in modo omologato e non personalizzato, determinandosi così una qualità assistenziale bassa e con grande variabilità territoriale.

Quanto al Pnrr, “si tratta di un’occasione per la costruzione delle strutture sanitarie, ma anche delle infrastrutture digitali”, ha commentato Riccardi, ricordando come il gap tecnologico che separa l’Italia da altri Paesi europei come la Germania è testimoniato dal fatto che gli investimenti nell’infrastruttura digitale che effettuerà il nostro Paese sono anche tre volte superiori.

Ma investire non basta per riuscire ad allinearsi a chi è messo meglio di noi. “Cambiare si può, ma solo se ci sono al contempo visione, competenze, incentivi, risorse e piani operativi”. In altri termini, occorre agire con capacità esecutiva. Non ieri, non domani. Ma ora. E subito.

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