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In Italia 60% studi clinici è digitale o da remoto

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scaccabarozzi farmindustria

Il pharma in Italia scommette sul digitale e sulla decentralizzazione: le aziende hanno continuato ad investire in ricerca clinica anche durante il periodo di emergenza pandemica, e proprio Covid-19 sembra aver accelerato il processo. Da una survey condotta da Farmindustria con le aziende associate, infatti, il 60% degli studi clinici analizzati utilizza già almeno una componente remota, digitale o di monitoraggio a distanza.

La ricerca, che abbiamo potuto leggere in anteprima, è stata condotta tra aprile e maggio e ha raccolto i dati provenienti da 25 aziende farmaceutiche e da un campione di 650 studi clinici con sottomissione regolatoria in Italia nel periodo 2019-21.

“Questi dati – ci spiega il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi – dimostrano come l’implementazione degli studi clinici decentralizzati sia già una realtà in Italia. Senza, probabilmente, non avremmo potuto portare avanti questa mole di studi. Non ci dimentichiamo che per quanto riguarda Covid-19 l’Italia è al primo posto in Europa per numero di studi condotti e al quarto posto nel mondo, e questo in parte è dovuto proprio alla decentralizzazione e dematerializzazione degli studi. Ora c’è da augurarsi che quello che è stato straordinario nell’emergenza diventi ordinario” nel post-pandemia.

Questo tipo di studi è assimilabile dal punto di vista regolatorio agli studi clinici tradizionali: “Alcune procedure – cita Scaccabarozzi – si possono fare da remoto: ad esempio la consegna del campione di farmaco o del prodotto placebo direttamente a casa del paziente, e questo è importante in un periodo Covid perché il paziente non deve andare in ospedale”.

Ma che ruolo ha avuto il nuovo Coronavirus? “All’inizio della pandemia, vedendo quello che stava accadendo in Cina – ricorda il presidente di Farmindustria – ci siamo posti il problema. Da metà febbraio abbiamo creato in Farmindustria delle task force che potessero analizzare la situazione e trovare soluzioni. Non potevamo far mancare i farmaci, ma era importante anche la continuità della ricerca. Ci voleva il supporto di Aifa, che c’è stato. L’Agenzia ha lavorato molto bene e in quest’ultimo anno e mezzo ha permesso lo svolgimento di alcune procedure da remoto”.

Così, grazie alle metodologie da remoto, oggi è possibile effettuare alcune procedure e diversi controlli al di fuori del centro clinico, con grande vantaggio per i pazienti, “e tutte le garanzie del caso. Il nostro auspicio è che questa possibilità sia mantenuta anche dopo l’emergenza pandemica. In Italia – conclude il presidente di Farmindustria – si fa il 22-23% di tutti gli studi clinici condotti in Europa, e con queste nuove procedure credo che questo dato potrà anche aumentare, perché si snelliscono le procedure e diventiamo più attrattivi“.

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