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Covid, aprire le finestre protegge dal virus?

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finestre

Per le scuole alle prese con la pandemia (e con il dilemma della riapertura in pieno tsunami variante Omicron) si è parlato di ‘protocollo finestre aperte’. E ormai sappiamo che proprio il ricambio dell’aria è una delle precauzioni indicate per ridurre il contagio da Sars-CoV-2. Secondo gli esperti, infatti, favorire l’ingresso di aria fresca in uno spazio chiuso aiuterebbe a diluire l’eventuale presenza di aerosol infetto, minuscole goccioline di saliva contenenti particelle del virus. Ma aprire le finestre è sufficiente a proteggerci da Covid-19?

A rispondere sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). Che, dopo una lunga analisi, ci confermano i vantaggi contro Covid-19 legati al fatto di aprire la finestra. Ma ci spiegano anche che, da solo, il ‘protocollo finestre’ aperte non basta. E che c’è modo e modo di garantire il ricambio dell’aria per contrastare il contagio.

La chiave di tutto, spiegano, sta nella via di diffusione del virus, attraverso droplet e aerosol. In entrambi i casi si tratta di particelle le cui dimensioni rientrano nell’ordine dei micrometri (un micrometro equivale alla millesima parte di un millimetro) e che vengono rilasciate nell’aria durante la respirazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce droplet le particelle con un diametro compreso fra 5 e 10 micrometri e aerosol quelle il cui diametro è inferiore a 5 micrometri.

Proprio a causa delle minuscole dimensioni, l’aerosol riesce a viaggiare nell’aria per distanze superiori a quelle in cui normalmente si rileva la presenza di droplet, le quali, essendo più grandi, fluttuano con minore facilità e tendono a ricadere sulle superfici nell’arco di circa un metro dalla persona che le ha esalate. Una delle conseguenze di quanto appena detto è che un virus in grado di diffondersi nell’aerosol (come il virus del morbillo) potrebbe causare una malattia più contagiosa di un virus che viene trasportato nell’aria principalmente tramite droplet.

Per alcuni mesi dall’inizio della pandemia ci sono stati molti dubbi sul fatto che l’aerosol fosse una delle vie di trasmissione del Sars-CoV-2. Tuttavia, ci si è accorti che solo considerando la possibilità che SARS-CoV-2 viaggiasse a lungo nell’aria si potevano spiegare le dinamiche dei cosiddetti eventi “super diffusori” (situazioni in cui decine di persone vengono contagiate da uno o due positivi) verificatisi all’interno di locali chiusi, affollati, mal ventilati e in cui era difficile ricondurre i meccanismi di contagio unicamente al contatto con droplet.
A fine aprile di quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiornato le linee guida sulla trasmissibilità del virus, riconoscendo che il Sars-CoV-2 può diffondersi anche all’interno di spazi chiusi, affollati e scarsamente ventilati dove “l’aerosol tende a rimanere sospeso nell’aria e a viaggiare per distanze anche superiori a un metro”.

Come posso prevenire il contagio da Sars-CoV-2 a casa? Come si legge nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, in tutti gli ambienti al chiuso (case, uffici, strutture sanitarie, locali commerciali, mezzi di trasporto e via dicendo) è importante garantire un buon ricambio dell’aria. Volendo riassumere alcune indicazioni pratiche per ottimizzare il ricambio dell’aria negli spazi domestici, si consiglia di:

  1. aprire finestre o porte finestre che affacciano su balconi (scegliendo quelli più lontani dalle strade trafficate per limitare l’esposizione all’inquinamento atmosferico) così da favorire l’ingresso di aria dall’esterno;
  2. ottimizzare i tempi di apertura in funzione del numero di persone presenti e delle attività svolte nel locale, evitando di dirigere il getto di aria eccessivamente fredda direttamente sulla persona;
  3. aprire le finestre per pochi minuti durante il periodo invernale in giorni ventilati (per fornire la stessa quantità d’aria nella stagione estiva è necessario aprire per un tempo più lungo);
  4. aprire contemporaneamente le porte delle stanze;
  5. aprire per un tempo più limitato diverse volte al giorno (ventilazione intermittente) piuttosto che una sola volta al giorno per più tempo.

Quindi ventilare gli spazi al chiuso è più utile che igienizzarli? In un articolo pubblicato su Nature la ricercatrice Linsey Marr sosteneva che “un’eccessiva attenzione alla pulizia delle superfici richiede tempo e risorse (e ne abbiamo poco di entrambi), che sarebbe meglio impiegare per la ventilazione o la decontaminazione dell’aria che si respira” e che “è più importante migliorare i sistemi di ventilazione o installare depuratori d’aria che sterilizzare le superfici”.

Ma anche se la probabilità di contrarre Covid-19 toccando superfici contaminate è risultata inferiore a quella stimata respirando aerosol, oltre ad aprire le finestre è necessario adottare altre precauzioni: rispettare il distanziamento fisico, indossare correttamente le mascherine, lavarsi spesso le mani. Perché il ricambio dell’aria incide solo parzialmente sul rischio di contagio.

Anche nel caso in cui gli ambienti domestici siano provvisti di impianti di ventilazione meccanica, come climatizzatori o pompe di calore, che non utilizzano aria dall’esterno ma fanno ricircolare sempre la stessa aria, il rapporto dell’Iss consiglia di continuare ad aprire porte e finestre per alcuni minuti più volte al giorno, per diluire la concentrazione di eventuali particelle virali e altri inquinanti nell’aria. Inoltre, è importante ricordare di:
non indirizzare il flusso dell’aria generato dagli impianti direttamente sulle persone;
mantenere una temperatura compresa fra 20 e 22 gradi nel periodo invernale e tra 24 e 26 gradi nel periodo estivo, facendo attenzione a non raggiungere livelli di umidità superiori al 70%, che favoriscono la crescita di microbi; pulire regolarmente i filtri dell’aria di ricircolo, le prese e le griglie in dotazione all’impianto di ventilazione per evitare l’accumulo di polvere, che favorisce la proliferazione di agenti biologici.

In determinate situazioni è stato visto che i benefici maggiori si ottengono dall’impiego della ventilazione naturale insieme a quella meccanica. Potrebbe essere il caso di un’aula scolastica in cui sia presente uno studente positivo seduto davanti a una finestra aperta o in cui le finestre si trovino allo stesso livello dei banchi. Un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology ha misurato la concentrazione di particelle virali simulando un contesto come quello appena descritto, scoprendo che la sola ventilazione naturale risulterebbe in questi casi addirittura controproducente, favorendo anziché limitando il rischio di contagio. Da un punto di vista epidemiologico, il ricircolo dell’aria all’interno della classe potrebbe essere migliorato collocando nelle finestre aperte deflettori che direzionino il flusso di aria in entrata direttamente sul pavimento, evitando il ricircolo di aerosol a livello di naso e bocca.

Il ricambio dell’aria sembra in ogni caso una precauzione indispensabile per prevenire Covid-19 al chiuso. Anche in mezzo al traffico, se non vogliamo aprire i finestrini della nostra auto per evitare di respirare gli inquinanti provenienti dagli scarichi delle altre macchine, è comunque preferibile accendere l’aria condizionata, ma senza impostarla sulla modalità ricircolo: in questo modo si favorisce l’ingresso di aria dall’esterno minimizzando l’esposizione allo smog, ottenendo quella diluizione di particelle virali, eventualmente presenti nell’abitacolo, che riduce il rischio di contrarre Sars-CoV-2.

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