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Vaccini Covid, confronto fra Pfizer e Moderna

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All’inizio della campagna vaccinale gli italiani si sono divisi quasi in tifoserie pro e contro alcuni vaccini anti-Covid. Dai ‘meme’ con attori più o meno famosi a richiami a vecchie pubblicità, si è cercato di sdrammatizzare anche con un pizzico di ironia l’avvio della prima vaccinazione di massa dal Dopoguerra.

Fra i primi 4 prodotti anti-Covid ad arrivare sul mercato, solo due vengono utilizzati ancora oggi in Italia: si tratta dei due vaccini a mRna ‘targati’ Pfizer-BioNTech e Moderna. Se questi vaccini sono stati ‘assimilati’ a lungo, non sono mancati bufale o pregiudizi che, per un certo periodo, hanno portato gli italiani a rifiutare il vaccino Moderna o a prediligere il Pfizer. Ora un nuovo studio ha cercato di mettere a confronto i due prodotti contro Covid-19.

Ebbene, rispetto al vaccino Pfizer, la versione sviluppata Moderna conferirebbe una protezione leggermente maggiore contro le infezioni, ma non contro il ricovero, il rischio di finire in terapia intensiva o la morte, 90 giorni dopo la seconda dose. Lo suggerisce uno studio su oltre 3,5 milioni di americani vaccinati pubblicato su Nature Communications.

Gli scienziati di Optum Labs, in Minnesota, hanno confrontato l’efficacia dei vaccini Moderna e Pfizer analizzando le richieste di assistenza Covid di americani vaccinati e assicurati da un unico assicuratore statunitense. Tra gli 8.848 partecipanti infetti, il 35% aveva ricevuto il vaccino Moderna e il 65% Pfizer.

Come anticipato, rispetto al vaccino Pfizer Moderna è risultato leggermente più efficace contro l’infezione da Covid-19 già da subito dopo la seconda dose. I vaccini non differivano invece in termini di protezione contro il ricovero, la terapia intensiva o la morte. Nel frattempo molte cose sono cambiate, a partire dalle varianti più diffuse.

E mentre si attende per settembre in Europa il via libera a vaccini adattati, la campagna  per la somministrazione della quarta dose vive un momento di stanca. Oggi ha affrontato la questione anche il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, in un video per il prossimo numero di Fnomceo Tg Sanità.

“I medici – sottolinea – registrano difficoltà nella somministrazione della quarta dose. E questo è legato a un finalmente sensibile miglioramento dei dati epidemiologici che lasciano intravedere una riduzione netta e significativa, nel giro di qualche settimana, dei numeri della pandemia”.

Ora, secondo Anelli, è il momento di tornare alla normalità, anche nelle modalità di somministrazione dei vaccini, in modo che sia il medico a poter fugare, con piena cognizione di causa, i dubbi del suo paziente.

“Superata la fase emergenziale, dove avevamo bisogno che tutti i professionisti sanitari collaborassero e dessero una disponibilità per fare la vaccinazione, abbiamo ora la necessità che si torni a una normale erogazione di questi servizi, rispettando le competenze. Mi sembra giusto che, a fronte dei tanti dubbi che i cittadini sollevano, torni il medico ad essere il punto di riferimento. Sono le competenze esclusive della prescrizione medica a consentire di poter fare una prescrizione, scegliere la tipologia del vaccino, decidere se vaccinare o meno un determinato individuo in ragione di quelle che sono le sue patologie. Quindi, ancora una volta, ribadiamo con forza che le indicazioni previste dalle agenzie regolatorie, sia l’Ema sia l’Aifa, prevedono una prescrizione da parte del medico, la valutazione, sulla base delle patologie, dell’indicazione a sottoporsi al vaccino, nonché la raccolta del consenso informato, che rappresenta la libera scelta da parte del paziente di poter decidere se aderire o meno alla proposta fatta dal medico”, conclude Anelli.

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