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Covid, il dilemma della Cina

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Covid zero

La Cina ha adottato uno degli approcci più rigorosi al mondo per arginare il coronavirus, con molte delle sue politiche anti-Covid più dure ancora oggi in vigore. Ma i recenti focolai a Shanghai e Pechino, che hanno provocato nuovi pesantissimi lockdown per i residenti di due delle più grandi città del Paese, rischiano di pesare non poco sull’economia del colosso asiatico. 

Attenzione, però: scienziati cinesi e americani hanno affermato in un articolo pubblicato su Nature Medicine che, senza la politica Covid zero, la variante Omicron avrebbe un impatto catastrofico in Cina. Utilizzando i dati dell’epidemia di Omicron a Shanghai del 2022, i ricercatori hanno realizzato un modello matematico per simulare gli effetti di un’ipotetica ondata di Omicron nel Paese. Ebbene, in assenza dei tanto criticati “protocolli di intervento non farmacologici” della Cina – politiche che il governo ha implementato come parte della sua strategia Covid zero – un focolaio di Omicron nel marzo 2022 “potrebbe avere il potenziale per generare uno tsunami di casi di Covid-19“, hanno detto gli scienziati.

“In una simulazione della durata di 6 mesi, si prevede che una simile epidemia potrebbe causare 112,2 milioni di casi sintomatici (79,58 per 1.000 individui), 5,1 milioni di ricoveri in ospedale (3,60 per 1.000 individui), 2,7 milioni di pazienti in terapia intensiva (1,89 per 1.000 individui) e 1,6 milioni di morti (1,10 ogni 1.000 individui)”.

A creare problemi anche il non proprio elevato tasso di vaccinazione. “Il livello di immunità indotto dalla campagna di vaccinazione sarebbe insufficiente per prevenire un’ondata di Omicron, che comporterebbe il superamento della capacità delle terapie intensive”, hanno affermato i ricercatori.

Numeri impressionati, che però si scontrano con quanto ha affermato la stessa Organizzazione mondiale della sanità, convinta che l’approccio di Pechino per affrontare la pandemia sia ormai insostenibile. “Quando parliamo della strategia Covid zero, non pensiamo che sia sostenibile considerando il comportamento attuale del virus e ciò che ci aspettiamo in futuro”, ha affermato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus in conferenza stampa.

Il dottor Tedros ha spiegato che il virus sta evolvendo e continua a diventare più contagioso, il che significa che il tentativo della Cina di eliminarlo non può essere sostenuto a lungo termine. Secondo quanto riferito, le parole di Tedros sono state censurate sulle piattaforme Internet cinesi. Ma intanto l’Oms fa sapere di aver discusso le sue preoccupazioni proprio con il governo del gigante asiatico.

“Considerando il comportamento del virus, penso che un cambiamento” nella politica cinese di contrasto alla pandemia “sarebbe molto importante”, ha affermato il Dg dell’Oms. E anche Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell’Oms per Covid-19, ha aggiunto che l’obiettivo dell’organizzazione a livello globale non è quello di trovare tutti i casi di virus e fermare la trasmissione. “Non è davvero possibile in questo momento”, ha detto l’esperta. “Quello che dobbiamo fare è ridurre la trasmissione, perché il virus sta circolando a un livello così intenso”.

Mentre la Cina continua a perseguire la sua politica Covid zero, i recenti focolai del virus hanno portato a nuove repressioni, suscitando preoccupazioni per l’economia mondiale e le catene di approvvigionamento.

Shanghai, la città più ricca della Cina oltre che un importante centro economico, è in isolamento da più di sei settimane, una mossa che ha suscitato proteste pubbliche, con i residenti che lottano per l’accesso ai generi alimentari di base, alimenti marci nei pacchi del governo e i primi riflessi per l’economica cittadina.

Molti dei Paesi che inizialmente avevano adottato un approccio di tolleranza zero negli ultimi tempi hanno abbandonato queste politiche, e questo perché la copertura vaccinale è migliorata, questo tipo di politiche ha pesato sulle loro economie e il virus è diventato sempre più contagioso.

Singapore, Vietnam e Australia sono tra i Paesi che si sono allontanati dal tentativo di eliminare il virus dalle loro comunità. E anche la Nuova Zelanda, che era riuscita a mantenere una relativa normalità al culmine della pandemia dopo aver chiuso rapidamente i suoi confini e implementato una strategia di eliminazione di Covid, ha rivisto molte delle sue restrizioni più dure, annunciando mercoledì che riaprirà completamente i suoi confini in agosto.

L’articolo originale si può consultare su Fortune.com.

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