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Covid, a scuola zero interventi su ventilazione e aria

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La pandemia non è finita, ma in questi anni è stato fatto davvero poco per mettere la scuola italiana in sicurezza. Si è intervenuti sull’igienizzazione (anche se il virus si trasmette per lo più per via aerea), un po’ sul distanziamento (grazie soprattutto a turni e rotazioni), ma poco o nulla è stato fatto per aerazione e ventilazione. E tutto questo ostacola il rientro in classe a settembre senza mascherine.

E’ quanto emerge dalla nuova indagine di Fondazione Gimbe, condotta in collaborazione con l’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (Anp) che ha coinvolto 312 istituzioni scolastiche.

La survey rivela inoltre chiare difficoltà nelle attività di tracciamento: in un caso su tre ci sono stati ritardi delle Asl nell’attivazione delle procedure di loro competenza. Mentre d’altra parte il 76,2% dei rispondenti dichiara di avere ricevuto mascherine chirurgiche in quantità superiori al necessario (il problema, forse, è nella qualità delle mascherine fornite alle scuole, come sa bene chi ha figli minori).

L’indagine nasce dal fatto che, dopo anni di Covid, la ricerca ha individuato le misure efficaci per ridurre il rischio a scuola. “Considerata l’indisponibilità di dati sistematici sul reale livello di implementazione delle principali misure di contenimento della pandemia Covid-19 nelle scuole italiane, abbiamo lanciato una survey per disporre di dati oggettivi”, spiega Nino Cartabellotta, presidente Gimbe.

Un’impresa condivisa dai presidi, come spiega Antonello Giannelli, presidente Anp: la survey è stata inviata “a oltre 6 mila dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, anche per poter formulare proposte concrete e realistiche in vista dell’avvio del prossimo anno scolastico”.

A rispondere sono stati i dirigenti di 312 istituzioni scolastiche, che al proprio interno possono avere scuole di diverso grado per un totale di 649 scuole suddivise in infanzia (163), primaria (183), secondaria di primo grado (186), secondaria di secondo grado (111), Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (6) rappresentative di tutte le Regioni italiane.

I risultati

Il 20,3% delle scuole ha partecipato alla campagna di testing delle “scuole sentinella” destinato alle scuole primarie e secondarie di primo grado, mentre 12 istituzioni scolastiche (5,9%) dichiarano che, pur essendo state selezionate e avendo dato la propria disponibilità, la campagna non è mai stata avviata dagli organi competenti.

Le classi sono state sottoposte a tracciamento e i provvedimenti di quarantena sono stati emanati nel rispetto delle tempistiche previste dalla normativa in circa due terzi dei casi (63,3%). Il mancato rispetto delle tempistiche era imputabile solo nel 4,5% per un ritardo da parte della scuola nella segnalazione all’Asl, mentre nel 32,2% dei casi il ritardo riguardava l’attivazione delle procedure di competenza dell’Asl. “Questo dato – rileva Cartabellotta –conferma quanto la carenza di personale sanitario nei servizi epidemiologici delle Asl continua a rappresentare un problema irrisolto”.

Ben il 96,5 % delle scuole ha acquistato dispositivi (termometri digitali e/o termoscanner) per la rilevazione della temperatura corporea, ma la misurazione nel 39,7% dei casi è stata demandata alle famiglie e nel 31,6% non è stata effettuata. “Un dato – commenta Giannelli – che attesta la carenza di personale dedicato nelle scuole per attuare queste misure”.

Quanto alle mascherine, nell’83% dei casi la Struttura Commissariale ha garantito tempestivamente la fornitura rispetto all’entrata in vigore delle relative normative, ma il 76,2% dei rispondenti ne ha ricevute in quantità superiori al necessario. Nell’88,4% dei casi le scuole ritengono di aver acquistato un quantitativo adeguato di mascherine FFP2 per le classi in regime di auto-sorveglianza. Nelle ipotesi previste dal DL 5/2022 le FFP2 sono state indossate da tutti gli alunni e per tutta la durata prevista nella quasi totalità dei casi (97,4%).

In due terzi delle scuole (66,6%) in classe è stato possibile mantenere la distanza di almeno 1 metro fra gli alunni, mentre a causa di limiti strutturali aula-dipendenti nel 6,4% non è stato possibile e nel 27% possibile, ma non in tutte le classi. Le modifiche strutturali o organizzative implementate per adempiere agli obblighi del distanziamento hanno riguardato in larga misura la riconversione degli spazi comuni (n. 179), in misura minore, l’utilizzo di aree cortilive (n. 12) e di strutture extra-scolastiche (n. 17); altre modifiche che hanno riguardato principalmente interventi strutturali e/o riprogrammazione dell’orario scolastico (n. 85). In 82 casi (26,4%) non è stata implementata alcuna modifica.

Bene l’igiene delle mani. Gli interventi sono stati implementati in maniera ottimale: disponibilità di dispenser negli spazi appropriati (98,7%), procedure standardizzate (92,9%), interventi formativi per personale scolastico e alunni (91,6%).

Per garantire l’igienizzazione delle superfici solo nel 39,9% dei casi è stato utilizzato nuovo personale (assunzioni o outsourcing); l’acquisto di attrezzature e prodotti specifici secondo indicazioni della scuola (98,4%) e l’utilizzo di procedure standardizzate (96,5%) sono stati di fatto implementati quasi ovunque secondo le indicazioni ministeriali che hanno finalizzato in tal senso l’impiego delle risorse. Le sanificazioni di superfici con detersivi e/o igienizzanti liquidi hanno continuato ad essere effettuate nell’89,7% dei casi “nonostante le conoscenze scientifiche – commenta Cartabellotta – abbiano definitivamente confermato già dalla primavera 2021 che il Sars-CoV-2 si trasmette quasi esclusivamente per via aerea”.

Finestre aperte

Per migliorare ventilazione e aerazione dei locali ci si è affidati prevalentemente al protocollo “finestre aperte” (n. 285), in misura minore ad attrezzature per la purificazione e filtrazione dell’aria (n. 84) e appena in 9 casi sono stati installati sistemi di ventilazione meccanica controllata. Nel 46% dei casi non è stata ricevuta nessuna informazione, dal ministero o dalle Asl, sulla trasmissione prevalente del virus per aerosol e su dispositivi o impianti per l’areazione degli ambienti scolastici. Solo nel 14,8% dei casi le informazioni hanno riguardato entrambe le tematiche.

L’assenza di interventi strutturali in grado di garantire un’adeguata ventilazione ed aerazione dei locali – commenta Giannelli – è il vero tallone d’Achille, in assenza del quale il prossimo anno scolastico difficilmente potrà essere affrontato senza ricorrere all’utilizzo delle mascherine”. In tal senso, continua Cartabellotta “la limitata consapevolezza delle evidenze scientifiche porta a stanziare troppo denaro pubblico in attività di disinfezione delle superfici, senza destinare adeguati investimenti al miglioramento della qualità dell’aria, per il quale ci si continua ad affidare prevalentemente al protocollo “finestre aperte””.

L’analisi mostra quali misure vanno implementate per aumentare la sicurezza Covid-19 a scuola, “lasciando emergere varie criticità che, auspicabilmente, dovrebbero essere risolte prima dell’inizio dell’anno scolastico 2022-2023”, commentano Cartabellotta e Giannelli.

Peraltro, a differenza dello scorso anno scolastico, alcuni interventi di prevenzione risultano “spuntati”, affermano gli esperti. “Innanzitutto, l’efficacia del vaccino nei confronti dell’infezione si è rivelata inferiore nella fascia 5-11 anni rispetto alle fasce di età superiori e la copertura attuale (con due dosi) si è fermata intorno al 35% con rilevanti differenze regionali, mentre la terza dose non è ancora stata autorizzata da Ema; in secondo luogo, con una variante così contagiosa come Omicron 5 le attività di tracciamento risultano di limitata utilità. Infine, meno dell’1% delle infezioni consegue a contatto con superfici infette. Di conseguenza, per limitare la circolazione virale nelle scuole è prioritario migliorare la qualità dell’aria per evitare di affidarsi ancora una volta alla mera accoppiata protocollo finestre aperte e alle mascherine FFP2″. 

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