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Il caldo record che uccide, nel mare e sulla terra

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La lunga estate calda del 2022 finirà nei libri di storia, e questa volta non (solo) per colpa di Covid-19. Iniziata prestissimo, in Italia l’estate è stata infatti particolarmente torrida (nonché siccitosa), tanto da riportare alla memoria il gran caldo patito nel 2003. Ma se quello che si sta verificando in Europa e nel mondo è spia di un fenomeno, quello del cambiamento climatico, ormai difficile da negare, il suo impatto è tutto da valutare.

Un aiuto per capire come sarà il mondo che abiteranno le giovani generazioni arriva da due indagini presentate di recente, quella sulla mortalità da ondate di calore nel Mediterraneoil bollettino del sistema di sorveglianza sulle ondate di calore pubblicato dal nostro ministero della Salute (riferito al periodo 16 maggio-15 luglio 2022).

La prima ricerca, pubblicata su Global Change Biology coordinata da Institut de Ciències del Mar (ICM-CSIC) di Barcellona e alla quale hanno partecipato il Cnr-Irbim in collaborazione con altri 30 gruppi di ricerca  da 11 Paesi, ha fotografato l’impatto del caldo su ben 50 diverse specie marine.

Mentre il bollettino ci dice che nella Penisola le ondate di caldo estivo hanno fatto salire nelle prime due settimane di luglio la mortalità di ben il 21%, con 733 decessi nelle 33 città italiane poste sotto la lente degli studiosi. Un fenomeno iniziato già a giugno, quando la mortalità è stata del 9% superiore a quanto si era atteso.

Andando a guardare la geografia delle città ‘attanagliate’ dal caldo, dall’1-15 luglio  l’incremento maggiore di decessi si è verificato a Latina (+72%), Bari (+56%), Viterbo (+52%), Cagliari (+51%) e Catanzaro (+48%).

Il fatto è che il termometro è iniziato a salire da aprile, mentre da maggio si sono registrate temperature superiori alla media stagionale di 3,2 gradi in tutto il Paese, con valori più elevati soprattutto nelle città del Centro. A giugno le temperature sono state superiori di +3°C.
Mentre tra fine giugno e la prima settimana di luglio, si sono registrati picchi compresi tra 37 e 40 gradi.

Anche se i dati andranno indagati ulteriormente, c’è poco da scherzare: il caldo uccide. E non solo sulla terra. Gli appassionati di immersioni hanno già potuto vedere in questi anni impressionanti cambiamenti nella flora e nella fauna delle acque del Mediterraneo.

Tra il 2015 e il 2019 una serie di ondate di calore ha colpito tutte le regioni del bacino del Mare Nostrum, provocando eventi di mortalità di massa in 50 diverse specie marine come coralli, spugne, macroalghe e anche pesci. Secondo la ricerca internazionale questi fenomeni hanno interessato migliaia di chilometri di coste mediterranee, dal Mare di Alboran sino alle coste orientali, tra la superficie e i 45 metri di profondità.

“Purtroppo – ha spiegato Ernesto Azzurro, ricercatore del Cnr-Irbim – i risultati del lavoro mostrano per la prima volta un’accelerazione degli impatti ecologici associati ai cambiamenti climatici, una minaccia senza precedenti per la salute e il funzionamento dei suoi ecosistemi. Preoccupa, inoltre, l’interazione tra il riscaldamento e la presenza di nuovi patogeni negli ambienti marini con effetti ancora poco conosciuti. Dall’eccezione alla norma, la crisi climatica sta colpendo gravemente gli ecosistemi marini di tutto il mondo e il Mediterraneo è un hotspot di particolare rilievo”.

Il fatto è che gli scienziati hanno dimostrato l’esistenza di una relazione significativa tra la durata delle ondate di caldo e l’incidenza degli eventi di mortalità. Un po’ come accade sulla terra. E rileggere i dati del bollettino in quest’ottica non lascia prevedere nulla di buono per il 2022.

“Gli eventi di mortalità di massa nel Mediterraneo sono equivalenti agli eventi di sbiancamento osservati consecutivamente anche nella Grande Barriera Corallina, suggerendo che questi episodi sono già la norma piuttosto che l’eccezione”, ha aggiunto Carlo Cerrano dell’Università Politecnica delle Marche.

Paramuricea clavata

Gli esperti parlano di un’emergenza in corso, che deve essere oggi considerata in tutte le scelte gestionali e politiche. “Le ondate di calore marine registrate tra il 2015 e il 2019 sono state eccezionali, rispetto ai dati disponibili che coprono gli ultimi 30 anni, interessando oltre il 90% della superficie del Mediterraneo e raggiungendo temperature superiori ai 26ºC”, ha detto  Joaquim Garrabou, ricercatore del Institut de Ciències del Mar (Icm-Csic) di Barcellona e coordinatore dello studio.

“Tra le più colpite – ha aggiunto – ci sono specie fondamentali per mantenere il funzionamento e la biodiversità degli ecosistemi costieri come, ad esempio, le praterie di Posidonia oceanica o il coralligeno, che rappresentano due degli habitat più emblematici del Mediterraneo”.

Può essere emozionante imbattersi in banchi di barracuda e pesci tropicali in acque nelle quali erano introvabili  fino a qualche anno fa, ma questa migrazione invisibile ci dice che molte cose stanno cambiando nel nostro mare per colpa del grande caldo. E se per ora occorrono attenti studi scientifici per rilevarli, fra poco tempo gli effetti potrebbero essere drammaticamente evidenti.

 

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