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Ok in Italia ai vaccini per le varianti Omicron, saranno troppi?

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Come ci si aspettava, la Commissione Tecnico Scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha deciso di rendere disponibile nel nostro Paese anche il vaccino bivalente Comirnaty Original/Omicron BA.4-5, approvato nei giorni scorsi dall’Agenzia europea dei medicinali. Un ‘disco verde’ rapidissimo, che si somma a quello rilasciato nei giorni scorsi ai primi prodotti bivalenti aggiornati contro Omicron 1.  

I nuovi vaccini aggiornati sono stati ‘sdoganati’ come dose booster per gli over 12, ma se i primi oltre al ceppo originale prendevano di mira la prima variante di Omicron, quest’ultimo è stato adattato contro le sottovarianti attualmente diffuse nel nostro Paese.

Tutta questa disponibilità di vaccini, insieme alla possibilità di scegliere, rischia però di rivelarsi un boomerang per la campagna vaccinale. Volendo fare un ‘richiamo’ in vista della possibile nuova ondata autunnale di Covid-19 sarà bene prenotare subito il primo ‘aggiornamento’, o attendere ancora un po’ e optare per quello adattato alle sottovarianti Omicron 4 e 5? E cosa faremo dei ‘vecchi’ vaccini, gli anti-Covid originali?

Il rischio caos è ben presente anche agli esperti. Non è un caso che, nella nota, la Cts di Aifa  ribadisca una serie di aspetti fondamentali: la popolazione a maggior rischio di sviluppare malattia grave, per la quale quindi la dose booster è raccomandata in via prioritaria, è rappresentata dai soggetti che presentano fattori di rischio e dagli over 60. Tutti gli altri soggetti possono comunque vaccinarsi con il boster su consiglio del medico o come scelta individuale. 

Quanto al ‘ventaglio’ di vaccini disponibili, secondo il parere della Cts “al momento non ci sono elementi per esprimere un giudizio preferenziale nei confronti dei diversi vaccini bivalenti disponibili (ceppo originario BA.1 e BA.4-5): tutti aumentano la protezione contro diverse varianti e aiutano a mantenere una protezione ottimale contro Covid-19″.

“Anche il vaccino bivalente BA.1, infatti, si è mostrato in grado di indurre, nei confronti della variante BA.5, una risposta anticorpale maggiore rispetto a quella del vaccino originario“. Insomma, i vaccini adattati (tutti) sono più efficaci della versione ‘base’.

E se gli esperti di Aifa sottolineano che “possono essere raccomandati in via prioritaria come richiamo per tutti i soggetti di età maggiore di 60 anni o che presentano fattori di rischio”, non aiutano a capire che ne sarà delle scorte di vaccini mirati contro il ceppo di Wuhan. Finiranno nelle donazioni ai Paesi del Sud mondo?

E se chi ha aspettato finora non si metterà in coda per l’iniezione con il ‘primo aggiornamento’, che fine faranno questi vaccini, appena approvati ma già superati da Covid-19 e dalla ricerca farmaceutica? 

La lezione della ‘suina’

La pandemia non è finita, è vero. Ma la situazione è fortunatamente molto diversa rispetto anche solo a un anno fa. E viene in mente il grande flop della campagna vaccinale contro il precedente virus pandemico: l’H1N1 (all’epoca noto come influenza suina). In quel caso i vaccini, prodotti a spron battuto, ordinati e acquistati dall’Italia, rimasero in gran parte inutilizzati. Con una coda di polemiche sullo spreco di denaro pubblico. Il caso della ‘suina’ è destinato a ripetersi?

Coterella
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