xylella
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Combattere un tenace ‘nemico’ delle piante con una modernissima tecnologia, ultra-sensibile e veloce. Ricercatori dell’Università di Bari e del Cnr, in collaborazione con la Agritest Srl, hanno realizzato un biosensore elettronico per scovare le piante infettate dalla Xylella fastidiosa, rivelando in maniera rapida (appena 30 minuti) e accurata la presenza anche solo di un singolo batterio.

Una sorta di sensibilissimo sistema di allarme, che permetterebbe risparmi nel monitoraggio e una maggiore efficacia delle azioni di contenimento di questo batterio che, negli anni scorsi, ha colpito duramente, in particolare la Puglia.

Ma di che si tratta? Originaria del continente americano, come spiega l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), la Xylella viene trasmesso da insetti vettori ed è associato a malattie gravi che interessano un’estesa varietà di piante.

Nella vite, ad esempio, provoca la malattia di Pierce, che rappresenta un grave problema per i viticoltori di Stati Uniti e America del Sud. La Xylella fastidiosa venne scoperta su olivi pugliesi, nell’Italia meridionale, a ottobre del 2013, prima segnalazione del batterio nell’Unione europea. Da allora ha ‘viaggiato’ nel Mediterraneo e la sua presenza è stata segnalata anche in Francia, Spagna e Portogallo.

Il fatto è che, al momento, non esiste una cura contro la Xylell, anche se negli anni si sono moltiplicate le ricerche per contrastarla. Ora è la volta di biosensori elettronici per scovare anche un singolo batterio di Xylella fastidiosa in tempi rapidi, prima ancora che ne siano visibili gli effetti.

Lo studio, firmato dai ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr-Ipsp) e dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie (Cnr-Ifn) del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con i Dipartimenti di Chimica, Farmacia-Scienze del Farmaco e Fisica dell’Università degli studi di Bari, e con il contributo di Agritest, è descritto su ‘Advanced Science’.

Ma come viene identificata finora la contaminazione? “La rivelazione ultrasensibile di Xylella fastidiosa si è avvalsa fino ad ora di test di rilevamento molecolare, che impiegano come target il Dna del batterio stesso – spiega Luisa Torsi, professoressa ordinaria di chimica analitica dell’Università di Bari e vice-presidente del Consiglio scientifico del Cnr, che ha coordinato la ricerc – Queste analisi, tuttavia, prevedono l’impiego di infrastrutture di laboratorio, assieme a tempi di analisi di almeno 3 ore”.

“L’innovativa piattaforma elettronica proposta dal team di ricercatori baresi consentirebbe invece la rivelazione del singolo batterio in appena 30 minuti direttamente in campo”.

“Al momento la rivelazione precoce del batterio e le misure di contenimento messe in atto sui territori regionali sembrano aver rallentato la corsa del batterio. Servono strumenti rapidi e affidabili per diagnosticare e intervenire precocemente, cercando di arrestare la malattia, per la quale finora non sono state trovate cure capaci di risanare le piante infette”, prosegue Donato,  Boscia, responsabile della sede barese dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr-Ipsp), e tra i pionieri nella lotta a Xylella fastidiosa in Puglia.

La soluzione ideata dai ricercatori italiani potrebbe essere utile anche per altri patogeni delle piante. “I biosensori basati sulla tecnologia dei transistori a singola molecola (SiMoT) hanno prospettiva concreta di poter essere impiegati per la diagnostica in campo di malattie infestanti delle piante”, afferma infatti Eleonora Macchia, ricercatrice del Dipartimento di Farmacia-Scienze del Farmaco dell’Università di Bari, vincitrice di un Erc Starting Grant (per il progetto NoOne, che punta alla realizzazione di una piattaforma per lo screening affidabile di tumori e infezioni) e fra i 40 under 40 2022 di Fortune Italia.

I ricercatori sono convinti che questo approccio tech potrebbe davvero cambiare la lotta alla Xylella. “I principali limiti dei metodi ‘classici’ di laboratorio riguardano la necessità di dover ricorrere a personale specializzato e l’impiego di strumentazioni complesse – concludono Luisa Torsi e Gaetano
Scamarcio, professore ordinario presso il Dipartimento Interateneo di Fisica dell’Università di Bari e associato della sezione Cnr-Ifn di Bari – È evidente come una piattaforma così robusta consenta una analisi accurata, veloce e ultrasensibile, rappresentando quindi uno strumento potentissimo contro la diffusione di Xylella fastidiosa”.

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