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Si conclude il Forum Health, l’appello del pharma: “Serve una cabina di regia”

Forum Health di Fortune Italia, la tempesta perfetta che minaccia il pharma

“Abbiamo raccolto l’appello di tutta la filiera del farmaco dagli innovativi agli equivalenti per una cabina di regia sotto l’ombrello della Presidenza del Consiglio, con il coinvolgimento del ministero della Salute, dell’Economia e dello Sviluppo economico. Il settore si trova in una fase delicata, è stata definita la tempesta perfetta. Ecco perché bisogna agire subito a tutela di un settore davvero strategico”. Margherita Lopes, Caposervizio di Fortune Italia Health, ha chiuso così la due giorni dedicata al mondo della salute da Fortune Italia, con la quarta edizione del Forum Health.

Due giorni in cui si sono succeduti protagonisti del pharma, della sanità, delle istituzioni. Due giorni in cui sono stati generati contenuti importanti: “Mettiamo a disposizione dei decisori politici quanto raccolto nel Forum Health, certi che l’innovazione e la salute siano cruciali per il futuro del Paese”, ha detto Lopes.

Durante l’evento, infatti, grandi protagonisti del mondo farmaceutico si sono ritrovati d’accordo in maniera spontanea e direttamente sul palco allestito nel palazzo Wedekind di piazza Colonna, a Roma, a testimoniare quanto si tratti di esigenze comuni a tutto il settore.

L’allarme: sul pharma si potrebbe scatenare una tempesta perfetta. E il nuovo governo deve intervenire sulla programmazione del settore.

Durante il Forum si è parlato di innovazione, e ne sono anche stati premiati alcuni giovani protagonisti. Si è parlato di tecnologia (con esperti come Giorgio Metta dell’IIT di Genova), delle sfide che dobbiamo affrontare (con voci come quella di Giovanni Gorgoni, presidente Euregha, o di Domenico Mantoan, direttore generale Agenas), e delle emergenze che abbiamo superato (ma che vanno ancora monitorate).

Ecco un resoconto delle tavole della seconda giornata (qui, invece, il racconto del primo giorno di lavori)

La tempesta perfetta

Nei prossimi 5 anni le industrie della farmaceutica investiranno 1400 miliardi di dollari. L’Italia sarà pronta ad attirare quegli investimenti? È partita da questa domanda, posta dalla vicepresidente di Farmindustria Lucia Aleotti, la tavola dedicata al futuro dell’industria della salute nel secondo giorno del Forum Health di Fortune Italia.

Sul futuro del pharma italiano, gli invitati sono concordi: sul settore aleggia una tempesta perfetta fatta di costi e ritardi nella regolamentazione. E al nuovo governo, come detto, chiedono una cabina di regia sotto l’ombrello della Presidenza del Consiglio, con il coinvolgimento del ministero della Salute, dell’Economia e dello Sviluppo economico.

Lucia Aleotti, Vice Presidente Farmindustria e membro del Cda di Menarini, fa un quadro a livello internazionale: “Siamo in un momento importante per il pharma perché la semina nel decennio precedente ha portato a una profonda conoscenza del meccanismo di alcune patologie. Si è arrivati alla messa a punto di farmaci più precisi e personalizzati che danno risposte a patologie irrisolte fino a qualche tempo fa. Nel 2021 ci sono stati 80 nuovi farmaci nel mondo e nei prossimi 5 anni 1400 mld di dollari di investimenti”. Ma ci sono anche delle difficoltà: “Non possiamo aumentare il costo dei farmaci, ma a nostre spalle arrivano costi di tutti gli altri settori, ma noi non possiamo scaricarli questi costi. Questo sta diventando un problema vero e parliamo di farmaci che ci tengono in salute”.

La vicepresidente di Farmindustria parla poi del Pnrr e delle scelte di investimento sulla salute. Sulle Case della salute c’è stata una mentalità “stalinista”, dice Aleotti: “La salute si fa con sistemi digitali, non si fa aggiungendo costi fissi a costi che già oggi sono alti. Dovremmo guardare come portare innovazione ai pazienti. Non come costruire muri appesantendo le strutture già pesanti del Sistema sanitario nazionale”.

“Ci aspettiamo che nuovo governo comprenda strategicità del nostro settore. Italia è sovranità anche farmaceutica”, dice Aleotti. “Se in Italia dovesse andare in crisi la filiera che non è andata in crisi neanche durante il Covid, avremo conseguenze pesanti per salute ed economia. Speriamo di avere una cabina di regia che ci convochi presto per comprendere” temi come “governance, investimenti strategici, filiera farmaceutica”.

Aleotti poi conclude raccontando un aneddoto per far capire il clima sul settore : “In pandemia abbiamo speso 700 mln di dollari per un’azienda biotech quotata al Nasdaq”, ricorda l’azionista e membro del Cda di Menarini. “Abbiamo mandato notizia alla stampa e alle istituzioni e nessuno ha scritto per congratularsi. Un paio di mesi dopo abbiamo deciso di dare notizia della creazione di uno stabilimento per solidi orali. Nessuno ha scritto per congratularsi. Il governo francese per molto meno ci ha scritto invitato e accolto. Questo per un imprenditore è significativo del clima di indifferenza ripetto a tantissimi sforzi che si fanno per privilegiare il nostro Paese e per continuare ad aavere qui testa e cuore dei nostri investimenti”.

Aleotti riassume un po’ tutti i temi sollevati dagli altri partecipanti del tavolo moderato da Margherita Lopes, Caposervizio Health di Fortune Italia. Non è un periodo facile, insomma, ma può diventare all’improvviso molto più difficile. E per affrontarlo, l’appello viene da tutti i partecipanti: serve una strategia e una programmazione per il settore.

Per Valentino Confalone, Country president Novartis Italia, il settore farmaceutico italiano è centrale per diversi motivi: “Rimaniamo e dobbiamo restare un hub produttivo fondamentale anche per le multinazionali. Lo siamo non per il vantaggio di costo, ma perché attraiamo produzioni ad alto valore aggiunto. Lo stabilimento che abbiamo (Novartis, ndr) a Torre Annunziata è centrale per noi a livello globale e produce il più importante farmaco cardiovascolare di Novartis a livello mondiale”.

Qual è l’ostacolo allora? Il costo dell’energia, innanzitutto, che colpisce anche le grandi multinazionali.

Ma Confalone lancia un allarme su un altro tema: la lentezza di alcune fasi della ricerca. “Siamo più lenti di altri in alcune fasi della ricerca. C’è una normativa europea che obbliga la centralizzazione dei comitati etici ma ci manca l’ultimo miglio, e abbiamo tempo fino a fine anno per recuperare”. Se “questa scelta non viene fatta entro la fine dell’anno non potremo attrarre nuovi studi clinici in Italia, con un rischio enorme per i pazienti italiani. Sono sciro che la soluzione si troverà”, dice Confalone, anche perché altrimenti andrebbe sprecata “l’unicità sistema italiano nel generare innovazione”.

Per Fabrizio Greco, Presidente Federchimica Assobiotec, “dobbiamo analizzare il percorso di cura del paziente, capire come una volta individuata una patologia possiamo capire il percorso del paziente. Dobbiamo vedere la salute come un qualche cosa di focalizzato sul risolvere i problemi in maniera efficiente e rapida. Per farlo non bisogna non avere paura dell’innovazione, di un mondo nuovo che ha bisogno di competenze nuove, di giovani che si formano nelle materie external”. Inoltre, c’è bisogno di “incentivare le piccole realtà” che sviluppano idee nuove. Ma “è anche necessario migliorare la collaborazione pubblico privato”.

Per Umberto Comberiati, Amministratore Delegato Teva Italia, “la cosa più importante per l’industria è fare comparto, dobbiamo far capire alla politica e ai decisori l’importanza del valore farmaco, che sia innovativo o più maturo. L’industria ha dimostrato di saper innovare, pensiamo ai vaccini. Ora la politica deve comprendere e poi programmare insieme. Dovremmo preoccuparci di come stimolare l’innovazione. Se quei 1400 mld di investimenti” dice Comberiati riferendosi alle parole di Aleotti, “diventeranno farmaci e terapie, allora dovremmo pensare a creare dei percorsi per quei farmaci verso le case degli italiani, altrimenti avremo fallito. I prodotti vengono studiati e commercializzati per avere un effetto terapeutico del paziente, e anche l’innovazione deve essere parte del sistema”.

Secondo Fabio Torriglia, Vice Presidente Egualia, sull’industria del farmaco aleggia “una tempesta perfetta dove si sono incrociati tutti i fenomeni che la stanno mettendo a dura prova il lavoro, indipendentemente dello stato sullo sviluppo del singolo farmaco: il fenomeno ha origine lontana”. Torriglia si riferisce alla “regolamentazione del prezzo dei farmaci: siamo impotenti davanti a qualunque incremento dei costi (materie prime, alluminio, acqua, energia, imballaggi, i materiali per le fiale e i macchinari) che assorbiamo con le nostre catene produttive. È un momento drammatico. L’ottimismo significa lavorare, non solo a parole, ma sedendoci a un tavolo per trovare soluzioni. Io propongo di prendere l’agenda in mano e incontrare le istituzioni per parlare”.

Le altre sfide: la gestione dell’innovazione

I temi della valutazione, sostenibilità e gestione organizzativa dell’innovazione caratterizzeranno l’agenda della politica sanitaria e guideranno il disegno dei nuovi assetti assistenziali, processi regolatori e modelli di finanziamento dell’innovazione farmaceutica idonei a garantire che l’innovazione sia correttamente valutata, inserita nell’ambito organizzativo della presa in carico del paziente e sostenibile economicamente per il SSN.

Basta che anche solo una di queste tre fasi dell’accesso non funzioni, perché l’innovazione terapeutica non arrivi al paziente. Durante il Forum Health di Fortune Italia, con la moderazione di Rosanna Sovani, Partner LS Cube, ne hanno parlato Mauro Biffoni, Direttore dipartimento Oncologia e Medicina Molecolare ISS, Mauro Marè, Professore di Scienze delle Finanze Luiss Business School ed esperto del Gruppo di Lavoro indipendente di #VITA, Marcella Marletta, Presidente A.I. Stom, Michelangelo Simonelli, Senior Government Affairs Director Gilead Sciences, Annalisa Scopinaro, Presidente UNIAMO.

Le altre sfide: l’antimicrobioticoresistenza

A lanciare i primi allarmi sull’apocalisse antimicrobica è stata l’Oms, che ha individuato nel 2050 la data da tenere a mente. Oggi l’Italia è tra i Paesi europei con la più elevata prevalenza di microrganismi multiresistenti. Dalla ricerca farmaceutica alla situazione negli ospedali, un focus del Forum Health è stato dedicato proprio ai rischi dell’antimicrobicoresistenza e alle strategie del sistema.

Ne hanno parlato Najy Alsayed, Global Therapeutic Area Head – Infectious Diseases Menarini, Roberto Cauda, direttore UOC Malattie infettive Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Francesco Saverio Mennini, Presidente SIHTA, Francesco Giuseppe De Rosa, Direttore Città della Salute e della Scienza di Torino, e Annalisa Mandorino, Segretario Generale Cittadinanzattiva.

Secondo Mandorino “il tema delle infezioni è un tema che si mantiene stabile nelle segnalazioni dei cittadini. Sono dimnuite le segnalazioni di altri ambiti come l’accesso e l’assistenza territoriali. Quello relativo alle infezioni si è mantenuto sempre stabile. All’interno di questo dato la classificazione è variata nel tempo: il tema dei comportamenti è stato meno sentito in alcuni periodi ma ultimamente è aumentato”. Servono dati di qualità, dice Mandorino, per affrontare i problemi.

Le altre sfide: l’accesso e i farmaci equivalenti

Nell’ottica di una ottimale gestione della spesa sanitaria al fine di garantire un migliore accesso alle cure per la popolazione e la sostenibilità del SSN, un ruolo chiave è ricoperto dai farmaci equivalenti che garantiscono qualità e accesso alle cure. Secondo Roberto Tobia, segretario nazionale Federfarma, sappiamo tutti che nella maggior parte dei casi “i farmaci equivalenti sono perfettamente uguali” ai brandizzati. Bisogna provare a superare il gap con i farmaci ‘brand’ nato con “nel 2001, un gap che ci vede in una posizione differente rispetto alle potenzialità del mercato. Il risultato genera un esborso economico da miliardo e mezzo speso da cittadini italiani per acquisto dei farmaci brandizzati, in un momento di difficoltà economiche sarebbe il caso che la differenza in realtà non c’è”.

Alla discussione hanno partecipato anche Giorgio Colombo, Scientific Director CEFAT, Università degli Studi di Pavia, Fiorenzo Corti, Vicesegretario nazionale FIMMG, Maria Vitale, Project manager Cittadinanzattiva, e Giordana Cortinovis, Direttore Marketing Teva Italia, convinta che la scelta del farmaco equivalente deve essere una scelta consapevole. “Il cittadino è stato poco informato, non in modo continuativo, e a volte è stato male informato. Quindi servono risposte concrete ai falsi miti e azioni concrete da parte delle aziende”.

Le altre sfide: il linguaggio e la fiducia

“La comunicazione è importante quanto gli strumenti tradizionali”, secondo Sergio Iavicoli, Direttore Generale della comunicazione Ministero della Salute, intervenuto nell’ultima tavola del Forum Health dedicata alla comunicazione, messa alla prova soprattutto durante la pandemia (e la conseguente infodemia).

Il rapporto tra scienza, pubbliche amministrazioni e media, nuovi e tradizionali, ha assunto col tempo un’importanza sempre più evidente. I media, anello di congiunzione tra scienziati, istituzioni e intere popolazioni, scontano la difficoltà di spezzare atavici tabù e la diffidenza di chi teme condizionamenti da parte della politica e del mondo industriale o la tendenza al sensazionalismo. Consolidare la fiducia nella scienza (nei ricercatori e nei medici), nelle istituzioni ma, anche, nella tecnologia è oggi più che mai fondamentale.

“In un’epoca dove la comunicazione di massa è rapidissima anche quella istituzionale si è dovuta adeguare. Credo che questo sia stato uno dei punti di forza misure per monitorare i rischi di infodemia con sinergie con player come Google e Meta anche per reindirizzare in caso di fake news verso fonti con informazioni sicure. Questa esperienza è stata un patrimonio che rimarrà”, ha detto Iavicoli.

Per Carola Salvato, Presidente AssoHealth, sappiamo tutti che la comunicazione è sempre più ibrida. Siamo un po’ transumani. Ma viviamo di attenzione diminuita, da 8 secondi siamo scesi a 2. L’attenzione che dedichiamo ai contenuti è veramente strigliata. Piacciono molto i sensazionalismi. E da questo punto di vista anche alcuni giornali non si sono comportati bene. Per questo le persone si sono sentite a disagio. E siamo tutti a rischio, anche noi che siamo molto informati”.

Secondo Ilaria Ciancaleoni, Direttore Responsabile Osservatorio Malattie Rare, “l’80% delle persone fa una ricerca su Google per questioni di salute. Nonostante questo, nei Tg lo spazio per la salute è molto piccolo. La sfida per i giornalista qual è? Far si che tutti tornino sui giornali oppure andare dove sono le persone, cioè sui social o addirittura sulle piattaforme di gaming? Ci sono modi non corretti di raggiungere le persone, non ci sono persone non recettive. Per questo non ci possiamo arroccare”.

Secondo Patrizia Prezioso di Federfarma, “la comunicazione ora è personalizzata come la medicina. Le storie ci accompagnano per tutta la nostra esistenza, quindi sono uno strumento che crea un legame e trasmette informazioni strategiche. Come Federfarma abbiamo avuto molte sperienze in questo senso, dovendo raccontare l’innovazione ai cittadini e ai farmacisti. Per questo abbiamo fatto parlare le storie del buon funzionamento della farmacia dei servizi, dall’elettrocardiogramma agli esami. Da poco ho scritto un libro chiamato Wikipene con un urologo su un tema dove non c’è prevenzione. Per questo abbiamo fatto un piccolo manuale utilizzando proprio le storie, perché l’attenzione di noi tutti è cambiata, è diminuita. E la prossima frontiera della storia è il metaverso: una storia che diventa un’esperienza immersiva”.

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