Caso ‘iPhone City’ in Cina, i rischi per l’economia più gravi quando non importiamo

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In Cina si continua ad esibire la politica ‘Zero Covid’: zero tolleranza nei confronti del virus, dopo tre anni dalla sua comparsa. Una politica disumana che sta facendo salire la rabbia dei cittadini, spesso costretti a infiniti e rigidissimi lockdown. Hanno fatto il giro del mondo sui social – nonostante la censura cinese – le immagini delle proteste di un folto gruppo di lavoratori dello stabilimento Foxconn di Zhengzhou, la cosiddetta ‘iPhone City’, il più grande assemblatore al mondo di iPhone della Apple. I lavoratovi che fuggivano per sottrarsi ad un ulteriore lockdown anti-Covid sono stati malmenati da decine di funzionari di polizia in tute di contenimento biologico. Scene apocalittiche che, oltre a mettere in evidenza la natura politica del Partito, sembrano certificare il fallimento dell’approccio duro adottato fin dall’inizio dalle autorità.

In Cina i casi di Covid continuano a salire, con oltre 31.000 contagiati nelle ultime ore. È il nuovo record di sempre. Abbiamo chiesto un parere a Michele Geraci, ex sottosegretario allo Sviluppo Economico nel 2018, economista e professore di finanza in Cina alla University of Nottingham Ningbo China e alla New York University Shanghai.

“Per definire questa politica in Cina bisogna analizzare gli ultimi tre anni nel complesso – dice a Fortune Italia – Direi che per i primi due anni, a parte la crisi iniziale, la Cina ha fatto abbastanza bene perché da aprile 2020 ad aprile 2022 si è vissuto nella totale normalità con pochissimi casi, quindi l’economia è ripartita. Negli ultimi sei mesi invece c’è stato un peggioramento della situazione, dovuta a varie cause, non tanto il fallimento della politica ‘Zero Covid’, ma più che altro ad una asimmetria tra la gestione delle varie municipalità (che sono leggermente indipendenti l’una dall’altra) e quelle che invece erano le direttive del governo centrale. La Cina è un Paese grande, dove la trasmissione delle direttive dall’alto al basso può venir gestita in maniera diversa dalle singole città, dalle singole province e questo crea delle discrepanze. Secondo me questi eccessi, queste anomalie e questi problemi sono legati ai singoli casi. Ci sono alcune situazioni molto gravi, ma che sono circoscritte in alcune città, in alcuni quartieri, poi però a livello di sistema in Cina le cose vanno avanti normalmente. A noi sembra sia una situazione generale diffusa perché vediamo solo quelli che sono i casi più estremi. Sicuramente è però una situazione difficile”.

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Michele Geraci, ex sottosegretario allo Sviluppo Economico nel 2018, economista e professore di finanza in Cina alla University of Nottingham Ningbo China e alla New York University Shanghai.

Per quanto tempo ancora potrà durare una situazione così dura?

Io penso che pian piano la situazione andrà ad allentarsi. Il momento peggiore è stato intorno ad agosto-settembre, anche perché ci si avvicinava alle scadenze politiche del Congresso del Partito. Si sono occupati più della successione dei vari membri del partito che della situazione economica in sé. Questo ha creato, come dicevo prima, una sorta di diffusa autorità delle piccole amministrazioni che hanno fatto quello che volevano, non avendo avuto direttive precise. Ora, invece, la leadership del partito è di nuovo concentrata sulla gestione dell’economia e della società, quindi per me la politica ‘Zero Covid’ verrà pian piano abbandonata.

La Banca centrale cinese (Pboc) ha deciso il taglio dello 0,25% della riserva obbligatoria delle istituzioni finanziarie, liberando così 500 miliardi di yuan (69,79 miliardi di dollari) a sostegno della liquidità dei mercati e dell’economia reale. Gli effetti sulla loro economia saranno nefasti?

Guardi, in questo 2022 il Pil sarà poco meno del +4% (nel 2021 era stato del +8,1%, ndr). Non è comunque un risultato nefasto.

E come mai? Politiche di questo tipo in Italia o in Europa avrebbero avuto conseguenze decisamente peggiori.

Noi in Italia nel 2020 abbiamo perso il 9% di Pil, perché abbiamo totalmente chiuso il Paese. Nella Repubblica cinese ci sono stati sì lockdown ferrei, ma localizzati, quindi a turno. E mentre una città rimaneva totalmente ferma, altre a loro volta proseguivano senza sosta continuando ad accelerare l’economia. L’impatto economico c’è comunque stato, ma non è stato devastante.

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Esperti e analisti hanno suggerito alla Cina di convivere con il virus. La politica Zero Covid però è indissolubilmente legata al presidente Xi Jinping. Crede che ascoltare le richieste esterne significherebbe per il presidente ammettere il suo stesso fallimento?

Anche nel caso di un accanimento alla propria visione, io credo che se il Presidente avesse voluto, sarebbe facilmente uscito dal cul-de-sac affermando che le attuali varianti sono meno pericolose e accettare un ‘rilassamento’ di questa politica.

Immagino avrà visto le immagini delle proteste di Zhengzhou. La produzione di iPhone è bloccata, ci sono problemi importanti di rifornimento e anche in Italia non arrivano. Oltre che per l’economia locale, le conseguenze sono globali, riguardano tutti.

Mi viene il paragone con le forniture di gas dalla Russia. Se uno mette ‘tutte le uova nello stesso paniere’ ci sono questi rischi di centralizzazione. Questo non è solo un problema di concentrazione della produzione geografica, che quindi ci espone a shock esterni, ma credo metta in evidenza un altro problema, altrettando fondamentale. Quando noi parliamo di commercio ci preoccupiamo sempre del deficit commerciale che ha il nostro Paese nei confronti degli altri, in questo caso della Cina. Dobbiamo però stare attenti a questo mindset perché certe volte sono più le importazioni a darci un vantaggio, rispetto alle esportazioni. Non vorrei fare un ragionamento anti sovranista, ma i rischi per l’economia sono più gravi quando non importiamo che quando non vendiamo, perché vengono a mancare le materie prime che servono a garantire il funzionamento del processo di produzione anche interno di uno Stato, e che sono difficili da rimpiazzare. La mancanza di chip, la mancanza di gas, di materie prime, degli iPhone nel caso specifico di cui stiamo parlando, hanno conseguenze anche sulla nostra economia, oltre che di quella locale o ancor di più di quella di una big come Apple.

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