Medici aggrediti, numeri in aumento e iniziative in vista

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Se le aggressioni ai medici e agli infermieri sembravano essersi ridotte con Covid-19, il moltiplicarsi negli ultimi mesi di casi di cronaca da tutta Italia avevano lasciato presagire una ripresa della violenza ai danni degli operatori sanitari. Tanto che il Governo ha istituito posti di polizia negli ospedali, a partire dalle grandi città. 

I numeri e il record di Puglia e Sicilia

Ebbene, sarebbero 85 gli atti di violenza segnalati dalle Regioni contro medici e operatori sanitari nel 2022, in crescita sul 2021 (quando erano stati 60). I dati degli eventi sentinella che il ministero della Salute raccoglie attraverso il Simes, Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità, sono stati resi noti in questi giorni.

Si tratta di una prima ricognizione, provvisoria, che però ha fornito una base all’Osservatorio nazionale sulla sicurezza per approfondire i dati e i diversi aspetti del fenomeno. In testa alla classisica delle violenze nei confronti dei ‘camici bianchi’ figurano Puglia e Sicilia, con 20 eventi ciascuna nel Sistema. Ma il fenomeno riguarda l’intero Paese. Fra gli ultimi casi, quello di Adelaide Andriani, la giovane specializzanda di Udine aggredita da un paziente che ha tentato di strangolarla.

Così da più parti si torna a chiedere “il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale per i medici”. Anzi, su questo punto ci sarebbe “convergenza” tra il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e i rappresentati delle varie categorie di professionisti della sanità che si sono riunite al ministero della Salute per
l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori.

Status di pubblico ufficiale per i medici

Così da più parti si torna a chiedere il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale per i medici. Anzi, su questo punto ci sarebbe “convergenza” tra il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e i rappresentati delle varie categorie di professionisti della sanità che si sono riunite ieri al ministero della Salute.

“Abbiamo presentato al ministro Schillaci alcune proposte – ha detto all’Adnkronos Salute Maurizio Cappiello, componente del gruppo di lavoro sulle misure di prevenzione dell’Osservatorio e responsabile nazionale Scuola di formazione sindacale dell’Anaao-Assomed – tra cui proprio il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale per i
medici, ma anche l’uso dei militari dell’Operazione Strade sicure per la vigilanza negli ospedali, e avere gli psicologi in aiuto a fare da filtro nelle situazioni critiche e delicate in pronto soccorso. Il ministro ha mostrato attenzione, ci ragionerà con il suo staff e poi
terrà una relazione in Parlamento entro il 31 marzo”.

Dal canto suo Schillaci ha sottolineato “l’importanza dell’Osservatorio per la piena applicazione della legge 113 del 2020 sulla sicurezza degli operatori. A fronte del numero crescente di episodi di violenza segnalati a danno di operatori sanitari, 60 nel 2021 e 85 nel 2022, è indispensabile mappare le strutture più a rischio, anche alla luce della collaborazione avviata con il ministero degli Interni per garantire maggiore sicurezza negli ospedali”.

L’Osservatorio ha sottoposto all’attenzione del ministro le principali problematiche su cui sono impegnati i gruppi di lavoro: raccolta dei dati per un monitoraggio puntuale del fenomeno delle aggressioni, anche attraverso una più stretta collaborazione con le regioni; campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per una maggiore consapevolezza del rapporto di fiducia con i medici e gli operatori sanitari; formazione per il personale sanitario.

Il tavolo sui pronto soccorso

A breve partirà anche il tavolo dedicato ai pronto soccorso, dove si verificano con più frequenza i casi di aggressione, per dare risposte concrete in termini di riorganizzazione, con particolare attenzione al problema del sovraffollamento di queste strutture. 

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